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In Puglia e Basilicata

Il punto

La politica si candida a essere l'arte del ripiego

I ballottaggi per pugliesi e lucani: si torna al voto in undici città

A sole alto sul nuovo secolo, le democrazie rischiano in effetti di transitare dalle età e dai mondi in cui fiorivano slanci ideali e progressivi, a quelli in cui ci si accartoccia sulla contemplazione del passato

14 Settembre 2022

Gino Dato

Non cedere al rischio di trascorrere dal regno delle utopie a quello delle nostalgie. La lezione viene dall’ultima regina. Nonostante si muovesse a cavallo di due secoli, nonostante il suo regno si incastonasse in quella che il papa ha definito la terza guerra mondiale globale, Elisabetta con la mano ferma a tenere le briglie ha risparmiato ai suoi sudditi la percezione, sgradevole ma comune alla gente comune nei giorni tumultuosi che viviamo, di veder sterilizzato il tempo, di arrestarci di fronte a un futuro non creativo, bensì catastrofista - risarcitorio e riparativo.

A sole alto sul nuovo secolo, le democrazie rischiano in effetti di transitare dalle età e dai mondi in cui fiorivano slanci ideali e progressivi, a quelli in cui ci si accartoccia sulla contemplazione del passato. La politica stessa, invece che la scienza del benessere, si candida ad essere l’arte del rimedio e del ripiego.

Ed è sempre il reale che offre la materia delle sperimentazioni. Pensiamo alla bizzarra – e tragica? – cornice in cui si svolge la competizione elettorale. Nella gara vorremmo premiare con un mandato a governare le classi dirigenti lungimiranti e illuminate, capaci di disegnare programmi e progetti, ma in realtà le vediamo accapigliarsi per gestire e tappare le falle di un presente incontenibile, costellato di nubi minacciose e soverchiante.

Vorremmo valutare le capacità di nuovi leader sulle idee innovative per sconfiggere la triplice crisi: sociale sanitaria ambientale; ma non c’è tempo e tregua all’incalzare degli eventi e per sperimentare uomini di coraggio su questioni cogenti come è quella per esempio delle risorse energetiche o quella delle sperequazioni sociali.

E potremmo moltiplicare gli esempi che ci additano come i nostri futuri appaiono percorsi obbligati di risarcimento del passato, disegni pietrificati nei quali, se non la catastrofe sempre incombente e in azione, è contemplata la difesa dalla stessa dopo che è avvenuta, quando si contende alla sorte la restituzione timorosa di quel che abbiamo edificato nel passato.

Anche gli uomini più coraggiosi si accorgono che, piuttosto che chiamare in campo le virtù e il coraggio, siamo costretti a difenderci dalla sorte, sempre varia e cangiante.

Giocano a sfavore alcune variabili, le principali delle quali sono l’andamento demografico e il mutamento ambientale.

Se guardiamo solo all’Italia, la previsione della vita media toccherà gli 86 anni per gli uomini e i 90 per le donne. Ma nel contempo il fine secolo indica una caduta della popolazione intorno ai 37 milioni. Quali garanzie di previsioni e di freschezza ideativa potrà offrire una popolazione siffatta? Quando vengono meno le componenti più giovani? Gioca poi l’ambiente. A nulla vale il teatro della natura, né sono monito le parole durissime di giovani come Greta Thunberg, l’ambientalista svedese, in numerosi convegni, non ultimo quello centrato su “Clima: il tempo cambia, è tempo di cambiare”.

“Noi siamo scesi in piazza non per farci i selfie, ma perché vogliamo che voi agiate. Lo facciamo per reimpossessarci dei nostri sogni e delle nostre speranze… Ci avete ingannato”, è il suo commento, “facendoci credere che avremmo avuto un futuro” e chiedendo a gran voce una alleanza von gli scienziati per lanciare un piano Marshall per l’ambiente.

Le magnifiche sorti e progressive sono poco alla volta cadute in disgrazia mentre tramontava il bel sol dell’avvenire. I giovani ci accusano di aver loro rubato il futuro.

Sembra costitutivo e irreversibile l’invecchiamento della civiltà occidentale, che appare in declino e non sa più ripensare i suoi valori. O trarre dalle grandi disgrazie e distruzioni la forza per uno slancio verso un futuro di crescita, di alleanze e condivisioni, di progetti.

Una sfida.

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