Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 23:44

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BRUXELLES - "Prima delle alleanze vengono i programmi": per questo i Verdi europei sono aperti alla possibilità di "convergere" con altre forze europeiste ma sono contro un'"ammucchiata" tra movimenti diversi al solo scopo di radicalizzare lo scontro tra chi è pro e contro il progetto europeo. Questa, in sintesi, la posizione espressa da Monica Frassoni, co-presidente del partito verde europeo, dopo il voto in Svezia e con lo sguardo rivolto alle elezioni europee del maggio prossimo.

 

Per la co-presidente verde ci si trova in uno scenario politico a "geometria variabile" dove la partita su eventuali convergenze è "aperta". Ma questo non vuol dire confluire in liste "altrui". Secondo Frassoni, l'alleanza tra i liberaldemocratici di Guy Verhofstadt e il movimento En Marche di Macron va bene ma i loro leader non devono diventare "i capi di un fronte europeista che va molto ad là" delle due formazioni. "Solo una trasformazione decisa dell'economia e della società verso il green new deal potrà rispondere alle inquietudini dei cittadini europei rispetto al loro futuro - ha osservato Frassoni - e fare loro comprendere che il nemico da battere non sono i migranti e i rifugiati, ma l'ingiustizia fiscale, i bassi salari e lo sfruttamento, la mancanza di formazione ed educazione in un mondo che cambia e che non si potrà lasciare fuori da rassicuranti frontiere".

 

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