Martedì 27 Settembre 2022 | 01:35

In Puglia e Basilicata

ELEZIONI POLITICHE 2022

Centrodestra

43,79%

Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

26,13%

Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


Impegno Civico Luigi Di Maio – Centro Democratico


+Europa

Terzo Polo

7,79%

Azione – Italia Viva – Calenda

M5S

15,43%

Movimento 5 Stelle

Centrodestra

44,02%

Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

25,99%

Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


Impegno Civico Luigi Di Maio – Centro Democratico


+Europa

Terzo Polo

7,74%

Azione – Italia Viva – Calenda

M5S

15,55%

Movimento 5 Stelle

 

IL COMMENTO

Pochi giorni al voto, sulla sanità è silenzio totale

Pochi giorni al voto, sulla sanità è silenzio totale

La politica e il nodo della salute

Un «vuoto» nella campagna elettorale: sarebbe interessante sapere cosa pensano i partiti sui criteri della ripartizione dei denari finalizzati alla salute

09 Settembre 2022

Michele Partipilo

A una manciata di giorni dal voto, la campagna elettorale – meglio sarebbe chiamarla la lagna elettorale – non si discosta dal logoro canovaccio tessuto per tutta l’estate. Il gas che non c’è, le imprese grandi e piccole sull’orlo del baratro, i rapporti con la Russia ovvero le simpatie con Putin. In teoria la campagna elettorale dovrebbe servire a far conoscere prima di tutto intenzioni, idee, strategie e solo in coda i candidati che, se eletti, dovrebbero poi realizzare quegli impegni. Invece si assiste solo a una incessante propaganda incentrata sul singolo leader. L’inizio era stato all’insegna delle solite irrealizzabili promesse, ma di fronte al rischio di essere sbugiardati e delegittimati dalla Rete, c’è stato un dietrofront. Benissimo. Il problema è che sul tavolo del confronto sono rimasti solo gas e Russia. Pure lo psicodramma immigrati, cavallo di battaglia del centrodestra e di Salvini in particolare, è scivolato in una sorta di limbo. Fra blocchi navali annunciati e rimpatri agognati, non si è ancora capito quale potrà essere la politica sui migranti.

Ma sotto silenzio è finita pure la scuola, da decenni ignorata da tutte le maggioranze di governo, salvo trasformarla in laboratorio di riforme demenziali e in terra promessa per assunzioni di massa. Allo stesso modo si tace sulla sanità.
I due anni di pandemia hanno mostrato in maniera drammatica errori, negligenze e incesti politici del passato. I fondi tagliati alla sanità pubblica e il crescente ruolo attribuito a quella privata hanno reso fragile il sistema sanitario nazionale. Nella tragica primavera del 2020, Covid imperante, tutti ammisero che non si poteva continuare sulla stessa strada, cosa che invece stiamo facendo. Non ci sono medici a sufficienza, non ci sono infermieri, non ci sono tecnici in grado di far funzionare macchinari costosissimi, molte strutture sono fatiscenti e i Pronto soccorso sono diventati l’imbuto di un’assistenza fondata sulla burocrazia. Tutto questo mentre il bisogno di salute degli italiani è in forte crescita e andrà sempre più aumentando.
Siamo infatti tra le popolazioni più vecchie d’Europa, il che comporta un surplus di cure e assistenza; ci sono gli effetti del cosiddetto «long Covid» cioè gli strascichi, spesso non secondari, che la pandemia ha lasciato dietro di sé; c’è un tenore di vita elevato cui non può non corrispondere un adeguato livello di assistenza sanitaria su tutto il territorio nazionale. Non ultima, c’è una tassazione predatoria che si giustificherebbe solo a fronte della qualità dei servizi offerti.

Nessuno dice che cosa vorrebbe fare dopo il 25 settembre. La campagna elettorale, per quel poco che ha detto sulla sanità, l’ha detto contro il ministro Speranza, il cui operato scopriamo ora essere criticato da tutti, anche da quei medici-candidati che fino a ieri andavano in tv per sostenere la bontà delle scelte del ministero della Salute. Ora, Speranza è un politico giovane, si è trovato ad affrontare una crisi sanitaria come mai si era verificata prima e che ha messo in ginocchio anche Paesi solitamente più preparati del nostro, a cominciare dalla Germania. La Storia dirà in qualche modo se lui e i governi di cui ha fatto parte avrebbero potuto fare di più e meglio nelle condizioni date.

Con gli occhi ancora umidi di lacrime di fronte ai lutti della pandemia non si può non dire però degli sforzi che sono stati fatti, delle correzioni apportate a scelte infelici e clientelari. Non si può negare che ci siano stati errori, però non hanno avuto i costi – per esempio – dei banchi a rotelle, sul cui destino sarebbe interessante avere qualche ragguaglio. In verità i guai di Speranza hanno un’unica origine: il fronte del no. Cioè le poche voci dissenzienti, amplificate dai media, che hanno contestato il lockdown, le mascherine, i vaccini obbligatori e infine il green pass: scelte fatte prima dal governo Conte II e poi dal governo Draghi, parafulmine però sempre lui, l’emaciato ministro potentino, che forse anche per l’origine meridionale paga un prezzo al mercato delle ipocrisie.

Ciò detto resta il dato di fatto che non sappiamo nulla della sanità che verrà. Mentre sappiamo che l’autunno potrebbe riaccendere la spirale dei contagi a causa delle indomabili varianti del Covid. È vero che buona parte della politica sanitaria è gestita direttamente dalle Regioni, scelta che si rivela folle nel caso delle emergenze e che alimenta una sanità creativa: oggi c’è chi «importa» medici da altri Paesi, chi richiama in servizio i pensionati, chi accelera il percorso dei laureandi, chi invoca nuovi ospedali che saranno pronti fra 15 anni. Una Babele. Però il governo centrale ha nelle mani una leva essenziale: stabilisce e distribuisce i fondi per la sanità, fissando anche le condizioni. Allora, per esempio, sarebbe interessante sapere cosa pensano i partiti sui criteri della ripartizione dei denari, che fino a ora hanno sempre garantito a chi ha sempre avuto che avesse ancora di più. Potrebbe bastare solo questo per cambiare un po’ la lagna elettorale.

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