Martedì 09 Marzo 2021 | 05:54

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Crisi economica, ma anche meno voglia di divertirsi. E' un'Italia che va sempre meno al ristorante, quella descritta da un'indagine della Fipe su un campione di locali
ROMA - Tovaglioli che rimangono piegati, piatti che restano impilati nelle credenze, fornelli che si accendono a intermittenza. E' un'Italia che va sempre meno al ristorante, quella descritta da un'indagine della Fipe su un campione di locali. Perchè c'è la crisi economica ma anche perchè cambiano gli stili di vita, con sempre minor spazio per gli incontri conviviali fuori casa e, forse, troppo tempo dedicato al lavoro.
La Federazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio ha svolto un sondaggio che fotografa la situazione nel primo quadrimestre di quest'anno da cui emerge che l'andamento della ristorazione è «decisamente in calo». Per il 75% degli intervistati, infatti, il trend del fatturato del settore è negativo, per il 33% molto negativo (con una riduzione di oltre il 5%), per il 16% è sui livelli dell'ultimo scorcio del 2004 e solo per l'8% l'andamento è stato positivo. Il quadro migliora solo leggermente passando dalla valutazione del mercato generale a quello della propria azienda: in questo caso la percentuale dei ristoratori che lamenta un peggioramento degli affari è pari al 60%. Le cose sono andate meglio per il 13% e più o meno allo stesso modo per circa il 25%. La contrazione, oltre tutto, riguarda sia la spesa per singolo cliente che il numero assoluto di clienti. Il numero di coperti è calato per il 40% degli intervistati e per il 21% è fortemente diminuito.

«E' un segnale - spiega il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva - oltre che della difficoltà economica in cui versa il settore anche dei probabili cambiamenti degli stili di vita dei consumatori, che stanno andando sempre meno fuori casa». E, assicura, il problema non sono i prezzi, cresciuti considerevolmente con il changeover dalla lira all'euro: «Gli aumenti - sottolinea - sono stati sostenuti solo fino al 2004: con il 2005 si sono stabilizzati e questo studio è relativo proprio a quest'anno». L'ostacolo, allora, dev'essere da un'altra parte: «Si gioisce di meno - afferma Sommariva - viene meno la convivialità e questo è un peccato».

Ad aggravare i conti dei ristoratori, aggiunge la ricerca, c'è anche l'aumento dei costi delle materie prime (nonostante il calo dei prezzi al consumo dei generi alimentari), lamentato dal 78% degli intervistati. Mentre i prezzi dei menù, per l'appunto, sono rimasti invariati per l'86% e sono addirittura diminuiti per il 5,4%.
La fuga dalla cena fuori, tuttavia, potrebbe frenare nei prossimi mesi, complice anche la stagione estiva. In questo quadrimestre, infatti, la percentuale di coloro che registra un giudizio negativo sul mercato scende al 45% e sale quella dei gestori che si aspettano un miglioramento (25%). Per di più il pessimismo si ridimensiona ulteriormente nella valutazione delle prospettive per il proprio locale: solo un imprenditore su tre, infatti, vede nero.

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