Martedì 28 Gennaio 2020 | 17:17

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Rischio taglio fino al 15% degli aiuti Ue all'agricoltura

Ma anche di una riduzione fino al 30% del sostegno allo sviluppo delle campagne. Sono questi gli ultimi calcoli elaborati da fonti comunitarie a Bruxelles sulle previsioni per il 2007-2013
BRUXELLES - C'è il rischio di un taglio fino al 15% degli attuali aiuti diretti alla produzione agricola in Europa, ma anche di una riduzione fino al 30% del sostegno allo sviluppo delle campagne, sia sotto il profilo agricolo che industriale nel rispetto dell'ambiente e del territorio.
Sono questi gli ultimi calcoli elaborati da fonti comunitarie a Bruxelles su quello che sarebbe l'impatto dal 2007 al 2013 del compromesso attualmente sul tavolo della presidenza di turno lussemburghese dell'Ue sulle future prospettive finanziarie per l'Europa.
Il compromesso, che potrebbe subire qualche modifica alla vigilia del vertice europeo, giovedì e venerdì a Bruxelles, propone di finanziare la spese agricola 2007-2013 per Bulgaria e Romania con soli due miliardi di euro rispetto agli otto miliardi necessari. La conseguenza sarebbe un taglio di sei miliardi di euro da distribuire su tutta l'agricoltura europea con una diminuzione degli aiuti diretti alla produzione che passerebbero da 1,7% nel 2007 al 4,7% nel 2013.
In realtà i tagli effettivi rischiano di raggiungere il 15% in quanto al 4,7% va aggiunto un ulteriore 5% per il rilancio dello sviluppo rurale (a carico soprattutto delle grandi aziende) ed un ulteriore 5% per la riduzione legata alla disciplina finanziaria (ossi al sistema che mantiene il bilancio agricolo Ue sotto la soglia fissata).
Gli aiuti diretti alla produzione agricola sono versati dall'Ue agli agricoltori sotto strette condizioni, tra cui severi limiti di produzione.
La mannaia rischia di cadere però soprattutto sullo sviluppo delle campagne, ossia sul Fondo europeo di sviluppo rurale di cui l'Italia sarebbe uno dei principali beneficiari. Questo Fondo rappresenta la grande innovazione della riforma del giugno 2003 in quanto prevede la crescita strategica delle campagne, sia sotto il profilo di un'agricoltura di qualità rispettosa dell'ambiente e del benessere degli animali, ma anche sostenendo la creazione di piccole e medie imprese: dal rafforzamento della rete delle telecomunicazioni a banda larga al sostegno dell'industria di trasformazione alimentare (al terzo posto in Europa per creazione di posti di lavoro), al rafforzamento del settore dei servizi.
Insomma una innovazione importante se si considera che il mondo rurale rappresenta il 90% del territorio europeo e accoglie la metà della popolazione dell'Ue.
Il progetto della presidenza prevede un finanziamento dal 2007 al 2013 pari a 73-75 miliardi di euro, che rappresenterebbe un taglio di 14-16 miliardi rispetto alla proposta della Commissione europea.
Interrogato al riguardo, Michael Mann, portavoce della commissaria europea all'agricoltura Mariann Fischer Boel, ha tenuto a commentare che «la politica agricola comune è la sola politica europea finanziata interamente a partire dal bilancio dell'Ue» evitando quindi la rincorsa alle sovvenzioni da parte dei paesi più ricchi. Tuttavia, ha aggiunto, «la spesa agricola rappresenta appena lo 0,43% del Pil dell'Ue mentre crea un valore pari all'1,6% del Pil dell'Unione».
Un accordo su un finanziamento adeguato della politica agricola comune, ha aggiunto il portavoce, «preparerebbe la strada per le prossime riforma del mercato dello zucchero, del vino, della frutta e delle verdure e permetterebbe di mettere in opera i nuovi programmi di sviluppo rurale». Insomma la posta in gioco è più che mai importante per l'Italia.
Patrizia Lenzarini

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