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BRUXELLES - Nella gestione della pandemia nell'Ue c'è stata una grave lacuna che riguarda la cooperazione territoriale e che riflette i limiti del peso e del ruolo degli Stati. È la fotografia scattata dalla ricerca Geography of Covid, realizzata nell'ambito del programma di studi Espon, specializzato in indagini sulla politica regionale europea.

Nei primi mesi del 2020, la pandemia ha colpito la vita di milioni di persone nel mondo portando governi nazionali e locali ad operare in un contesto di incertezza che ha posto nuove sfide in ambito sanitario, economico e sociale. Obiettivo della ricerca, che prende in analisi 35 casi studio, passando in rassegna 477 provvedimenti adottati nella prima fase della diffusione del coronavirus, è comprendere come e in che misura sono intervenuti i territori, in prima linea nella lotta alla pandemia.

Nonostante gli sforzi compiuti dagli enti locali e dalle associazioni che li rappresentano, la cooperazione tra i territori, specie transfrontalieri, è stata scarsa, osservano i ricercatori, sottolineando come un approccio più orizzontale e decentralizzato avrebbe consentito di dare una risposta più efficace alla pandemia.

Il livello di decentramento di un Paese, con relative competenze e capacità finanziarie attribuite a livello locale, potrebbe anche spiegare la risposta più articolata alla crisi sanitaria e socio-economica data dalle città metropolitane rispetto agli altri enti locali.

Dalla ricerca, infatti, emerge che i grandi centri urbani hanno messo in campo più iniziative per far fronte alla pandemia, spiegano i ricercatori, o perché dotate di una maggiore capacità finanziaria oppure perché questi territori sono stati i più colpiti dal Covid.

In generale, le Regioni e gli enti locali nell'Ue hanno risposto alla pandemia per lo più con misure di emergenza, pensate per il breve periodo e dirette a contrastare i primi effetti evidenti della crisi, adottando un "approccio difensivo" piuttosto che "offensivo".

In altre parole, la tendenza è stata quella di mitigare gli effetti della pandemia e delle ricadute socio-economiche, a scapito di interventi più incisivi con un orizzonte temporale post-pandemico, nonostante, osservano i ricercatori, soluzioni di breve-medio termine, rischino di non esser sostenibili.

Questa tendenza è stata più marcata, secondo quanto emerge dallo studio, nelle misure adottate a sostegno di fasce della popolazione vulnerabili, come migranti, minoranze, poveri, senza tetto. Al contrario, risposte strategiche e di lungo termine hanno riguardato attività quotidiane, come la modalità di lavoro, l'istruzione, la mobilità, la pubblica amministrazione, nonché le misure a sostegno dell'economia locale.

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