Giovedì 13 Dicembre 2018 | 02:11

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BUCAREST  - L'uscita del Regno Unito dall'Ue a marzo 2019, il vertice europeo di Sibiu a maggio, che ambisce a tracciare la strada per il futuro dell'Unione, le elezioni europee subito dopo, che potrebbero ridisegnarne il panorama politico in chiave euroscettica, ma anche tutti i dossier varati dalla commissione Juncker che ancora resteranno da completare e le discussioni sul prossimo bilancio pluriennale dell'Ue: il semestre di presidenza europea cui già si prepara la Romania, da gennaio a giugno 2019, arriverà in un momento cruciale.

 

"Noi - assicura il ministro agli Affari europei di Bucarest, Victor Negrescu - abbiamo piena consapevolezza della responsabilità che ci aspetta e siamo pronti alla sfida".

 

Bucarest debutterà alla guida del Consiglio dell'Ue dopo il turno della Bulgaria, che sta per concludere il suo semestre, e quello dell'Austria, che prenderà il testimone nella seconda metà del 2018. Un Paese euro-entusiasta, la Romania, dove l'80% della popolazione si dichiara a favore del progetto comunitario, grazie a un utilizzo dei fondi di coesione che ha saputo portare molti miglioramenti nel Paese ma anche perché la prospettiva europea è vista come l'unica possibile.

 

 

Il clima di fiducia che si respira appare come un'eccezione in un Est Europa dominato dal blocco di Visegrad, con Polonia e Ungheria in particolare arroccate su posizioni 'sovraniste' e ai ferri corti con Bruxelles sullo stato di diritto.

 

 

Anche se pure a Bucarest non mancano le recriminazioni, ad esempio per quanto riguarda l'ingresso che ancora non arriva nello spazio Schengen, nonostante - assicurano - tutti i requisiti necessari siano stati raggiunti da tempo. "Una partita - sottolinea Negrescu - in cui l'Italia ci ha sempre sostenuti".

 

A fine anno il Paese intende anche avviare il processo per entrare nell'euro, una scelta che genera un effetto straniante nell'osservatore che segue il dibattito italiano, dove invece trovano sempre più cittadinanza argomentazioni a favore di un'uscita dalla moneta unica. "Nell'euro il commercio sarebbe più efficiente - risponde il ministro, interpellato su quali vantaggi si attenda per il Paese da questo cambiamento -, l'inflazione non affliggerebbe i guadagni di persone e società e la moneta definirebbe meglio chi siamo. Inoltre, anche se qualcuno non è d'accordo, stare nell'eurozona ha aiutato i Paesi colpiti dalla crisi, pure la Grecia. Da soli si sta peggio".

 

A Bucarest sono tuttavia anche ben consapevoli delle faglie che attraversano il corpo dell'Unione in questa fase storica. La Romania, spiega Negrescu, intende interpretare il suo prossimo ruolo alla guida del Consiglio facendo da mediatore tra est e ovest, ma anche tra nord e sud. Con una stella polare, dice il ministro: "concentrarci di più sulla vicinanza ai cittadini".

 

Una ricetta che l'esponente di uno degli ormai pochi governi europei ancora a guida socialdemocratica si sente di suggerire anche ai partiti della famiglia socialista, pesantemente ridimensionati alle ultime elezioni in tutto il Vecchio Continente. "La gente ci ha sostenuto alle elezioni - argomenta - perché non abbiamo perso il nostro valore centrale: essere dove stanno le persone, dove lavorano, sul territorio".

 

L'obiettivo del semestre, in quest'ottica, sarà dunque coltivare "il dialogo" tra le capitali, favorendo i rapporti e l'instaurarsi di un clima di fiducia anche attraverso una nutrita serie di meeting che saranno organizzati in Romania, oltre ai consueti incontri a Bruxelles e in Lussemburgo. A rappresentare l'Italia ci sarà un esecutivo che prima ancora di nascere ha suscitato preoccupazioni nelle cancellerie di mezza Europa e a Bruxelles. Non a Bucarest però. "Noi - assicura Negrescu - abbiamo sempre avuto un rapporto forte con Roma e intendiamo avere relazioni ancora più strette, a prescindere di chi sarà al governo".

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