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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

I residenti stranieri votino alle comunali, i tempi sono maturi

I residenti stranieri votino alle comunali, i tempi sono maturi

L'Istat dice che a dicembre in Puglia gli immigrati erano più del 3% dell’elettorato, quasi 110mila, più degli abitanti di Lecce

09 Giugno 2022

Pasquale Chieco*

Domenica molte città rinnoveranno i Consigli Comunali e sceglieranno i loro sindaci. Se, come si dice, le elezioni sono la festa della democrazia anche stavolta a questa festa c’è un nutrito gruppo di persone che non abbiamo invitato. Si tratta delle cittadine e dei cittadini stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese. Sono integrati, lavorano nelle nostre aziende, i loro figli sono compagni di banco dei nostri dalla scuola all’università, ma non possono partecipare all’organizzazione delle nostre comunità, esclusi dal voto perché stranieri.

Secondo l’Istat, a dicembre in Puglia gli stranieri residenti in età di voto erano più del 3% dell’elettorato, quasi 110.000 possibili elettori, più degli abitanti della città di Lecce, e il dato nazionale è ancora più rilevante. Curioso Paese il nostro: consentiamo ai nipoti di immigrati italiani all’estero che non parlano una parola di italiano e hanno visto l’Italia solo in cartolina di scegliere i parlamentari, mentre chi vive accanto a noi da anni, ha studiato nelle nostre scuole e paga qui le tasse non può eleggere il sindaco.

Siamo contenti se il sindaco di New York ha un cognome italiano o se una barese diventa assessora a Molenbeek, ma non sappiamo garantire la stessa ricchezza ai nostri territori. Attenzione: l’ammissione al voto amministrativo degli stranieri residenti è tema autonomo rispetto al dibattito sulla cittadinanza. Non riguarda né suolo né sangue, ma la «semplice» partecipazione politica e potrebbe rappresentare un formidabile strumento di integrazione, poiché rafforzerebbe le relazioni e stimolerebbe la volontà di informarsi per partecipare alla costruzione della comunità in cui si vive. Per noi Sindaci, ogni giorno immersi nella complessità delle nostre comunità, il problema è visibile in tutta la sua serietà, in quanto rappresenta una irragionevole differenziazione verso una parte dei cittadini residenti, resi estranei alla stessa costituzione del nostro mandato amministrativo.

Visto dalla finestra dei nostri municipi il Paese ci sembra ormai pronto e lo straordinario moto di solidarietà a cui abbiamo assistito, da nord a sud, verso i profughi ucraini in fuga dal conflitto ne ha dato l’ennesima conferma Già nel 2012 l’ANCI, associazione dei Comuni italiani, ha presentato una proposta di legge d’iniziativa popolare in questo senso. I principi contenuti in quel testo sono oggi validi più che mai ed è il momento che la politica affronti la questione. In molti Paesi europei gli stranieri residenti già partecipano al voto amministrativo (in Spagna, in Danimarca e in Norvegia per esempio), i tempi sono maturi anche da noi e le nostre città possono rappresentare, ancora una volta, il laboratorio ideale. Il futuro bussa alla porta: non facciamolo aspettare.

*Sindaco di Ruvo e delegato al Welfare di Anci Puglia

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