L'analisi
Il triangolo no: se la diatriba Decaro-Emiliano-Vendola spiega la crisi del parlamentare
Non solo il compito di fare le leggi è quasi monopolio del governo. Il Parlamento sembra aver perso anche il ruolo di autorevole tribuna
«Il triangolo no, non l’avevo considerato». Antonio Decaro, ex-sindaco di Bari e candidato presidente della Regione in pectore, ripete da giorni questo refrain. Vuole evitare che alle prossime regionali si presentino, come semplici consiglieri, due presidenti emeriti: l’uscente, Michele Emiliano e il suo predecessore Nichi Vendola. Dice di voler scrivere la storia della Puglia che verrà a partire da un foglio bianco. Ricorda che, in politica, tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile. Il ragionamento sottostante è semplice: se mi si dà la possibilità di lavorare libero da ingombranti tutele, sono a disposizione. In caso contrario, preferisco restare in Europa. La vicenda, al di là delle implicazioni interne al Pd e alla coalizione di sinistra, presenta alcuni aspetti che vale la pena approfondire.
Emiliano e Vendola sono personaggi politici di calibro nazionale. Potrebbero attendere la fine della legislatura per proporsi per il Parlamento nazionale. Stante l’attuale legge elettorale, nessuno dei due incontrerebbe problemi. Anche se la legge dovesse cambiare, la loro elezione la si può considerare presumibilmente scontata. Il punto è che oggi un semplice parlamentare non conta più niente. Se non ha un incarico di governo o delle forti implicazioni di potere in un ambito locale, il suo ruolo è poco più che formale. Le scelte che contano, insomma, si compiono a livello europeo o a livello regionale. Mentre alla Camera e al Senato si va a premere il fatidico bottone.
Questa patologia si è già presentata nella storia della Repubblica. Richiama la vicenda di Salvatore Lauricella, leader storico del socialismo siciliano e nazionale, ideatore e promotore del primo governo di centro-sinistra in Italia. Fu ministro della Ricerca scientifica e dei Lavori pubblici. E nel 1976, addirittura, tra i candidati alla segreteria del PSI. Divenne poi il vice di Bettino Craxi e, due anni dopo, Presidente del partito. Nonostante questo cursus honorum, nel 1981 si dimise da parlamentare nazionale per farsi eleggere deputato regionale in Sicilia. Era lì che avrebbe potuto veramente contare. Il passaggio alla cosiddetta «Seconda Repubblica» corresse questa distorsione del sistema rappresentativo. Il Parlamento, almeno per una fase, tornò a essere l’arena nella quale si svolgevano dibattiti fondamentali per le sorti della Repubblica. Per questo, era quello il luogo di selezione delle leadership.
Oggi ci risiamo. Non solo il compito di fare le leggi è quasi monopolio del governo. Il Parlamento sembra aver perso anche il ruolo di autorevole tribuna. E sempre più spesso offre di sé un’immagine stanca e rassegnata. L’eventuale scelta di Emiliano e Vendola di puntare sulla competizione regionale, rispetto al precedente degli anni Ottanta dello scorso secolo, sarebbe preventiva. Ma non per questo è meno significativa. Mette a nudo la crisi del Parlamento e la necessità d’intervenire affinché uno snodo significativo del nostro sistema rappresentativo non smarrisca definitivamente ogni senso, portando persino quelli che hanno con la politica un rapporto professionale a preferire altri lidi. Il problema non si risolve con appelli moralistici. Servirebbe una revisione istituzionale dei carichi di responsabilità e dei livelli di decisione. La stiamo attendendo, inutilmente, da cinquant’anni.
C’è un versante della vicenda che riguarda, però, più specificamente la Puglia. L’impressione che essa trasmette è quella di una partita che viene giocata da una parte sola del campo. È come se il candidato del centrosinistra, sicuro del risultato e conscio degli effettivi rapporti di potere, abbia più timore dei suoi competitori interni che degli avversari ufficiali. Anche questa è una situazione patologica. In questo caso, però, non possiamo invocare la revisione delle istituzioni. Bisogna augurarsi, piuttosto, che il centrodestra, a cui non mancano uomini con ruoli politici rilevanti, trovi il modo di mettere in campo una proposta che induca i suoi competitori ad accorgersi della sua presenza.