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«In dieci anni la GdF ha scovato un sommerso pari a 161,9 miliardi di euro»

Secondo la secondo la CGIA di Mestre le cause di questo fenomeno sono riconducibili «al fatto che in Italia c'è una pressione tributaria - ovvero l'incidenza di imposte, tasse e tributi sul Pil - troppo elevata»
MESTRE - Tra il 1995 al 2004 sono circa 60.400 gli evasori che sono stati «scovati» dalle Fiamme gialle. Insomma, persone che totalmente o parzialmente hanno evitato di fare il loro dovere con l'erario italiano, per un totale di 161,9 miliardi di euro di imponibile recuperati dalla Guardia di Finanza. Un periodo di tempo durante il quale la quota annua di sottrazione alle casse dello stato ha subito variazioni anche piuttosto significative. Così se il popolo degli evasori era costituito da quattromila persone nel '95, con un «bottino» di 13, 7 miliardi di euro di imponibile evaso, nel '96 era diventato di 5.200 persone per un totale di 21, 6 miliardi di euro imponibile sottratto al fisco. Un apice mai più raggiunto negli anni successivi. Solo nel 2001 la cifra sale nuovamente a 21 miliardi di euro di imponibile per poi scendere a 17, 4 miliardi nel 2002 e a 14, 3 miliardi nel 2003, per attestarsi, nel 2004, sui 10,5 miliardi di euro.
«Tanto per rendere l'idea - prosegue Giuseppe Bortolussi - le cifre minime di imponibile recuperato che si sono registrate nel 2004, pari a 10,5 miliardi di euro, corrispondono al prodotto interno lordo di una regione come la Basilicata». Ma, quali sono secondo la CGIA di Mestre le cause di questo fenomeno? «A mio avviso - prosegue Bortolussi - le cause sono molteplici, anche se la principale va ricondotta al fatto che in Italia c'è una pressione tributaria - ovvero l'incidenza di imposte, tasse e tributi sul Pil - troppo elevata».
«Infatti, mentre da noi l'incidenza raggiunge il 29,7%, in Germania è il 22,8%, in Francia il 26,9% contro una media europea del 27%. Per questo, di fronte ad una tassazione così elevata, alla quale non corrisponde una contropartita adeguata in termini di servizi pubblici offerti dallo Stato, molti preferiscono non pagare e fare i furbi». Ma chi sono gli evasori in Italia? «Dai dati in nostro possesso - conclude Bortolussi - la mappa dell'evasione è molto variegata. In Italia esistono 3 milioni di lavoratori dipendenti che fanno il secondo lavoro. Altri 580 mila autonomi che arrotondano con altri lavoretti. Senza contare i baby pensionati, i disoccupati e l'azione della criminalità organizzata che controlla gran parte dell'economia delle principali regioni del Sud. Se contiamo le varie forme di evasione ed elusione delle grandi imprese (oltre il 50% dichiara zero euro al fisco italiano) e l'evasione fisiologica che esiste in tutti i paesi del mondo il quadro generale è presto fatto».

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