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Italia ultima per cultura d'impresa

E' uno dei principali risultati della ricerca promossa da Siemens e realizzata dallo studio Ambrosetti, presentata a Cernobbio da Gian Maria Gros-Pietro
CERNOBBIO (COMO) - L'Italia è all'ultimo posto per capacità di promuovere la cultura a favore dell' impresa. E' questo uno dei principali risultati della ricerca promossa da Siemens e realizzata dallo studio Ambrosetti, presentata oggi a Cernobbio da Gian Maria Gros-Pietro.
Lo studio ha consentito di misurare uno dei fattori più rilevanti per l'attività e la competitività di un Paese: la cultura pro-business, ovvero l'insieme di atteggiamenti e comportamenti delle persone nei confronti della vita di impresa. L'indagine ha coinvolto sei Paesi: Italia, Germania, Spagna, Stati Uniti, Cina e Giappone. L'Italia divide l'ultimo posto con la Spagna mentre gli Stati Uniti si confermano al primo posto in assoluto. In Europa è, invece, la Germania a conquistare il primato.

Uno dei risultati più significativi emersi è stato l'atteggiamento degli italiani verso l'osservanza delle regole: più del 50% degli intervistati le attribuisce scarsa importanza, il 22% addirittura non lo ritiene importante. Anche i giovani tra i 18 e i 24 anni confermano questa attitudine. Il 19% degli italiani contro il 2% degli statunitensi ritengono addirittura lecito non rispettare le norme.
Il 58% degli italiani, secondo i dati dell'indagine, ritiene il merito il fattore principale per il raggiungimento del risultato contro l'84% degli Stati Uniti. Uguale atteggiamento italiano è quello della Cina (61%). In ritardo anche rispetto alla competenze, al lavoro in team e alla proattività. In controtendenza, invece, per quanto riguarda l'orientamento al risultato, il cambiamento e l'innovazione. L'Italia è in linea con gli altri Paesi europei anche se è ancora arretrata rispetto a Cina e Giappone.

«Dal confronto tra le dimensioni riguardanti comportamenti e attitudini individuali e quelle di contesto, relative al sistema Paese - ha spiegato Vittorio Rossi, amministratore delegato di Siemens Italia - risulta che i mali più profondi dell'Italia sono legati alla cultura del Paese. Come dire che gli italiani sono migliori della cultura dominante della nazione in cui vivono».

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