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In Puglia e Basilicata

L'ANALISI

Bene il turismo in Puglia, ma perché duri no alle improvvisazioni

Bene il turismo in Puglia, ma perché duri no alle improvvisazioni

Il mare splendido del Salento

Occorre una programmazione più equilibrata, fra propaganda e realtà, che le renda omogenee sì che il visitatore non si senta tradito

18 Agosto 2022

Bianca Tragni

Puglia e turismo: un binomio vincente, in questa torrida estate in cui, statistiche alla mano, le sue spiagge battono le più blasonate rive romagnole, e i cui monumenti battono le più famose città d’arte della Toscana. Siamo belli e siamo bravi? Belli sì, bravi forse no. Riflettendo sulle statistiche fornite da Unioncamaere e opportunamente illustrate da Alessandra Colucci («Gazzetta del Mezzogiorno» del 2 agosto scorso) si comprende che servizi e infrastrutture che dovrebbero accogliere i turisti fanno ancora acqua da molte parti.

Mettiamo la ricettività, ricomprendente alberghi e B&B (questi ultimi proliferati in maniera abnorme non sempre nel pieno rispetto della normativa di settore, con una foga arraffatrice che non fa onore al settore): solo il 12% delle imprese turistiche pugliesi riguarda gli alloggi, con una media di soli 4 addetti per ciascuno. Cosa che spesso si riduce a una sola unità e magari stagionale, giovanile, precaria per ogni azienda turistica. Al di là dell’ingiustizia del lavoro precario che porta con sé sfruttamento, stress e bassi salari, come può essere servito bene un turista che non trova personale sufficiente e sufficientemente preparato, lì dove va ad alloggiare? E le lamentele poi serpeggiano…
Lo stesso dicasi per la ristorazione: si vedono pizzerie e ristoranti stracolmi di turisti serviti da un solo cameriere sempre in affanno, povero lui! E i trasporti pubblici? Ancora è un’impresa attraversare la Puglia non longitudinalmente, ma trasversalmente, da un mare all’altro, dallo Jonio all’Adriatico. E di queste cose i turisti, pur entusiasti della nostra terra e imboniti da una ricettività «fattincasa», alla fine della vacanza si lamentano. Quindi tornano a casa non col sorriso ma col mugugno.

In Portogallo, si insegna all’«Esthè», la più antica e prestigiosa Università Internazionale del Turismo di Lisbona, che è importante non solo accogliere col sorriso il turista, ma soprattutto cogliere il sorriso del turista quando va via. È il segno della customer satisfaction che garantisce anche la continuità della presenza del turista nelle stagioni e negli anni successivi. Così si costruisce un turismo stabile, professionale e continuativo. Altrimenti tutto si brucia in poche stagioni «matte e disperate».
Vedi che cosa è successo (e ancora succede) con la folle movida di Gallipoli, dove si è arrivati ad alloggiare fino a 20 ragazzi in una sola stanza, compresi i balconi! E l’aggressività aumenta, le risse e i conflitti esplodono come mine vagnti. Per forza: quando si pensi che ci sono, per ogni albergo degno di questo nome, ben 7 alloggi extra-alberghieri (affittacamere, appartamenti, locazioni brevi). Come dire turismo «fattincasa», autentico forse, ma di sicura scarsa qualità. Che non promette nulla di buono, alla lunga.

Ma dov’è la causa di queste disfunzioni del sistema turistico pugliese? in un altro numero, dato sempre dalla «Gazzetta»: 75 milioni di euro investiti in pianificazione e altri 250 in promozione; cioè si spende tre volte in più per propagandare ciò per cui si spende tre volte in meno! Una sproporzione enorme.
Propagandare la bellezza della nostra regione è certamente cosa buona e giusta, e sarebbe stato difficile fare meglio negli ultimi 10 anni. Ma se alla promozione non si unisce la sistematica qualificazione dei servizi, delle professionalità, dell’accoglienza, la modernizzazione delle infrastrutture, si rischia di vendere fumo e di danneggiare la pur meravigliosa offerta pugliese, accorciandone il successo nel tempo. Dunque occorre una programmazione più equilibrata, fra propaganda e realtà, che le renda omogenee sì che il turista non si senta tradito, scoprendo che dal dire al fare… la Puglia sta in alto mare.

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