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IL COMMENTO

Mobilità elettrica, molto dipende dalla classe dirigente

Mobilità elettrica, molto dipende dalla classe dirigente

Il caos del clima

In ogni caso, che si tratti di 2035, 2040 o 2050, la strada per bloccare il cambiamento climatico è segnata

10 Giugno 2022

Angela Stefania Bergantino

È difficile pensare che la decisione della UE di vietare la vendita di automezzi a combustione interna dal 2035 sia definitiva. Con ogni probabilità ci saranno riconsiderazioni, dilazioni, apertura ad eccezioni ecc. Chiudere la produzione europea di motori endotermici è oltretutto una questione industriale di dimensioni gigantesche, che richiede la riqualificazione di manodopera, la riconversione di settori produttivi, promuovendone altri basati su materie prime differenti, con tutto quello che ciò comporta per la catena di approvvigionamento delle stesse.

In ogni caso, che si tratti del 2035, 2040 o del 2050, la strada per bloccare il cambiamento climatico e le conseguenze drammatiche del riscaldamento del pianeta è segnata. Passa anche attraverso un cambiamento epocale nella mobilità: la grande rivoluzione della motorizzazione individuale e famigliare che ha avuto luogo alla metà del XX secolo, e ha portato centinaia di milioni di europei a potersi spostare autonomamente, terminerà attorno alla metà del XXI secolo.
Allo stato delle conoscenze, è infatti improbabile ipotizzare che la mobilità stradale elettrica abbia gli stessi costi che ha avuto nei decenni passati quella basata sul motore ad olio combustibile. Già adesso il pieno di una macchina famigliare costa 100 euro e, guerra russo-ucraina a parte, nulla lascia intravvedere che il prezzo medio mondiale della benzina possa ritornare ai livelli del secolo scorso. Gli effetti di questo aumento sono destinati a manifestarsi nel medio periodo, con la lentezza e progressività tipica dei cambiamenti che interessano gli atteggiamenti di consumo, che tendono ad essere vischiosi e lenti. Tutti gli studi prevedono, almeno nel Vecchio continente, e per le economie più mature, come la nostra, un uso più accorto degli automezzi privati. Come è anticipato da tempo dal mercato degli stessi, che risulta stagnante o con minimi incrementi annuali.

Per non parlare poi del costo della nuova mobilità elettrica. I bonus statali mascherano malamente quello che è un dato di fatto incancellabile, e cioè che il costo delle autovetture elettriche è ancora nettamente superiore a quello dei motori a benzina, diesel o ibridi. È vero che le economie di scala permetteranno nei prossimi anni una progressiva diminuzione di tali costi, ma gli specialisti mettono sull’allarme per quanto riguarda i prezzi delle materie prime per la fabbricazione delle indispensabili batterie, che sono destinati a crescere e ad essere soggetti a manovre di cartello da parte dei (pochi) produttori delle stesse. Sul versante dei mezzi di trasporto, tutto lascia intuire che nelle città e nei territori del futuro avranno un ruolo molto maggiore che nell’Età della benzina altre forme di mobilità. In primo luogo quella individuale «dolce» o comunque non basata sul motore a scoppio: dunque gli spostamenti a piedi, in bicicletta e con tutti i mezzi elettrici che oggi sono a disposizione e che magari si inventeranno negli anni a venire. Le città dovranno adattarsi ad una nuova urbanistica, recuperando a tali mezzi gli spazi riservati alle autovetture, anche in funzione di disincentivare la mobilità basata su queste.

Ma il vero protagonista del trasporto del futuro sarà la mobilità collettiva pubblica. L’Età della benzina ha significato anche il rallentamento dell’espansione della rete ferroviaria, a favore di quella stradale e autostradale: la motorizzazione individuale ha creato la Civiltà dell’asfalto. Parte della mobilità individuale dovrà spostarsi su quella ferroviaria, magari aprendo nuove linee o efficentando quelle esistenti. Spazio considerevole dovrà avere la mobilità pubblica urbana, basata su autovetture elettriche (taxi, car sharing), su mezzi di trasporto ecologici e quant’altro si riuscirà a inventare e mettere sul terreno.
Insomma, grande spazio avrà, almeno in una prima fase di passaggio che potrà durare anche a lungo, il Pubblico, cioè gli Stati e le amministrazioni locali. Abbiamo una classe dirigente pronta per una tale sfida?

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