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In Puglia e Basilicata

il commento

Mamme in festa a caccia del tempo diventato lusso

festa mamma

Tempo e welfare, tempo per essere madri e tempo per essere donne

08 Maggio 2022

Maristella Massari

Non è un obbligo, non è un dovere e nemmeno un diritto. Questo lo premettiamo per i più accaniti detrattori delle qualsivoglia lamentele materne. I figli sono il frutto di una scelta più o meno consapevole di chi decide di averne. Scelta, però, che oggi si percorre sempre meno. Soprattutto in un Paese come il nostro che non investe - se non briciole - nelle politiche di sostegno alle famiglie. E che alle madri non concede più il privilegio del tempo.

Oggi il differenziale capace di cambiare la qualità delle nostre vite è proprio questo: il tempo. Chi ne può disporre ha già vinto. Il tempo è un lusso non concesso alle madri - oggi è la festa della mamma - in maniera trasversale. Chi non gode del favore di un reddito alto, spesso ha necessità di lavorare per sopravvivere e per mantenere la famiglia. E non sempre si tratta di lavoro ben retribuito e regolare. Ma il tempo, per altri fattori, manca anche a chi sceglie di puntare su due tavoli, la famiglia e la carriera. Solo che qui le cose si complicano e non di poco. Il vero guadagno, per tutti, oggi è questo. Disporre del tempo di cura e del tempo di vita. Tempo per essere madri e tempo per essere donne. Tempo e welfare, soprattutto per una madre, sono due fattori che andrebbero declinati insieme. E invece nella nostra società frenetica sono due linee rette e parallele che di rado si incontrano. Lavorare ed essere madri oggi ha un costo altissimo che ci priva spesso della gioia e della libertà del ruolo genitoriale, caricandoci di sensi di colpa che trasferiamo ai nostri figli. Eppure le donne hanno sempre lavorato. Sfatiamo questo mito che ci vuole nei secoli casalinghe, dando al sostantivo la sfumatura di significato legato a problemi marginali e superflue faccende domestiche. In casa, nei campi, nelle botteghe con i mariti, e poi nelle fabbriche e via così, le nostre bisnonne, le nostre nonne, le nostre madri hanno sempre lavorato. E loro mettevano al mondo figli molto più che oggi, complice anche un sistema di welfare familiare granitico al punto da far impallidire l'organizzazione logistica del generale Figliuolo. I figli più grandi crescevano i fratelli più piccoli. Sorelle, nonne, zie, comari, vicine di casa si occupavano delle donne dal parto in avanti.

Oggi il sistema famiglia non sostiene più le madri come una volta. La famiglia stessa, come istituzione, è cambiata, si è assottigliata, disgregata, allontanata dal nucleo iniziale. Difficile fare i figli, per una giovane donna, sapendo già in partenza di non poter contare sui nonni per qualunque emergenza. Nel giorno che celebra la figura della madre, della maternità e dell'influenza sociale delle madri, una riflessione va fatta. Si parla tanto, troppo, di maternità e di madri, ma per loro si fa poco o nulla. In Italia c’è ancora un grosso tabù riguardo alla maternità, dovuto anche al ruolo sociale e culturale che la donna ricopre, vista sempre come la “mamma perfetta” e spesso relegata solo al compito dell’accudimento dei figli, quasi non ci fosse altro spazio per lei. I casi di depressione post partum sono in aumento di pari passo con la crisi economica, con la difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro e la scarsità di leggi a tutela della donna e dei figli. Negli ultimi due anni poi la pandemia ha ulteriormente messo alla prova mamme e neomamme che si sono destreggiate tra smart-working e didattica a distanza sotto i colpi dei lockdown. In un momento storico in cui la casa doveva essere reinventata per lasciare a ognuno il proprio spazio, sono molte le mamme che hanno rinunciato al loro impiego esterno per fare i genitori a tempo pieno. Secondo le stime di Save the Children, infatti, il 77% dei lavoratori padri e madri che hanno dato dimissioni consensuali con bambini sotto i 3 anni, sono donne (mamme). Rinunciare al lavoro per la famiglia è una scelta che non tutti si possono permettere. Significa anche diventare invisibili per le politiche sociali e del lavoro, quando le madri invece sono spesso dotate di una intelligenza pratica che farebbe bene alla politica ma che la stessa considera residuale chiudendo asili, cancellando servizi essenziali, impoverendo l'offerta culturale, sociale, sanitaria. Prendiamo un qualunque programma elettorale di una qualunque tornata di elezioni. Ci sono politiche in favore delle donne madri e lavoratrici? Idee, sostegni, aiuti per le famiglie? Ci sono progetti a misura di bambino - non una tantum - che vadano incontro di riflesso alle esigenze delle loro madri? Quando ci sono, sono talmente residuali che scolorano annacquati nel mare dei buoni propositi da campagna elettorale. Invece è sui bambini e sulle madri che bisognerebbe scommettere. Se non altro per una questione pratica. Se non si fanno figli la nostra società invecchia. E non c’è rinascita se questo rimane un Paese per vecchi. Non si ricomincia senza i bambini. Per darci pane e regalarci una speranza ci servono assolutamente loro. E per fare questo, dovremmo imparare a ritrovare per le madri il rispetto che si deve a un ideale, come scriveva Anna Frank.

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