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La censura a Peppa Pig, terreno di coltura del germe omofobo

La censura a Peppa Pig, terreno di coltura del germe omofobo

Censurare la visione di un cartone animato in cui c’è una coppia omosessuale significa semplicemente impedire ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai bambini, di conoscere la realtà

13 Settembre 2022

Nicola Laforgia

La proposta del responsabile cultura di Fratelli d’Italia di censurare Peppa Pig sulla Rai non è argomento da minimizzare, magari buono solo per la satira. Credo che sia invece la prova provata di come si costruisce e si diffonda il male dell’omofobia. E dovrebbero riflettere tutti coloro i quali pensano che non c’è differenza tra destra e sinistra.

Provo a spiegarmi, e parto da una premessa che non può essere oggetto di discussione, essendo una verità inconfutabile. Le coppie omosessuali e omogenitoriali sono una realtà. Oggi e ora, come lo sono state in tanti luoghi e in tante epoche del passato. Così come sono una realtà le famiglie composte da singoli, da coppie dello stesso sesso, senza atti sessuali che tanto interessano agli sbirciatori delle camere da letto altrui, che, da sempre, crescono figli. E li crescono con capacità, amore e difficoltà, esattamente come le coppie eterosessuali. Non voglio essere autoreferenziale, ma l’esperienza di trent’anni di lavoro come pediatra mi ha offerto migliaia di esempi, e, soprattutto, vi è un enorme messe di studi che hanno approfondito questi temi, su cui non credo sia utile dilungarsi. Giusto per sintetizzare, i figli educati da coppie variamente assortite non hanno alcuna differenza di esiti, psicologici, di attitudini sessuali, di performance varie, da quelli della coppia composta da un uomo e una donna etero. Verrebbe da parafrasare Tolstoi per affermare che tutti i figli sono alla fine felici o infelici a modo loro, per motivi che hanno a che vedere con ben altro che l’assetto cromosomico dei genitori.

Detto questo torno al tema dell’omofobia, che è l’innegabile ispirazione ideologica della proposta di censura di Fratelli d’Italia.

Censurare la visione di un cartone animato in cui c’è una coppia omosessuale significa semplicemente impedire ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai bambini, di conoscere la realtà, significa, quindi, etichettare le coppie omosessuali come qualcosa di irreale, quindi di innaturale, quindi di osceno, nella ancora discussa accezione di “fuori scena”, fuori, appunto, dalla realtà.

Non è questa convinzione, che si vuole imporre con la censura, il terreno di coltura per la violenza omofoba? Assolutamente si, perché non credo ci sia bisogno di spiegare l’inevitabile reazione di fronte a qualcosa che è irreale, innaturale, che non può che farci paura, per cui la neghiamo, la allontaniamo, e magari la odiamo e combattiamo, e con ogni mezzo.

Non scherziamo sui cartoni animati e non banalizziamo il tentativo di imporre nel servizio pubblico una censura anacronistica e divisiva. L’informazione pubblica non può essere quella che ignora, o addirittura cancella, per affermare la propria ideologia, la realtà. L’informazione pubblica è diffusione delle conoscenze, della cultura. L’omofobia è un male da prevenire e da combattere proprio a partire dall’educazione dei nostri bambini, delle nuove generazioni. Ed è anche compito di noi pediatri, nel contatto quotidiano con le diverse realtà, promuovere la crescita e la realizzazione di ogni bambino, combattendo ogni discriminazione per situazioni familiari, etnie o condizioni sociali. Educare a conoscere la realtà e non manipolarla per diffondere odio.

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