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BRUXELLES - L'Ue, che è già leader nella lotta ai cambiamenti climatici fondata su basi scientifiche, avrà lo stesso ruolo nelle nuove varietà di piante. E' quanto sostiene l'ex commissario per la salute Vytenis Andriukaitis in un testo pubblicato in esclusiva da EURACTIV.com. Ecco di seguito il documento integrale.

L'uomo ha praticato la selezione e l'incrocio delle piante fin dall'inizio della civiltà. Abbiamo sperimentato differenti specie e varietà, ottenendo in alcuni casi risultati impressionanti. Abbiamo selezionato il mais dal teosinte e le fragole dalle bacche selvatiche. Per ottenere le mutazioni desiderate e migliorare le piante, nel tempo ci siamo avvalsi sia della selezione naturale che di metodi artificiali. Oggi, con l'ingegneria dei geni, abbiamo trovato un modo più veloce per selezionare, incrociare e produrre varietà migliori. Si direbbe una storia di successo, giusto? Ahimè, una marea di sospetti e paure hanno spinto queste innovazioni fuori dall'Ue. Il lavoro fatto dai nostri scienziati ha portato benefici ad altri Paesi dove l'innovazione non è sinonimo di paura. A rendere la vicenda ancora più triste è il fatto che una regolamentazione sempre più complicata e stringente ha escluso le Pmi europee da questo settore. Le uniche aziende in grado di superare questo ostacolo e fare profitti sono le grandi multinazionali, per lo più non europee. Quindi ci troviamo di fronte a un altro bivio sull'innovazione? Probabilmente. I cambiamenti climatici e l'aumento della popolazione mondiale hanno reso la sostenibilità degli approvvigionamenti alimentari un problema fondamentale. La produzione globale di cibo è già sottoposta ad un'enorme pressione.

A preoccupare è la crescita delle rese delle colture che è quasi ferma in Europa, con il rischio di un ulteriore declino a causa dei cambiamenti climatici. Vale anche per alcuni dei principali cereali. A questo si aggiunge il degrado della qualità dei suoli, l'uso eccessivo di pesticidi, la necessità di preservare la biodiversità e gli insetti impollinatori. Quindi, possiamo davvero permetterci di rifiutare completamente le nuove tecniche di selezione e incrocio delle piante? Credo che dovremmo riconsiderare la nostra posizione. Dobbiamo urgentemente migliorare le varietà di piante per renderle più resistenti alle malattie e ad altri stress abiotici e biotici. Questo significa anche far sì che siano più tolleranti alla siccità o alle inondazioni e potenziarle dal punto di vista nutrizionale, oltre che completamente sicure.

Per fare tutto questo abbiamo bisogno di innovazione. L'Ue dovrebbe assumere un ruolo guida in questo settore. Al ritmo in cui il mondo sta cambiando non possiamo permetterci il lusso di affidarci solo alla selezione naturale. Se l'Europa non è in grado di cambiare e abbracciare l'innovazione vegetale diventerà un museo dell'agricoltura. La selezione e incrocio delle piante è un'attività essenziale per affrontare le nuove sfide e soddisfare i nuovi bisogni. Abbiamo bisogno che sia competitiva a livello internazionale e dobbiamo promuovere tecnologie e approcci innovativi e accessibili.

L'accessibilità delle innovazioni per le piccole aziende private e pubbliche è, infatti, un altro elemento essenziale. E' possibile trovare soluzioni che garantiscano un elevato livello di sicurezza e una forte protezione della biodiversità e allo stesso tempo non ci privino dell'innovazione. Va da sé che nell'Ue esistano molte idee su questo punto. Le tecniche innovative sono un esempio per sostenere uno sviluppo positivo. A essere particolarmente interessante è la possibilità di consentire l'introduzione mirata di caratteristiche utili nelle piante senza che vi siano introdotti geni estranei. Tra le tecniche più importanti e in rapida evoluzione c'è la mutagenesi mirata, nota anche come tecnica di 'gene-editing'. Questa tecnica ha un grande potenziale in un ampio numero di applicazioni nel settore agroalimentare (per esempio migliorare la resistenza alla siccità e la composizione degli acidi grassi della soia, rendere le patate resistenti alle malattie e ridurne l'imbrunimento, migliorare la crescita e l'indice di conversione dei mangimi nei pesci).

