la riflessione
La bellezza dei monaci (più un cane) in cammino per la pace
Non ricordo, guardando indietro, un inizio di anno peggiore di questo. Fino a quando, navigando in questa maionese impazzita, non accade di incontrare questa storia
Non ricordo, guardando indietro, un inizio di anno peggiore di questo. Tutto appare - è - buio, doloroso, scoraggiante e senza speranza: come se il mondo non rispondesse più a nulla di ciò che abbiamo fino ad oggi conosciuto. Come se non ci fossero più regole da rispettare, ma solo quella del peggiore da far valere.
Fino a quando, navigando in questa maionese impazzita, non accade di incontrare questa storia. Diciannove monaci buddisti vietnamiti con un cane. In marcia per la pace. Tremila e settecento chilometri, attraversando gli USA a piedi. Le loro tuniche arancioni, i piedi scalzi e fasciati. Uno dietro l’altro, le mani sul legno che aiuta la marcia: il cane trotterella vicino, mantenendo il loro passo. Si fermano solo per mangiare o riposare in luoghi di fortuna: qualcuno li ospita, qualcuno li sfama.
Se ne occupano i giornali, i siti online ne propagano le immagini in un tam tam che inonda i media. Nessuna raccolta fondi, nessuna pubblicità, nessuno sponsor. Marciano con passo deciso, come se avessero un appuntamento. In realtà ce l’hanno: vogliono arrivare a Washington tra qualche settimana. E chiedere la pace. La pace.
Quando li vedono arrivare lungo le strade con fiori di campo tra le mani, che donano in segno di gentilezza, c’è gente che si inginocchia e prega. Chi offre qualcosa da mangiare o da bere. Chi accarezza il cane. Chi li saluta. Chi li osserva e basta. Chi si commuove e piange.
Ora: io non so se davvero la Bellezza sia in grado di salvare il mondo dall’inferno in cui sta precipitando. Però so riconoscere la Bellezza. L’ho vista qualche volta negli occhi dei bambini, nella loro purezza. L’ho incontrata nello sguardo fedele di un cane. In un dipinto che raccontava più di colori e disegni. Nella maestosità di un paesaggio.
Ebbene quei monaci, i fiori donati, il loro cane, il loro passo veloce, i loro sorrisi e le loro preghiere. La gente che si ferma e si emoziona. Il loro modo, disarmato e pure potentissimo, di chiedere la pace.
Se la Bellezza del Creato, la Bellezza che ancora risiede negli uomini di buona volontà, non è in quei diciannove uomini più un cane, in marcia per ognuno di noi, per le nostre speranze, per la pace di tutti: mi domando dove altro mai possa essere.