il pensiero

Dalla famiglia del bosco alla rivoluzione Giustizia, ecco la Meloni migliore

bruno vespa

Alcuni osservatori giudicano la conferenza stampa di ieri la migliore delle quattro di fine/inizio anno fatte finora

Tra settanta giorni (22/23 marzo) si voterà per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati: termine riduttivo perché già adesso di fatto le funzioni del pubblico ministero sono permanentemente separate da quelle del magistrato giudicante. La vera novità è il sorteggio dei componenti - laici e togati -che faranno parte dei due distinti consigli superiori della magistratura e l’Alta Corte di giustizia anch’essa composta da membri sorteggiati.

È questo che teme l’associazione nazionale magistrati (verrebbe fortemente ridimensionato il potere delle correnti) che con una decisione sorprendente sta pubblicizzando il No al referendum chiedendo agli elettori se sono favorevoli a sottoporre la magistratura al potere politico: cosa esistente nella quasi totalità dei paesi occidentali, ma assente in Italia e mai ventilata nemmeno da questo governo. Perciò l’aspetto politicamente più rilevante della conferenza stampa di ieri, è stato quello in cui il presidente del consiglio accusa l’associazione nazionale magistrati di attribuire al governo cose false che non aiutano i cittadini e sostiene che i cartelloni come quelli esposti nelle stazioni che sollecitano di votare no alla sottomissione dei giudici al potere politico delegittimano la magistratura stessa.

«Se chi ha nel suo Dna la ricerca della verità scrive una menzogna per difendere la sua campagna, questo lo delegittima». Ma il punto più delicato e popolare è quello in cui Meloni accusa una parte dei magistrati di vanificare il lavoro del governo e dello stesso Parlamento nella lotta alla criminalità: recenti fatti di cronaca dimostrano che soprattutto nel campo dell’immigrazione molte mancate espulsioni non hanno aiutato la sicurezza pubblica. La sicurezza – tema sul quale anche la sinistra si dimostra finalmente sensibile – sarà certamente uno dei banchi di prova dell’anno e mezzo che ci separa dalle elezioni (non ci sarà un voto anticipato e Meloni non vuole andare al Quirinale). Come lo sarà la sanità, tema sul quale sorprendentemente non le è stata rivolta una sola delle quaranta domande. Altra sfida, il piano Casa per studenti e famiglie con basso reddito. Meloni è stata molto abile e protettiva nei confronti dei suoi alleati di governo: ha distinto sulla Russia le posizioni di Salvini da quelle di Vannacci e soprattutto ha valorizzato il ruolo svolto da Tajani in Forza Italia: alcuni osservatori vi hanno visto una difesa dal «commissariamento» ventilato dalla famiglia Berlusconi.

Come sempre, si è dimostrata molto ferrata in politica estera. Mai un favore a Putin, ma l’Europa (e non solo Macron) deve parlarci. D’accordo con Trump, ma gli dice quando non lo è. E soprattutto ha rivendicato la difesa della Groenlandia e il rispetto del diritto internazionale in Venezuela. Sul piano identitario, molto popolare la scelta di campo a favore della «Famiglia nel bosco»: a loro togliamo i figli e non lo facciamo con i rom che li mandano a rubare? Alcuni osservatori giudicano la conferenza stampa di ieri la migliore delle quattro di fine/inizio anno fatte finora. E forse hanno ragione.

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