la riflessione

Il disordine globale come spada di Damocle sul nuovo mondo

Enzo Lavarra

Gli sconvolgimenti dell’inizio 2026 «erano già scritti». Sono opera dei grandi attori della politica mondiale che già da tempo competono fra loro per ridisegnare la struttura geopolitica del globo

Gli sconvolgimenti che si sono registrati dall’inizio del 2026 «erano già scritti». Sono opera dei grandi attori della politica mondiale che, con diversa intensità e stile, già da tempo competono fra loro per ridisegnare la struttura geopolitica del globo . E secondo una proiezione di dominio tripolare: Usa, Cina, Russia.

Dalla nostra latitudine, l’epicentro della scossa tellurica è il secondo mandato di Trump. Egli abbandona il suo credo «America First» per rilanciare un disegno neo imperiale. Ritraduce la dottrina Monroe del 1823, che a suo tempo fu volta a evitare nuove colonizzazioni e ingerenze della Vecchia Europa, per sottomettere alla sovranità Usa tutto l’Emisfero occidentale. Con ogni mezzo: sanzioni , dazi, fino all’intervento armato.

Ripercorrendo con un rapido cenno a periodi assai risalenti, questa propensione non è nuova nella storia americana. Dalla conquista del West e dello sterminio dei nativi all’acquisizione della Louisiana. «Comprata» nel 1803 da Napoleone (che perse con la rivoluzione di Haiti il porto fondamentale del traffico fra colonie e Francia) in un colpo solo l’America raddoppiò il suo territorio e si fece grande. Dice qualcosa della Groenlandia?

Ma l’America ovviamente è stata poi per secoli la più grande democrazia del mondo. Costituzione, New Deal, contributo decisivo alla prospettiva democratica dopo la tragedia del fascismo e del nazismo, costata alla umanità 70 milioni di morti. Perché allora questo rovesciamento da parte di Trump? Perché gli Usa sono un gigante azzoppato, con un pesante debito pubblico, con una profonda crisi industriale e occupazionale, con la contestazione sempre più aperta del dollaro come moneta di riserva e riferimento sul mercato mondiale per gli scambi su petrolio, oro, materie prime.

Cosi mentre l’intervento in Venezuela mira a nuovamente trasferire alla Big Oil la gestione dei giacimenti di petrolio più grandi del mondo (ancorché vetusti ), «l’annessione» della Groenlandia mira ad acquisire nuove risorse strategiche dello sviluppo tecnologico: l’acqua per raffreddare i server dei data center delle Big data e il dominio delle rotte commerciale dell’Artico.

Di fatto per attrezzarsi al confronto con la crescente espansione economica e commerciale della Cina . Da questa politica risultano destabilizzate tutte le sedi della regolazione internazionale e spezzata l’Alleanza euroatlantica. I Paesi europei non sono più alleati, ma allineati, compreso il nostro. Anche il regime interno assume forma extra costituzionale. Il Congresso - affermano Bernie Sanders e Jeffrey Sachs - è scavalcato dalle decisioni sulla guerra o sulla pace: il gioco più pericoloso è solo nelle mani del Comandante in capo e dei vertici dei colossi tecnologi; la stessa cosa vale con il reclutamento di milizie private come l’ICE – responsabile degli assassinii di Minneapolis (strumento armato di repressione del dissenso); o con l’ondata xenofoba e il rilancio del primatismo bianco come collante ideologico che agita la paura del diverso.

Questa è la realtà. Ed è tanto inquietante perché questa destabilizzazione lascia sostanziale mano libera a Russia e Cina: quella di gestire senza luoghi di regolazione mondiale le proprie aree di influenza (rispettivamente Ucraina - Taiwan).

Anche se almeno sul piano formale la Cina ripropone la sua volontà di essere attiva per un disegno di nuovo ordine multipolare. Ordine multipolare tanto più necessario perché la storia insegna che una competizione economica non regolata, insieme al furore nazionalista, genera guerre. Bergoglio parlò di guerra mondiale a pezzetti .

Quel che il 2026 inoltre conferma è (dopo 80 anni dal secondo conflitto mondiale) la crisi dell’Europa come attore globale. Europa avviata a una crisi senza precedenti per la perdita di competitività industriale , per il gap sulle nuove tecnologie e per l’inverno demografico . Gli studi più accreditati dicono che per reagire al declino l’Europa dei prossimi decenni ha bisogno di 150 milioni di immigrati. E che riguardo all’Italia senza ingressi regolati di qualche milione di immigrati fra 20 anni sarà nazione anziana, con una media anagrafica di 63 anni .

Di fronte a questo radicale sconvolgimento dell’ordine planetario il dibattito pubblico è centrato sulla necessità di difendere e rinnovare le sedi e i principi del diritto internazionale: l’Onu, l’Oil /Ilo-organismo internazionale di tutele sociali contro il dumping del Commercio mondiale -, etc.

È in sostanza quel che accadde dopo la Seconda guerra mondiale. E qui serve sottolineare che le istituzioni del diritto internazionale che abbiamo ereditato in questi ultimi 80 anni , prima che nelle aule del processo di Norimberga, sono nate dalla «Politica». Ovvero dalla scelta interamente politica dei leaders dei Paesi vincitori contro il nazismo all’insegna del «mai più guerre». E cosi continuò anche nel periodo della Guerra fredda fra i diversi sistemi ideologici e politici di Usa e Urss. Pur nell’oscillazione fra riarmo e negoziati per disarmo atomico bilanciato. O con la costruzione della Unione europea.

Ora il contesto è interamente diverso. Ma dobbiamo aspettare nuove guerre, le più distruttive, per dare luogo a una nuova fase di convivenza fra diversi? Per quanto paradossale per scongiurare il peggio può essere proprio l’Europa ad avere un ruolo di ponte per tale prospettiva. Perché se sul campo c’è il disegno del cosiddetto mondo tripolare che si spartisce il pianeta, la realtà restituisce la presenza di Paesi di media potenza che mal sopporterebbero quella ipoteca sul loro destino. Questa realtà si chiama «Brics».

Alleanza economica di Paesi emergenti (Brasile, India, Pakistan , Sudafrica, Indonesia etc). La metà della popolazione mondiale e il 40% del Pil globale .

Cosa impedisce alla Europa (o al suo nucleo fondatore) di aprire canali diplomatici e commerciali con questi Paesi? Gli obblighi dell’Alleanza euroatlantica? L’Alleanza euroatlantica non c’è più. L’ha chiusa Trump. E solo un sussulto di relativa autonomia dell’Europa può cambiarne il corso . Addirittura influenzando positivamente le elezioni di medio termine negli Stati Uniti.

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