Martedì 04 Agosto 2020 | 07:42

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Siniscalco getta la spugna, torna Tremonti

ll vicepremier Giulio Tremonti si è già recanto al Quirinale, anche se il neo-ministro non dovrà giurare nelle mani del presidente della Repubblica al momento del passaggio di incarico. Berlusconi sfiducia Fazio: «L'attuale governatore della Banca d'Italia è incompatibile con la credibilità nazionale»
• Ora è una corsa per la Finanziaria
• Cambio ai vertici del ministero dell'Economia, preoccupata Confindustria, sindacati in allarme
Tremonti ROMA - Domenico Siniscalco getta la spugna, in polemica con la maggioranza per il caso Fazio e per la Finanziaria, e Giulio Tremonti torna alla guida del Tesoro dopo 14 mesi, forte della sfiducia pronunciata dal premier Silvio Berlusconi nei confronti del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Un epilogo inimmaginabile fino a pochi giorni fa, al quale si è arrivati con una frenetica successione di eventi cominciati con le dimissioni notturne di Siniscalco, tornato a Torino, ha detto, a «fare il professore».
La decisione di Siniscalco, giunta a poco più di un anno dall'insediamento in via XX Settembre, a detta dello stesso ex ministro è maturata per due ragioni fondamentali: Fazio e la Finanziaria. «Mi dimetto - ha affermato l'ex ministro - per l'assoluto immobilismo del governo. Il problema non è Fazio, ma chi è incapace di risolvere il problema. Per questo non sono amareggiato: sono scandalizzato». Sul fronte Bankitalia il ministro ha evidenziato infatti l'anomalia di un sistema nel quale «nessuno è in condizione di dire che il governatore non ha più la fiducia del governo».
Ma lo scontro con via Nazionale e l'inerzia di Palazzo Chigi non sono l'unica voce nel cahier de doleances di Siniscalco: «Me ne vado per Fazio ma anche per una Finanziaria elettorale», lamenta l'ex ministro, puntualizzando che «la Finanziaria è pronta, è scritta. Ce l'hanno tutti e chi afferma il contrario sa di dire il falso».

A raccogliere l'eredità di Siniscalco è colui che gli aveva lasciato il posto: quel Giulio Tremonti sacrificato più di un anno fa per insanabili contrasti con Alleanza Nazionale. Ma è stato proprio il numero uno del partito, Gianfranco Fini, a sdoganare oggi il suo ritorno alla guida del Tesoro. «Qualora il presidente del Consiglio convenga con noi di esprimere una valutazione negativa sull'operato del governatore della Banca d'Italia, saremmo lieti che il ministero dell'Economia fosse affidato a Giulio Tremonti», ha affermato nel pomeriggio Fini e poco dopo il vertice della Cdl che all'unanimità dava il proprio via libera e poco prima dell'annuncio di Berlusconi della nomina e della sfiducia a Fazio.
L'ago della bilancia, insomma, è stato ancora una volta il Governatore, sfiduciato da Berlusconi («è incompatibile con la credibilità nazionale7) proprio mentre era in volo verso Washington per la riunione del Fmi. E mentre il dibattito politico sulla successione di Siniscalco si scatenava, proprio dal Fondo è arrivato un 'assist' sia per l'ex ministro che per il nuovo, uniti nello scontro con via Nazionale: «Avere istituzioni, banche centrali chiare e trasparenti - ha affermato il direttore generale Rodrigo Rato - è di importanza cruciale sia per le politiche macroeconomiche sia per la credibilità stessa delle istituzioni».

Il caso Italia, come era inevitabile, viene seguito con molta attenzione anche da Bruxelles. A poche ore dall'addio di Siniscalco, infatti, il commissario agli affari economici Joaquin Almunia sollecitava Palazzo Chigi a rispettare gli «impegni» proseguire «nell'adozione delle raccomandazioni adottate dal Consiglio Ue di luglio relative alla correzione del deficit di bilancio». La Finanziaria, insomma, deve essere di rigore e il forfait del professore non deve lasciare spazio a manovre troppo 'debolì.
Infatti proprio la Finanziaria è il dossier bollente (per non parlare di legge sul risparmio, tfr, Irap, caro-petrolio) che attende Tremonti: i tempi stringono, ed è alto il rischio che si debba ripartire da zero, dopo le aspre critiche dei partiti alla manovra da 21,3 miliardi predisposta dall'ormai ex ministro che è tornato sulla cattedra dell'università di Torino.

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