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La riflessione

Perché i voli non volano

Perché i voli non volano

La tempesta perfetta del personale mancante

07 Agosto 2022

Angela Stefania Bergantino

La tempesta perfetta. La metafora non piacerà agli scaramantici, ma quello che sta accadendo nel trasporto aereo internazionale, cioè cancellazioni di voli e disagi estremi per i passeggeri, è il materializzarsi di una tempesta perfetta, che nessuno ha saputo prevedere.

La pandemia COVID-19 ha devastato le compagnie aeree. Nel 2020 i ricavi del settore sono stati pari a 328 miliardi di dollari, circa il 40% di quelli del 2019. In termini nominali, era la stessa cifra del 2000, cioè qualche era geologica fa rispetto ai modelli di business del settore del trasporto aereo che si sono sviluppati in questi ultimi vent’anni. Basti pensare al ruolo acquisito dalle compagnie low cost o alle nuove modalità di acquisto digitale dei biglietti.

Nell’infierire della pandemia, tutte le principali società di consulenza avevano fatto previsioni molto pessimistiche sulle possibilità di ripresa. Per McKinsey il settore aereo era destinato a ridursi per un considerevole numero di anni: «Secondo le nostre previsioni, il traffico non tornerà ai livelli del 2019 prima del 2024». Nel 2020 e 2021, questi scenari pessimistici hanno portato le compagnie aeree internazionali e le società che gestiscono gli scali, che si stavano indebitando pericolosamente, a licenziare molte migliaia di unità di personale addetto ad una serie di delicate mansioni tecniche.

Ma quando, dalla primavera di quest’anno, il traffico aereo internazionale è ripreso su livelli imprevisti, non è stato semplice recuperare livelli di organici adeguati per far fronte alla fiammata della domanda di voli aerei. Si pensi ad esempio al personale addetto ai controlli di sicurezza, oppure quello del cosiddetto handling, cioè tutta la catena legata alla gestione degli aeromobili, dei passeggeri e dei bagagli. È personale che deve essere attentamente vagliato e adeguatamente formato, senza bruciare i tempi (e questo spiega ad esempio il numero straordinario di valige che stanno andando perse). Molti scali e molte compagnie aeree si sono ritrovate sottodimensionate rispetto alla richiesta del mercato. In Italia il fenomeno ha avuto dimensioni molto più contenute, perché durante la pandemia sono scattati gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, sostegni vari) che hanno consentito di licenziare meno personale, che è stato semplicemente rimesso in servizio una volta passata la bufera.

Un discorso ulteriore riguarda i controllori di volo, che in molti Paesi del Nord Europa sono dipendenti di società private i cui organici sono stati in parte ridotti. Ciò ha comportato disagi ancora più considerevoli, anche perché si tratta di figure professionali che richiedono un aggiornamento continuo anche perché le piattaforme operative sono in continua trasformazione: se per un paio d’anni queste figure rimangono inoccupate, devono essere praticamente formate da zero.

Ci sono poi cambiamenti più strutturali che hanno riflessi pesanti sulla situazione delle compagnie aree. In effetti c’è una categoria di viaggi che fatica di più a riprendersi, quella dei viaggiatori d’affari, che occupano i posti in business e quelli che prenotano posti in classe economica poco prima di partire, a prezzo elevato. Sono costoro i clienti migliori per le compagnie aeree, quelli che assicurano i margini più elevati.

La grande ripresa del 2022 è dominata invece dai viaggiatori «per piacere» (leisure), che comperano biglietti a prezzo minore e contribuiscono, sì, a coprire una parte dei costi fissi ma il loro contributo finanziario complessivo in termini marginali netti è trascurabile, se non negativo, la maggior parte dei profitti di un volo a lungo raggio è generata da un piccolo gruppo di passeggeri ad alto rendimento, spesso in viaggio per affari.

Complici i nuovi strumenti di comunicazione e l’abitudine a incontrarsi da remoto, non è detto che l’attitudine agli spostamenti aerei di questa fascia di viaggiatori raggiungerà di nuovo i livelli pre-covid.

Probabilmente, qualcosa dovrà cambiare nel sistema mondiale del trasporto aereo, qualcosa che la tempesta ora in atto impedisce di scorgere.

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