Queste tecnologie possono essere preziose anche quando applicate alla salute umana (nella terapia genica e per studi sui meccanismi delle malattie). E ci permettono di progredire molto più rapidamente - nuovi incroci possono essere sviluppati in due o tre anni invece degli oltre dieci che occorrono con le tecniche tradizionali. Il dibattito su queste innovazioni è intenso ed emotivo, e spesso basato sull'allarmismo. Di frequente le nuove tecniche di selezione varietale sono soprannominate da chi vi si oppone "nuovi Ogm" con preoccupazioni (non scientifiche!) sulla loro sicurezza, o semplicemente rifiutate nell'agricoltura europea per questioni etiche o altre ragioni. Credo che abbiamo bisogno di un dibattito serio su questo argomento, con una discussione aperta fatti alla mano.

La Corte di giustizia dell'Ue ha stabilito nel luglio del 2018 che la legislazione sull'emissione deliberata degli Ogm nell'ambiente si applica anche agli organismi ottenuti con le nuove tecniche di mutagenesi. In seguito alla sentenza della Corte, nell'ottobre dello stesso anno il Group of Chief Scientific Advisors - i consulenti scientifici che forniscono pareri indipendenti alla Commissione europea - ha pubblicato una dichiarazione. Vi si legge che le nuove conoscenze scientifiche e gli sviluppi tecnici hanno reso l'attuale legislazione sugli Ogm non più adatta agli scopi per cui è nata e che bisogna riformarla. I consulenti scientifici chiedono quindi un dibattito più inclusivo su come vogliamo che sia prodotto il cibo nella Ue. Sono d'accordo con queste conclusioni.

La comunità scientifica è stata ampiamente coinvolta nel dibattito. Molti scienziati ritengono che i prodotti ottenuti attraverso le nuove tecniche di selezione non debbano essere soggetti alla legislazione sugli Ogm, sottolineando il rischio che gli agricoltori e gli allevatori, specialmente le Pmi, possano essere esclusi dai benefici del progresso scientifico e delle varietà migliorate. È noto a tutti che negli ultimi mesi ho assunto e difeso una posizione decisa in questo dibattito. Durante un 'dialogo con i cittadini' in Italia lo scorso autunno, ho detto chiaramente che dobbiamo investire soldi, tempo e risorse nelle nuove tecnologie agricole.

L'Europa non può permettersi di restare a guardare mentre i nostri maggiori concorrenti fanno progressi! Le prove scientifiche parlano da sole. Sappiamo che queste nuove tecniche di selezione possono aiutarci ad affrontare sfide fondamentali come quella della sicurezza alimentare e le intolleranze alimentari. Il loro potenziale sembra infinito, dalle caratteristiche agronomiche migliorate alla riduzione dell'uso di pesticidi e erbicidi.

Prendiamo l'esempio del grano a basso contenuto di glutine e non transgenico - che potrebbe essere utilizzato per produrre alimenti a basso contenuto di glutine. Questo tipo di grano è stato recentemente sviluppato da ricercatori in Spagna e negli Stati Uniti proprio grazie a tecniche di "gene-editing". Un altro buon esempio sono le patate che non imbruniscono e producono meno asparagina. Si può così ridurre la formazione di acrilamide del 60-70% quando le patate sono cotte al forno, fritte o arrostite ad alte temperature. Altre scoperte potrebbero aiutarci a lottare contro le malattie delle piante come la Xylella fastidiosa, il nematode del pino ed altre.

Io sono un dottore, e per me è ovvio che la ricerca e l'innovazione possono apportare importanti benefici alla società. E la scienza deve essere al centro quando si valutano i rischi e benefici per gli esseri umani, la salute degli animali e l'ambiente. Allo stesso tempo dobbiamo avere una visione più ampia e avviare un dialogo con tutti i settori della società; dobbiamo ascoltare chi esprime timori e spesso preoccupazioni su questi sviluppi scientifici. Questo argomento è troppo importante e di interesse generale e quindi è necessario affrontare le preoccupazioni dell'opinione pubblica, in particolare quelle legate ai valori etici.

Questo dibattito durerà probabilmente per anni ed è giusto che sia cosi perché la scienza evolve e dovremmo affrontare nuove sfide. Ma non dobbiamo chiuderci. Dovremmo continuare a parlare, in piena trasparenza, evitando le opinioni di parte restando aperti alle diverse idee e preoccupazioni. Tuttavia, questo dialogo non deve avvenire sulla pelle della scienza e dell'innovazione. È anche importante essere d'accordo sul fatto che il progresso è possibile solo se si basa su una scienza trasparente. La trasparenza e l'etica nella scienza sono fondamentali ed è compito di tutti noi incoraggiarle. L'Unione europea è già leader nella lotta contro i cambiamenti climatici basata su evidenze scientifiche. Assumeremo un ruolo guida anche nell'innovazione vegetale.

 

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