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In Puglia e Basilicata

Il cordoglio

Dalle lacrime per Lilibet alla politica italiana: un mondo al contrario

Dalle lacrime per Lilibet alla politica italiana: un mondo al contrario

E la guerra? Pure sta mostrando un mondo capovolto. Putin, ex numero uno dei servizi segreti più comunisti in assoluto, è - diciamo così - meno contestato a destra che a sinistra,

10 Settembre 2022

Roberto Calpista

C’è un mondo che va al contrario di come dovrebbe. La riflessione si fa certezza in questi giorni, a vedere quelli con la «evve» moscia, la sinistra dal mignolo alzato, strapparsi le vesti dal dolore, a volte sincero, per la morte di Elizabeth II, la 96enne sovrana del Regno Unito simbolo planetario di quel che resta della monarchia. Al contrario dei rozzi machi populisti e sovranisti, canotta, peli selvatici sotto le ascelle e sudore. Loro che avrebbero ragioni, oltre che umane, anche politiche per «unirsi al lutto», si limitano al rito delle «sentite condoglianze».

È da un po’ che non si comprende bene. Tutto e il contrario di tutto. Perfino la meteorologia tradisce certezze acquisite. Doveva essere l’estate bollente preludio di un inferno climatico per cui l’umanità sarebbe stata decimata a breve dalla sete. E invece si scopre a sorpresa che per esempio gli invasi di Puglia e Basilicata sono pieni dopo le piogge di agosto.

E la guerra? Pure sta mostrando un mondo capovolto. Putin, ex numero uno dei servizi segreti più comunisti in assoluto, è - diciamo così - meno contestato a destra che a sinistra, almeno in quel centrosinistra moderato che ora flirta senza freni con Nato e Stati Uniti.

Lontani i tempi delle piazze tanto estreme da unirsi al grido di né Urss né Usa. Ora c’è chi sta con i rimasugli dell’Unione sovietica e chi con gli Usa, e sembrano quelli sbagliati da una parte e dall’altra.

Se la questione la si applica alla politica, non solo ma soprattutto quella italiana, tutto è ancora più confuso. Il dato che balza agli occhi è il definitivo divorzio tra Pd e operai. I dem piacciono invece soprattutto ai professionisti della buona e benestante borghesia e a seguire, agli imprenditori e ai pensionati, ovvero un partito presidiato dai ceti dirigenti.

Dove sono finiti i lavoratori? Bisogna andare a suonare al citofono di Matteo Salvini e, ancora di più, a quello di Giorgia Meloni. Se poi uniamo l’esercito di casalinghe, meglio fare una puntata ad Arcore.

Lontani quindi anche i tempi in cui da dietro le bandiere rosse si urlava contro i padroni fascisti e a difesa degli oppressi. Riposte le bandiere nei salotti buoni, tocca al centrodestra tra le tute blu godere del doppio dei consensi di tutte le sinistre sommate tra di loro, un termine di paragone, che ribalta totalmente lo schema novecentesco, con un consolidamento che sta creando una base sociale pressoché stabile.

Del resto, dopo le elezioni del 4 marzo 2018 la segreteria della Cgil promosse un sondaggio tra i propri iscritti da cui risultò che più del 30% aveva votato per il M5S e il 18% per la Lega. E non c’era ancora il «volo» dei Fratelli d’Italia.

Ma è la sinistra che ha tradito la classe operaia oppure è il contrario? Partendo dal presupposto che rosso o nero ormai sembrano resistere solo su inazzeccati manifesti elettorali, i confini tra destra e sinistra o non esistono più o non sono più in grado di evitare la contaminazione delle idee con quelle del populismo. Con la sensazione che la destra è capace di fare sintesi e catturare l’attenzione anche di chi «non ci crede più», mentre il Pd resta schiacciato sull’immagine di macchina politica del Palazzo, roba da élite lontana dal mondo reale di chi è privo di amici santi e generosi, precludendosi di conseguenza la relazione con le «piazze».

Quelle piazze che nel 2022 guardano al lutto britannico con curiosità più che con dolore e che magari condividono le parole di Alessandro Gassman che ha sollevato un polverone twittando: «È morta una anziana signora che mi stava simpatica. Ha fatto una vita bellissima e piena di responsabilità, vivendo in castelli e spostandosi a volte in carrozza. Mi dispiace per la sua morte, come mi dispiace per la morte di chiunque».

C’è un’Italia al contrario. Quella più chic, apparentemente distante, politicamente progressista che ricorda, con commozione, forse di circostanza, «la regina che dopo il pic nic lavava i piatti». C’è il paese che fatica a tirare avanti, neo conservatore, convinto «che tutto sommato Lilibet aveva 96 anni e ha vissuto da, appunto, regina».

Confusione? Basta pensare ai molti elettori che nel 2018 avevano votato i Cinque stelle perché «erano di destra» e il prossimo 25 settembre probabilmente voteranno Giorgia Meloni perché «ci eravamo sbagliati».

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