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Da iscritto al Pd spero che ora diventi socialdemocratico

Da iscritto al Pd spero che ora diventi socialdemocratico

È vero che la storia non si ripete. La prima volta è tragedia, la seconda è farsa (da Mussolini alla Meloni). Ma meglio non riprovarci. E quindi reagiamo e non ci rassegniamo al trio Berlusconi, Salvini e Meloni

20 Settembre 2022

Enzo Augusto

La confessione è uno dei pilastri della religione cattolica ed anche un grande esercizio di pulizia spirituale. Voglio togliermi anch’io il peso dallo stomaco e quindi mi confesso.

Sono iscritto al Pd. Lo sono per abitudine e nostalgia. Gli stessi motivi per cui continuo a girarmi a guardare le belle donne (non è mia, ma di Lee Durkee).

Negli anni la tessera al Pci/Pds/Ds/Pd me la faceva Mimì Ranieri. Talché io affermavo, a buona ragione, di essere iscritto non al partito ma al mitico Mimì.

Non svolgo attività politica nel partito, così come non la svolge nessuno, tranne qualche decina di dirigenti, buona parte dei quali farebbe bene a occuparsi di attività più consone alle loro attitudini.

Ho confessato perché essere iscritto, o anche votare Pd, o solo pensare di votarlo è considerato da alcuni ex compagni il male assoluto. Onestamente non capisco quali alternative offrano. Detto del Pd tutto il male possibile, bisogna riconoscere che, nell’attuale quadro politico, non c’è molto di meglio. Si tratta dell’unico partito che sia un partito – e non è poco - e che, nel bene e nel male (e anche più nel male che nel bene), rappresenta un riferimento di valori e ideali condivisi di democrazia e progresso che vengono da lontano (anche se sbiaditi), e ha uno zoccolo duro di elettori (intorno al 20/22%) fatto di persone perbene, che in quei valori credono e che non mi parrebbe sensato perdere o disperdere. Certo oggi il Pd non è un granché e anche a me, per la verità, non piace molto. Ma cerco di farmelo piacere ragionando con la testa e non con la pancia. Certo è un partito che va modificato, cambiato, ricostituito, rifondato, ma per farlo bisogna esserci e crederci. Extra ecclesiam nulla salus (diceva Togliatti, riferendosi, ovviamente a ben altra ecclesia) ma solo mugugno social e critica onanistica. Si dice che un po’ di opposizione non farebbe male. C’è del vero. Ma intanto «il potere logora chi non ce l’ha» (Andreotti docet) e il Pd è già abbastanza logorato di suo. E poi, l’opposizione rischia di essere lunga. L’ultima (e l’unica) volta in cui fascisti sono andati al potere, ci sono rimasti vent’anni. E per cacciarli ci sono voluti due anni di sanguinosa guerra civile.

È vero che la storia non si ripete. La prima volta è tragedia, la seconda è farsa (da Mussolini alla Meloni). Ma meglio non riprovarci. E quindi reagiamo e non ci rassegniamo al trio Berlusconi, Salvini e Meloni.

Sveglia quindi e mettiamocela tutta con orgoglio, se non con entusiasmo. Ci sarà, e ci dovrà essere, dopo, tempo per organizzarci. Bisogna provare a rendere il Pd, o come si chiamasse o si chiamerà, finalmente un partito socialdemocratico e/o laburista (milita già comunque nel Pse per merito di Renzi). In cui ci sia posto per varie anime, come nel Labour da Blair a Corbyn. Come nel Partito Democratico Usa da Biden a Sanders. Un luogo di confronto e di sintesi che si riappropri delle praterie a sinistra abbandonate alle scorrerie di Lega e Cinque Stelle. Che non sia costretto a farsi necessariamente carico di tutto (il famoso «I care» veltroniano) ma si faccia carico, soprattutto, dei diritti dei lavoratori e della eguaglianza sociale.

Ma per farlo bisogna avere la coscienza a posto di aver fatto il proprio dovere fino in fondo.

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