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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Il «Mammoccione» di Santa Cesarea Terme? Un monumento allo spreco

Santa Cesarea Terme

Santa Cesarea Terme

Il «nuovo» centro termale mai ultimato e vandalizzato negli anni, svetta a 120 metri sul livello del mare in tutta la sua bruttezza

12 Agosto 2022

Paolo Pagliaro, consigliere regionale e capogruppo La Puglia Domani

È un monumento allo spreco e all’inconcludenza del profondo Sud. Il «Mammoccione» di Santa Cesarea Terme, «nuovo» centro termale mai ultimato e vandalizzato negli anni, svetta a 120 metri sul livello del mare in tutta la sua bruttezza. Una mega opera incompiuta, testimone del salto di qualità negato ad una delle località più straordinarie del Salento. Dal rilancio delle terme e dallo sviluppo nel settore benessere si sarebbe potuto costruire un patrimonio enorme, ma così non è stato.
Edificato su tre livelli per una superficie complessiva di 20mila metri coperti, il «Mammoccione» non è mai stato ultimato, ed è rimasto in balia delle intemperie, della salsedine e dell’incuria, mandando in fumo il fiume di denaro investito a partire dalla posa della prima pietra nel 1987. Trent’anni dopo si era deciso finalmente di completare l’opera con lo stanziamento dei fondi necessari da parte di Comune, Regione e Ministero, ma un nuovo stop è arrivato dalla magistratura per una presunta truffa ai danni dello Stato. E di nuovo tutto si è fermato, impantanato nelle sabbie mobili della burocrazia.

Da sempre, prima come imprenditore e poi come politico, ho scommesso sull’enorme potenziale di Santa Cesarea, e mi batto per richiamare tutti i soggetti in campo alle loro responsabilità e per sollecitare azioni concrete, a cominciare da un piano di gestione serio e mirato delle Terme, capace di mettere a frutto lo straordinario patrimonio di bellezza paesaggistica e il tesoro delle acque sulfuree, che se venisse condiviso con tutte le località della zona – sul modello Ischia – potrebbe garantire un vero salto di qualità del turismo salentino. La valorizzazione delle Terme di Santa Cesarea può diventare il punto di partenza di un nuovo marketing territoriale, più maturo e strutturato. Dunque bisognerebbe rendere fruibili le acque termali a tutte le strutture turistiche dei Comuni dell’hinterland e farle diventare bene comune intorno al quale costruire i pacchetti turistici. Ovviamente intorno ai progetti che andrebbero concertati per favorire lo sviluppo c’è anche il nodo dei trasporti.

Raggiungere Santa Cesarea è veramente problematico, una volta arrivati a Maglie diventa una vera e propria odissea e bisogna districarsi su una vera mulattiera che diventa non solo difficile da percorrere ma anche un biglietto da visita deprimente. A questo aggiungiamo che si viaggia su una rete ferroviaria del tutto inadeguata che va ancora a gasolio e in più che dall’Aeroporto del Salento mancano i collegamenti diretti. Inoltre Santa Cesarea ha bisogno di una circonvallazione per evitare di dover attraversare il centro con le automobili. Dunque serve una pianificazione totale degli investimenti che ruotino intorno alle Terme ma che valorizzino e tutelino le bellezze dell’intero territorio.

Questa è stata sempre una delle mie battaglie più importanti.

Se scendiamo nello specifico il polo termale in questione è uno dei tre presenti in Puglia insieme a quelli di Margherita di Savoia e di Torre Canne ma ha una particolarità che lo rende unico perché è composto da ben quattro grotte naturali che sono Gattulla, Fetida, Sulfurea e Solfatara dalle quali sgorgano acque clorurate, solfuree e iodiche, che servono per la cura delle malattie della pelle, dell’apparato respiratorio, dell’apparato urinario e dell’apparato locomotore.

Mentre, seppur importanti, a Margherita di Savoia si usano le acque madri che arrivano direttamente dalle Saline ed a Torre Canne quelle sulfuree che fuoriescono da una decina di sorgenti. Evidenziamo queste caratteristiche non per sminuire gli altri poli ma per far capire l’importanza della Terme di Santa Cesarea. Al momento è una Ferrari che non corre perché ha pneumatici da Fiat 500.

Abbiamo proceduto con diverse audizioni, abbiamo ascoltato le diverse parti in causa. C’è da definire la questione della cessione del pacchetto di maggioranza della proprietà del complesso, che appartiene alla Regione Puglia. Attendiamo ancora il bando.

È un guazzabuglio dal quale non si riesce ad uscire più e la gestione di questo gioiello rimane ancora abbastanza allegra.
La nostra battaglia continuerà fino a quando il polo termale del Salento non sarà valorizzato.

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