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In Puglia e Basilicata

Il punto

Alla ricerca del sogno per un Sud più equo si parta da lavoro e sanità

infortuni sul lavoro

I fondi europei sono l'ultimo treno per il «riscatto» invocato da tutti. In effetti, il «sogno» del direttore del quotidiano meridionale è il richiamo ad una visione concreta e lungimirante

13 Giugno 2022

Onofrio Introna

«Senza un sogno non ci sarà riscatto per il Sud»: facendo appello «ad una comunità non solo di interessi» e invocando «una nuova stagione di tenace speranza e di consapevolezza culturale». Il direttore Iarussi ha nobilitato e impresso nuova forza a quell'unità di intenti di tutti i protagonisti del Sud, che in pochi testardi meridionalisti di lotta e di governo andiamo invocando sulle pagine della Gazzetta, impegnata da sempre a difesa delle ragioni del Meridione. Unione di intenti per non perdere l'occasione del PNNR o non disperderla in misure parziali, incapaci di sollevare il Mezzogiorno.

I fondi europei sono l'ultimo treno per il «riscatto» invocato da tutti. In effetti, il «sogno» del direttore del quotidiano meridionale è il richiamo ad una visione concreta e lungimirante, che ci consenta di giocare quest'ultima carta rimasta per colmare i ritardi con il Nord e raggiungere i livelli europei che spettano all'Italia meridionale.

Sogno o visione, una spinta positiva è quanto mai benvenuto per alleggerire la malinconia di un presente sempre più grigio e problematico.

I nodi prioritari sui quali intervenire sono la sanità pubblica e il lavoro. Le due materie si intrecciano addirittura nel blocco provvisorio delle assunzioni, annunciato dalla Regione Puglia. L'assessore Palese ha rassicurato che si tratta di uno stop di pochi giorni, per riportare uniformità di attuazione in tutte le Asl ed ha confermato il progetto di assumere migliaia tra infermieri, operatori socio sanitari e delle professioni sanitarie.

Altro problema costantemente all'attenzione dell'opinione pubblica è proprio quello occupazionale. Girando per le città non è difficile notare che bar, ristoranti e negozi chiedono manodopera, ma nessuno si presenta. La stessa preoccupazione è forte per l'agricoltura, di questi tempi. La stampa indica due «sospetti»: il salario minimo e il reddito di cittadinanza, ma non sa se addossare il fenomeno all'uno o all'altro. Se il reddito di cittadinanza è un imputato facile, ritengo che il fallimento della misura non sia responsabilità esclusiva dei soggetti percettori, quanto soprattutto dello Stato, che ha previsto un'organizzazione per l'avviamento al lavoro ma non è stato in grado di metterla su. Il meccanismo si è inceppato o probabilmente non è mai partito, anche per l'abbattersi su tutti della tragedia del Covid.

Senza prospettive non si cresce e in questo contesto difficile gli incentivi non stimolano l'imprenditoria ad assumere. Ma se non si crea nuova e aggiuntiva occupazione difficilmente il sistema del reddito di cittadinanza può funzionare. Sembra, infatti, che più che rifiutare posti di lavoro, non vengano offerti. Chi doveva farlo - Centri per l'impiego, Stato, Regioni, Comuni - non lo ha fatto. A quanti lavoratori sono state avanzate proposte di lavoro? Sarebbe interessante ed aiuterebbe tutti, legislatori inclusi, analizzare la situazione occupazionale nel nostro Paese, poter leggere un report su offerte di lavoro, lavoratori occupati, proposte rifiutate, redditi di cittadinanza sospesi o ritirati. Cos'ha prodotto questo farraginoso meccanismo?

L'inoccupazione giovanile si aggiunge al saldo negativo di cervelli. Le università pugliesi sono piene di ragazzi stranieri Erasmus si riconoscono ad occhio. Ma una volta finito il periodo, quegli studenti tornano nei loro Paesi, non restano certamente in Puglia, al contrario dei nostri, che all'estero trovano impieghi qualificati. Così diventano più europei, ma vengono meno al futuro di questa regione, che non potrà fare affidamento sulle loro capacità per crescere.

Il quadro generale preoccupa, perciò, con l'occupazione al palo, i cervelli migliori in fuga e la sanità pugliese inceppata dalla complessità di un comparto delicato, in cui programmare la tenuta economica è quasi impossibile. Ora ci si mette anche il vaiolo delle scimmie (teniamo la guardia alta ma senza creare allarmismi). Tuttavia, la Regione deve preoccuparsi di far funzionare al meglio il sistema sanitario, per dare risposte ai cittadini ed anche perché dove la sanità non funziona si perde attrattiva dal punto di vista turistico. Se il turista straniero o extraregionale non riceve in Puglia una risposta efficace ai contrattempi legati alla salute, non dimentica l'esperienza negativa. Al contrario, un'assistenza di livello valorizza l'immagine della nostra regione, già attrattiva e paesaggisticamente perfetta.

Incidere sull'occupazione e sulla sanità: è un appello alla classe politica regionale, l'ennesimo richiamo ad aprire gli occhi sulla realtà, ad assumere responsabilità, pur nella complessiva dei problemi, anzi proprio per quella.

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