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LA RIFLESSIONE

Olena Zelenska, potenza femminile di fronte al male

Olena Zelenska, potenza femminile di fronte al male

Olena Zelenska col marito Premier dell'Ucraina

La first lady dell'Ucraina, obiettivo numero due della Russia: «Quando vedi i loro crimini, forse sono davvero capaci di tutto… ».

19 Giugno 2022

Gino Dato

«Quando vedi i loro crimini, forse sono davvero capaci di tutto…». Olena Zelenska sa di essere l’obiettivo numero due della Russia, ma non le manda a dire. Salda nel suo ruolo, esprime tutta la sua potenza di donna, e non il potere di first lady ucraina, attraverso le parole: «Ho la sensazione di trovarmi in una realtà parallela». Interpretando quasi la condizione del mondo: come viviamo e palpitiamo i tormentosi e lunghi albori del nuovo secolo.

Uno sforzo enorme, quello compiuto da Olena Zelenska nel suo discorso per il decimo anniversario dell’Aspen Institute Central Europe: «Molte persone in questi quasi quattro mesi di aggressione russa mi hanno detto che per loro è difficile anche solo leggere le notizie sull’Ucraina. Li capisco molto bene. È difficile per qualsiasi persona normale e dotata di empatia scoprire ogni giorno come un missile sia entrato in casa di qualcuno, proprio in una stanza e abbia ucciso una famiglia. È difficile guardare le foto di città danneggiate, buchi al posto delle finestre, persone negli ospedali ferite dalle mine».
Vogliamo dirla in maniera più semplice? Molti di noi, posti di fronte a una sorta di indecifrabilità delle persone e degli eventi, nell’indifferenza per valori e scelte etiche, dopo essersi più volte interrogati per darsi una risposta, hanno definitivamente rinunciato all’idea di capire il mondo, di connetterne i fili e di ordirne un disegno. Quanto continua ad avvenire tra Russia e Ucraina e nel contesto diplomatico mondiale, infatti, ci pone dinanzi a giri di boa epocali. In primo luogo, il ritorno a una condizione bellica quasi belluina, che aveva contrassegnato tutto il Novecento, con diverse intensità, ma che le ultime generazioni non avevano conosciuto, essendone in qualche modo immuni e inconsapevoli.

In secondo luogo, la certezza di quella banalità del male che sapevamo essere tessuto crudo delle nostre coscienze ma pensavamo di aver ripudiato per sempre. In terzo luogo, la frantumazione della civiltà urbana, perché questa era emersa dal crollo dei grandi imperi, dalla fine della narrazione delle ideologie, per animare la nostra vita di tutte quelle bellezze e servizi e piaceri che ci fanno amare il campanile e la nostra città. Le rappresaglie e la strategia bellica dei russi è stata deliberatamente volta a distruggere, oltre che le vite, tutto ciò che oggi possiamo chiamare i beni sociali e relazionali.
Sono i beni che noi collochiamo nella sfera dei bisogni immateriali, per collegarci e stare con gli altri e che quindi non sono meno importanti di altri beni come quelli materiali. Sono i bisogni indispensabili di sopravvivere senza dei quali appunto cade il buio.

In quarto luogo, la demolizione di tutto quanto noi riconduciamo al mirabile equilibrio tra ragione ed emozione, a quel razionalismo che riflette sulla nostra condizione di uomini che palpitano, sentono ma superano lo stadio della pura aggressività per accedere al governo delle buone maniere. Avanza un pensiero che rinuncia a capire il mondo ma nel far questo abbandona soprattutto uno dei capisaldi della società civile occidentale: il rispetto della tolleranza.

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