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La Bce non tocca i tassi ed è super-euro

L'euro sale ai massimi da maggio scorso e tocca quota 1,24 dollari dopo che la Banca centrale europea ha confermato l'atteggiamento attendista lasciando i tassi di interesse fermi al 2%
ROMA - L'euro sale ai massimi da maggio scorso e tocca quota 1,24 dollari dopo che la Banca centrale europea ha confermato l'atteggiamento attendista lasciando i tassi di interesse fermi al 2%. Una decisione, quella della Bce, ampiamente prevista dal mercato che negli ultimi tempi aveva definitivamente archiviato l'ipotesi di un taglio del costo del denaro puntando sui primi, timidi, indizi di ripresa di Eurolandia: dal recente miglioramento dell'attività manifatturiera e del clima di fiducia delle imprese, alla generale crescita evidenziata dal settore dei servizi nell'area euro cui oggi si è aggiunto il rialzo degli ordinativi alle fabbriche tedesche. A giugno l'indice è salito del 2,4% dal +2,3% del mese prima, mentre le stime degli economisti erano per un dato invariato.
La valuta europea ha toccato un massimo di seduta di 1,2402 dollari, il livello più alto dal 31 maggio scorso per poi assestarsi attorno a 1,2390 dollari da 1,2337 degli ultimi scambi di ieri. Un'accelerazione scattata con la rottura della soglia tecnica di 1,2350 dollari e che, secondo gli analisti, apre la strada a un ulteriore rafforzamento dell'euro a quota 1,2450 dollari.
Il mercato non si è fatto dunque condizionare dal giudizio del Fondo monetario internazionale che ieri ha tagliato le stime di crescita di Eurolandia all' 1,3% (dall' 1,6% precedente) quest' anno ed al 2% (dal 2,3%) per il 2006, 'suggerendò di conseguenza anche la possibilità in futuro di un allentamento monetario. Allentamento varato oggi invece dalla Banca centrale inglese che ha abbassato i tassi di interesse di un quarto di punto portandoli al 4,50% in seguito al rallentamento delle spinte inflative e della domanda interna. Una mossa, anche in questo caso, ampiamente prevista dal mercato e che non ha appesantito più di tanto la sterlina che oscilla attorno a 1,7809 dollari da 1,7777 di ieri.
Quanto allo yen, si è indebolito nei confronti delle maggiori valute dopo le indiscrezioni riportate dai quotidiani locali circa lo slittamento del voto del parlamento giapponese sulla privatizzazione del sistema postale. Un voto considerato cruciale per la tenuta del governo del premier Junichiro Koizumi, il quale ha minacciato di indire nuove elezioni se la riforma non verrà approvata. Lo yen è così scivolato nei confronti del dollaro fino a 111,6 contro 111,0 degli ultimi scambi di ieri, prima di recuperare a 111,1. Rispetto all'euro la valuta giapponese è scesa a 137,7 (da 136,8 delle rilevazioni Bce di ieri).
Ora l'attesa del mercato è per il dato di domani sull'andamento del mercato del lavoro negli Usa a luglio che dovrebbe confermarsi in ripresa evidenziando la creazione di 180.000 nuovi posti di lavoro dai 146.000 registrati a giugno. Oggi, intanto, si è registrato un nuovo calo delle richieste settimanali di sussidio di disoccupazione scese a quota 312.000.

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