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Lo scenario

Quando è il maschio la vittima dell'amore deluso

Quando è il maschio la vittima dell'amore deluso

Il suicidio per amore incombe con altre chiazze di tenebra sul territorio impervio dei rapporti interpersonali. Pervade storie private, ma anche pubbliche

07 Settembre 2022

Enzo Verrengia

A Taurisano la deriva estrema degli amori malati è una svolta a U rispetto al femminicidio: la resa autodistruttiva del maschio. La Polizia salva un quarantaduenne che rivolge contro se stesso la violenza della reazione a un sentimento esaurito.

Forse, nell’intenzione di tagliarsi le vene si potrebbe ravvisare una raffigurazione metaforica in carne e sangue del legame reciso.

Il suicidio per amore incombe con altre chiazze di tenebra sul territorio impervio dei rapporti interpersonali. Pervade storie private, ma anche pubbliche. È trascorso da qualche giorno il settantesimo di quello di Cesare Pavese. «Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi» scrisse sul bigliettino trovato fra le pagine dei Dialoghi con Leucò, poggiato sul comodino accanto al letto in cui giaceva spento.

D’altro canto in Il mestiere di vivere aveva già sentenziato: «Non manca mai a nessuno una buona ragione per uccidersi», precorrendo il suo fato.

Diciassette anni dopo, si vollero accostare quelle parole al messaggio finale di Luigi Tenco, suicidatosi nella sua camera dell’Hotel Savoy, a Sanremo: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi». E Mike Bongiorno che assimila il gesto ad una retorica edulcorata: «…una nota di mestizia per il triste evento che ha colpito un valoroso rappresentante del mondo della canzone».

Dalida, cui con ogni probabilità si era immolato Tenco, nutrirà dentro un rimorso il cui esito sarà analogo, quando nel 1987 si toglierà la vita lasciando scritto: «La vita mi è insopportabile. Perdonatemi».

Michel Foucault non lascia dubbi in proposito: «L’amore deluso nel suo eccesso, e soprattutto l’amore ingannato dalla fatalità della morte, non ha altro esito che il suicidio». Quest’ultimo, nella sua sorte, giunse nella forma vicaria dell’AIDS.

Se si dovessero cercare conferme nella letteratura e nell’arte, l’elenco sarebbe sterminato. Figure emblematiche sono quelle di Heathcliff, in Cime tempestose, ossessionato dal fantasma della perduta Catherine, Werther, segnato dall’amore impossibile per Charlotte, che ricambia il suo amore ma non può lasciare il marito, Albert, Jacopo Ortis, che trova anche nel mancato rapporto con Teresa, ormai convolata a nozze, una ragione in più per rinunciare all’esistenza. Un posto speciale in questa galleria di romantici senza freni lo merita Jay Gatsby, preso nella spirale di un amore impossibile, quello per Daisy.

Dalle pagine dei libri a chi sta dall’altra parte e le scrive. «Morire è un’arte, come ogni altra cosa. Io lo faccio in modo eccezionale. Io lo faccio che sembra come un inferno. Io lo faccio che sembra reale. Ammetterete che ho la vocazione». Sono versi di Lady Lazarus, una poesia di Sylvia Plath, pubblicata postuma nel 1965, due anni dopo che si era suicidata.

Una fine che sembra riecheggiare quella di Virginia Woolf, anche lei non redenta dall’espressione artistica. Eppure il desiderio di morte sembra attecchire maggiormente fra gli uomini. Due ricercatori americani Jonathan Scourfield e Rhiannon Evans, hanno pubblicato un saggio sull’American Journal of Men’s Health, in cui effettuano un confronto tra numerosi studi sul tema, con particolare riferimento alle cause del suicidio dopo la fine di una relazione sentimentale.

Al primo posto ci sarebbe la percezione del fallimento della figura maschile con tutti i principali attributi connessi: la forza e l’autosufficienza. Rimasto solo, l’uomo abbandonato prova vergogna a chiedere aiuto ad amici e parenti, così preferisce farla finita. Poi interviene un altro elemento di crisi. Nel caso di coppie sposate, la perdita di stabilità associata al matrimonio, più in generale la sensazione di non avere più una rotta segnata.

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