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Scuola - Siglato contratto apripista

L'accordo raggiunto prevede per gli insegnanti 130 euro di incremento mensile medio e per il personale Ata 100 euro, ma per i Cobas è «elemosina»
ROMA - Il rinnovo del contratto della scuola, siglato stanotte all'Aran dopo una trattativa no stop di 16 ore, è il primo della tornata del secondo biennio e fa da apripista alla realizzazione di altre intese nel settore del pubblico impiego.
L'accordo raggiunto tra l'Agenzia per la contrattazione e i sindacati interessa circa 881mila docenti e 253mila ausiliari, tecnici e amministrativi (personale Ata) e prevede per gli insegnanti 130 euro di incremento mensile medio (ai quali si aggiungono 1.600 euro di arretrati per gli anni 2004-2005) e per il personale Ata 100 euro di incremento medio mensile (1.200 euro di arretrati). Lo stipendio rivalutato e gli arretrati dovrebbero arrivare nelle buste paga dei dipendenti per Natale.
Il via libera notturno al rinnovo (che dovrà essere perfezionato con un passaggio in consiglio dei ministri e la registrazione alla Corte dei Conti) è stato accolto con soddisfazione sia dai ministri dell'Istruzione, Moratti, e della Funzione Pubblica, Baccini, sia dai sindacati, confederali e non. Pollice verso soltanto dai Cobas che parlano di «elemosina».
Secondo la titolare del dicastero dell'Istruzione, gli stipendi del personale della scuola si stanno avvicinando consistentemente alla media europea».

«Questo aumento medio complessivo dei due bienni di 277 euro - ha sottolineato - è il maggiore incremento stipendiale ottenuto nell'ambito del pubblico impiego. Siamo convinti che un giusto riconoscimento economico sia fondamentale per la motivazione dei docenti che sono chiamati all'impegnativo e delicato compito di educare i giovani ai valori fondamentali della società civile e di prepararli all'inserimento nel mondo del lavoro». Di «importante accordo» parla Baccini che auspica che al più presto si chiudano le altre trattative per concludere entro la fine dell'anno la partita del pubblico impiego. Contenti i sindacati che tuttavia non intendono abbassare la guardia. «Ora il Governo - avverte il segretario generale della Cgil scuola, Enrico Panini - non si inventi scuse. Vogliamo tempi brevi per i controlli di rito e contiamo di avere gli aumenti in busta paga già dal prossimo dicembre. E non si pensi - aggiunge - di ridurre e mettere mano, con la Finanziaria, agli incrementi retribuitivi automatici dei lavoratori della scuola». La necessità di velocizzare le procedure per tradurre in concreto gli impegni presi è sottolineata pure dal segretario confederale della Uil Antonio Foccillo il quale auspica che la prossima Finanziaria preveda stanziamenti adeguati anche per il prossimo biennio. «E sia chiaro - aggiunge il segretario generale della Uil scuola Massimo Di Menna - che non ci dovranno essere tagli per la scuola e nessun blocco degli automatismi». Altrimenti - avverte - sarà inevitabile una reazione forte di protesta del mondo della scuola. «Non accetteremo misure atte a indebolire la scuola e il suo personale» gli fa eco il segretario confederale della Cisl Anna Maria Furlan e Francesco Scrima, leader del sindacato scuola della stessa confederazione, assicura il massimo impegno «per la tempestiva acquisizione in busta paga degli aumenti e degli arretrati maturati». Stessa battaglia intende fare lo Snals-Confsal. «Risultato apprezzabile» anche per la Gilda «tanto più - osserva - perchè ottenuto in un contesto socio-economico difficile». Non si unisce, invece, al coro il leader dei Cobas Piero Bernocchi che ha tutt'altra opinione: «il contratto si è chiuso miseramente, con aumenti ridicoli e offensivi».

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