la questione meridionale
Lo sviluppo necessario del sistema Mezzogiorno rinasce dal capitale umano
Per essere più incisivi, sarebbe auspicabile uno shock economico, con un sistema tax free e decontribuzione totale per almeno venti anni
Le potenzialità offerte dalla ritrovata centralità del Mediterraneo allargato, con la possibilità di diventare un grande hub energetico per l’Europa e di utilizzare la geopolitica della conoscenza per indirizzare i processi di modernizzazione dei paesi del bacino mediterraneo, dell’Africa e del Medio Oriente, rappresentano un’occasione irripetibile per il Sud Italia di diventare Mezzogiorno strategico d’Europa e colmare il divario storico con il Nord Italia. Il Rapporto Check-up Mezzogiorno di Confindustria conferma i dati di Svimez sulla crescita del Pil del Sud dell’8.5% contro 5.8% del Centro-Nord (nel periodo 2021-2024).
La minore esposizione a shock globali, il Pnrr, la Zes Unica, la nuova Sabatini, la ripresa del turismo e la tenuta delle esportazioni hanno favorito questo risultato, con segnali di un progressivo rafforzamento strutturale. Siamo all’inizio di una fase di riduzione delle distanze?
Nonostante i risultati positivi, l’ampiezza del differenziale è troppo grande per essere colmata con gli attuali ritmi di crescita: nel 2024 il Pil pro capite del Sud era ancora la metà di quello del centro-nord. Inoltre, persistono gravi problemi strutturali da affrontare: la carenza di infrastrutture, soprattutto ferroviarie, con meno del 50% della rete elettrificata e l’alta velocità al Sud solo al 12%, la densità autostradale inferiore del 25%, l’emergenza demografica (3 milioni di abitanti in meno entro il 2042), con la trappola del capitale umano, 800.000 giovani dal 2002 formati al Sud ed emigrati. Continuando, significative criticità sono il tasso di occupazione al 48,7% (Ue al 69.3% e nazionale al 66.9%), la sostenibilità di 210.000 posti di lavoro con la fine dei fondi Pnrr, il sistema bancario poco attento alle esigenze del territorio, salvo eccezioni come il credito cooperativo, la burocrazia inefficiente e la piaga della criminalità.
Cosa fare, quindi? Dai tempi delle denunce di Giustino Fortunato e Pasquale Villari su miseria, analfabetismo e carenze infrastrutturali, alle conclusioni di Guido Pescosolido sull’importanza delle rivoluzioni industriali e tecnologiche, fino agli interventi più recenti, la ricetta dello sviluppo economico, sociale e civile del Mezzogiorno presenta fattori comuni uguali nel tempo.
Tra questi, si segnalano: disponibilità di energia, accumulazione di capitale, reinvestimento nel sistema bancario e produttivo, capitale umano, demografia in espansione, commercio internazionale e integrazione regionale. Oltre questi, il punto più importante rimane la formazione della classe dirigente, una sfida decisiva per difendere la società aperta, contrastare la «democrazia del pubblico» e le tendenze alla rendita dello status quo. Il personale politico e della pubblica amministrazione deve essere consapevole del compito storico assegnatogli e all’altezza delle aspettative, acquisendo competenze e visione. L’obiettivo è creare un ecosistema favorevole allo sviluppo, trattenendo le menti più brillanti sul territorio. Politiche analoghe, sotto gli auspici e con i fondi dell’Ue, sono state attuate con successo in Spagna e Irlanda, attraverso condizioni fiscali migliori per attrarre multinazionali, tagli alla spesa pubblica e autonomia contrattuale per le aziende nei rapporti con i lavoratori.
Un capitolo a parte è rappresentato dall’incapacità delle amministrazioni regionali, per decenni, di utilizzare i fondi strutturali Ue. Anche da questo punto di vista, il confronto con i partner europei e con le altre Regioni italiane, è impietoso. La Spagna, l’Irlanda, diversi paesi del grande allargamento Ue del 2004, il Trentino Alto Adige, la Lombardia, il Veneto hanno dimostrato capacità di spesa e progettualità superiori.
I buoni risultati dell’ultimo decennio non nascondono criticità, come dimostrano le difficoltà di spesa del Pnrr. Allo stesso modo, l’approccio agli investimenti infrastrutturali dovrebbe segnare un’inversione di tendenza, con la classe dirigente meridionale compatta per creare un pregiudizio positivo.
Il premio Nobel Daron Acemoglu propone l’inclusività economica dell’economia di mercato come motore e prodotto dell’inclusività politica, con un’elevata partecipazione e soddisfazione dei cittadini, verificata nei principali indici internazionali delle libertà economiche e delle performance democratiche. Il riferimento alla cultura, con il richiamo alla civicness, è funzionale alla formazione del buon cittadino, alla Schudson, attore informato e consapevole, agente economico dinamico che partecipa al sistema, ma anche sentinella del buon funzionamento del sistema politico. L’attività della classe dirigente è posta sotto controllo, per rispondere delle proprie azioni.
Anche la riforma sull'autonomia differenziata, approvata con la Legge Calderoli nel 2024 può trasformarsi in una grande opportunità per il Mezzogiorno, se interpretata in un’ottica di competitività. Il rischio di penalizzare i servizi in sanità, scuola e infrastrutture nel Meridione, per la possibilità della Regioni più ricche di trattenere maggiori risorse fiscali, può essere compensato dalla maggiore dinamicità economica. Alla disuguaglianza del gettito fiscale, si contrappone la disuguaglianza dell’esenzione fiscale e un’economia aperta, capace di innalzare la base imponibile in breve tempo e garantire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), gli standard minimi per servizi. Per essere più incisivi, sarebbe auspicabile uno shock economico, con un sistema tax free e decontribuzione totale per almeno venti anni.
Le risorse del mancato gettito sono recuperabili con deroghe alla normativa europea, da negoziare con Bruxelles, emissione di bond europei e la cessazione di ogni altra forma di aiuti e finanziamenti. Nella stessa traiettoria, il piano Sud Produttivo Unimpresa 2026-2035 propone dieci anni di credito d’imposta automatico al 40%, la riduzione dell’Ires del 50% per 5 anni e la decontribuzione per nuove assunzioni.