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Inchieste&intercettazioni - Antonio Fazio resta solo

Silvio Berlusconi, dopo l'affondo del ministro dell'Economia, ha definito «fondata» la posizione di Siniscalco e riferito che il ministro «annuncerà presto passi formali su Fazio»
ROMA - Antonio Fazio è sempre più solo. Il Premier, Silvio Berlusconi, dopo l'affondo di ieri del ministro dell'Economia, ha definito «fondata» la posizione di Siniscalco e riferito che il ministro «annuncerà presto passi formali su Fazio».
Soprattutto, il Premier ha ammesso: «su Fazio ho già detto quello che dovevo dire. C'è stata una decisione del Consiglio dei ministri. Credo che ognuno debba trarre da questo le conclusioni secondo il proprio sentire e la propria coscienza». Parole che suonano come un primo passo verso una sfiducia formale. A questo punto, a difendere apertamente il numero uno di Via Nazionale sono rimasti solo i fedelissimi e lo stato maggiore della Lega, anche se l'intransigenza iniziale sembra ammorbidirsi.
Dal Governatore, comunque, nessun passo indietro, almeno per ora. E anche la conferma che parteciperà all'Ecofin informale di Manchester. Ma il cerchio intorno al Governatore si fa sempre più stretto. E con l'appuntamento di Manchester alle porte, anche in Europa cresce la pressione perchè il Governo italiano compia un passo deciso. Sia la Commissione che la Bce hanno ormai messo il Governatore nel mirino e se un intervento esplicito ancora non c'è stato è solo per le assicurazioni ricevute dal Governo. Assicurazioni che riguardano i passi istituzionali prospettati a Cernobbio dal ministro dell'Economia e che potrebbero essere presto avallati anche dal Premier Silvio Berlusconi.
In questo quadro, tornano insistenti, dentro e fuori Palazzo Koch, le voci di imminenti dimissioni. Voci che però non trovano conferme ufficiali e che anzi le fonti politiche più vicine al Governatore continuano a respingere. «Per chiedere le dimissioni ci vuole una motivazione dettata da fatti concreti e non da una tesi politica», si fa notare con insistenza. Ecco perchè il discorso cambierebbe di fronte a un eventuale atto formale della Procura di Roma, che indaga tra l'altro anche sul reato di abuso in atto d'ufficio.
Il passo formale, secondo quanto trapela in ambienti giudiziari, sarebbe quello di un invito a comparire con contestazione di ipotesi di reato. Il destino di Antonio Fazio, a questo punto, sembra sempre di più nelle mani della magistratura. Il governatore della Banca d'Italia è di fatto sotto inchiesta da qualche settimana, con tutti gli atti compiuti nelle partite bancarie passati minuziosamente al setaccio dagli uomini della Procura di Roma. E il sentore di un'accelerazione della partita giudiziaria potrebbe poi far cadere le ultime resistenze politiche e portare ad una inequivocabile sfiducia politica al Governatore su cui potrebbe mettere 'la firmà direttamente il Premier.
Le parole di oggi del leader della Lega, Umberto Bossi, avevano infatti investito Berlusconi della responsabilità di pronunciare l'ultima parola: «finchè Berlusconi non dice la sua, Fazio resta al suo posto». Secondo Bossi, «l'unico che deve parlare è Berlusconi perchè è quello che sa meglio le cose e perchè ascolta ciò che dicono in Europa. Bisogna tenere conto di quello che dicono in Europa». Non solo. Per il leader del Carroccio, «bisogna anche tener conto di quello che pensa la gente». E ora che Berlusconi ha parlato, i segnali arrivati dalla Lega lasciano pensare ad un allargamento delle maglie nella rete a difesa del Governatore.
A spingere per una presa di posizione netta all'interno del Governo, oltre a Siniscalco, ci sono anche i due vice premier Fini e Tremonti. E il sottosegretario Gianni Letta, che per conto del presidente del Consiglio ha tenuto i rapporti diplomatici prima in preparazione del Cicr e poi per la stesura della riforma, tiene costantemente informato Berlusconi pesando ogni segnale raccolto. A fare espressa richiesta di una sfiducia politica formale sarà dunque il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, come chiarito da Berlusconi. Il primo dei passi ufficiali del ministro, anche se al Tesoro non si raccolgono conferme, potrebbe essere una lettera al presidente del Consiglio in cui si mette nero su bianco che è venuto meno il rapporto di fiducia con il Governatore.
Altra opzione percorribile è quella di una corrispondenza ufficiale con il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che anche nella veste di Governatore onorario della Banca d'Italia segue da vicino e con preoccupazione l'intera vicenda. I due passi avrebbero l'obiettivo di ufficializzare la netta presa di posizione del ministro per giungere poi a una valutazione condivisa tra Via XX Settembre, la Presidenza del Consiglio e il Quirinale. E di fronte a una valutazione condivisa, l'azione di Siniscalco potrebbe indirizzarsi anche su altri fronti. Ad attendere indicazioni dal Governo italiano c'è la Bce, che ha di fatto sospeso il proprio giudizio in attesa di ulteriori chiarimenti, e anche l'Ecofin informale del 9 e 10 settembre è una sede in cui il ministro potrebbe essere chiamato ad esprimere le proprie valutazioni.
Questo, fermo restando che i poteri di revoca del Governatore spettano al Consiglio Superiore della Banca d'Italia. Proprio sul massimo organo interno di Via Nazionale, attraverso il rappresentante del Tesoro Roberto Ulissi, il ministro potrebbe esercitare una moral suasion che inviti all'autoconvocazione, su proposta del consigliere anziano Paolo Emilio Ferreri. A quel punto a pesare su un'eventuale decisione del Consiglio ci sarebbe anche il clima, difficile, che si respira fra le mura di Palazzo Koch, con i sindacati pronti allo sciopero e la struttura provata dai conflitti interni iniziati con l'autorizzazione concessa da Fazio alla Popolare di Lodi e continuati con gli sviluppi giudiziari.

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