il pensiero
Quella parola «obbedire» e la libertà mediata dalla fede nei valori
Il credente che abbraccia una spiritualità fondata sull’amore universale è chiamato a decidere non solo per sé, ma anche per gli altri, sulla base di un bene più grande
Ha fatto nelle settimane scorse il giro dei media un passaggio dell’omelia di monsignor Giuseppe Laterza, nunzio apostolico in Repubblica Centrafricana e Ciad, pronunciata nella cattedrale di Conversano, vicino Bari, in cui affermava: «Maria è la donna veramente più libera del mondo, dovremmo dirlo a qualche femminista, perché ha saputo obbedire».
Perché questa affermazione ha suscitato tanto dibattito? Perché, nel percorso di sensibilizzazione sulla promozione della donna e nella lotta contro la violenza di genere, il principio della libertà e dell’autodeterminazione femminile è centrale. E, in questo ambito, la cultura sociale storicamente impregnata di religione ha talvolta prodotto dogmi e moralismi che, in alcuni casi, hanno limitato le possibilità di scelta delle donne invece di sostenerle. In alcune realtà, questo atteggiamento stantio non è ancora del tutto superato.
Esiste però una possibile interpretazione del messaggio evangelico che risulta plausibile anche dal punto di vista etico e psicologico. Secondo la fede cristiana, esisterebbe un progetto – un disegno divino e spirituale – su ogni persona. In virtù di questo bene superiore, ciascuno può scoprirlo e realizzarlo a condizione di orientarsi verso il bene.
Il credente che abbraccia una spiritualità fondata sull’amore universale è chiamato a decidere non solo per sé, ma anche per gli altri, sulla base di un bene più grande. Non si tratta di un bene utilitaristico, né di edonismo o di ricerca del vantaggio personale e del piacere fine a sé stesso. È piuttosto una ricerca del bene e di una forma di piacere che rispettano l’armonia propria e altrui.
In un’ottica di comunità diffusa, le scelte hanno sempre un duplice risvolto, personale e collettivo, e producono un impatto sul bene comune. Per amore del fratello e della sorella, la libertà individuale si apre a una responsabilità più ampia.
È in questa prospettiva che si può rileggere l’affermazione del monsignore: la capacità di aderire a un progetto di amore universale, scegliendo il bene proprio e quello altrui, significa orientare l’autodeterminazione – femminile o maschile – al servizio di un bene superiore.
In altri termini, la persona, donna o uomo che sia, resta libera di scegliere sulla base di valori di fede o valori umani che vanno oltre gli istinti e le pulsioni. Attraverso l’autogoverno, diventa capace di orientarsi non solo a ciò che fa stare bene, ma anche a ciò che fa bene.
In questo cammino si realizza una forma di crescita ed evoluzione continua, che fa emergere e sviluppare le potenzialità positive dell’essere persona, sul piano umano e spirituale.