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«Mamma mi si è ristretta l'impresa»

Uno studio della Svimez rivela il "restringimento" subito dalle aziende del Sud: la media degli addetti era di 35,9 nel 1991 ed è calata a 27,9 nel 2001 (-22%). Inoltre si moltiplicano le micro-imprese ma diminuiscono i dipendenti
«Mamma mi si è ristretta l'impresa»
ROMA - Aziende manifatturiere sempre più piccole, soprattutto nel Mezzogiorno. La dimensione media dell'impresa manifatturiera, infatti, è in ribasso in tutta Italia. In dieci anni, il numero medio di addetti di un'azienda del Centronord è passato da 40,1 a 35,8 (-10%). Ma il "restringimento" subito dalle imprese del Sud è stato ancora più accentuato: la media degli addetti era di 35,9 nel 1991 ed è calata a 27,9 nel 2001 (-22%). Lo rivela uno studio della Svimez, curato da Stefano Prezioso e Giuseppe Goffredo, che parlano di un vero e proprio «processo di "schiacciamento" verso il basso della scala produttiva» delle imprese meridionali. Un fenomeno che influisce negativamente anche sulla capacità competitiva delle aziende, come ha avvertito recentemente il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio.
Tra il 1991 e il 2001, gli occupati nell'industria manifatturiera sono diminuiti del 2,8% nel Mezzogiorno (vale a dire una perdita, in valore assoluto, di 23.609 addetti) e del 6,8% nel Centronord (297.625 lavoratori in meno). Nello stesso periodo, il numero delle aziende presenti all'interno delle due aree ha segnato velocità differenti: nelle regioni meridionali, infatti, si è registrato un aumento pari al 7,7%, mentre al Centronord una diminuzione del 2,6%.
CALA L'OCCUPAZIONE MA AUMENTANO LE AZIENDE
Questi dati si prestano a due considerazioni, sottolinea la Svimez. Intanto, la diminuzione complessiva degli occupati nel manifatturiero, registrata nell'ultimo censimento (1991-2001), è risultata assai più contenuta di quella evidenziata dalla precedente rilevazione (1991-1981): -2,8% e -6,8% nel Mezzogiorno e nel Centronord a fronte, rispettivamente, del -6,1% e del -11,1%. L'emorragia di posti è stata comunque limitata, se si tiene anche presente che, nel corso degli anni '90, la crescita del prodotto industriale è risultata in linea generale inferiore alla performance registrata nel decennio precedente.
Nelle regioni meridionali, però, la caduta dell'occupazione manifatturiera osservata nell'ultimo censimento (-23.609 addetti, pari a -2,8%) è avvenuta contestualmente a un aumento significativo del numero delle aziende (+9.904, pari a +7,7%), causando così una riduzione della dimensione media delle imprese. Lo stesso fenomeno, al Sud, si era verificato negli anni '80 (con -6,1% di addetti e +1,4% di aziende). Invece, nelle regioni centro-settentrionali, alla diminuzione di occupati (-297.625 fra il '91 e il 2001, pari a -6,8%), si accompagna il calo del numero delle imprese (-11.884, pari a -2,6%). SONO CRESCIUTE SOPRATTUTTO LE MICROIMPRESE
Nel Mezzogiorno, le classi dimensionali che hanno fatto registrare un aumento di addetti sono limitate a pochi casi. Tali incrementi, inoltre, sono stati accompagnati da analoghe variazioni nel numero delle imprese. In particolare, sono cresciute, anche se di poco, le cosiddette microimprese, ossia quelle che contano da 1 a 2 addetti. In questo raggruppamento, l'aumento del numero di occupati (pari a 12.512 unità) è stato solo di poco superiore a quello delle imprese (+11.981). Bene anche le due classi dimensionali successive (10-49 e 50-99 addetti), in cui, complessivamente, vi è stato un aumento di 35.005 unità. La prima di queste due ultime classi (10-49 addetti) rappresenta l'asse portante della "piccola impresa", mentre la seconda (50-99 addetti) costituisce la parte inferiore del più vasto gruppo costituito dalle "medie imprese".
Nel 2001, nella classe da 1 a 9 addetti è compreso il 33,9% dell'intera occupazione manifatturiera meridionale (era il 33,4% nel 1991), a fronte del 24,2% nel Centronord (percentuale che, dieci anni prima, era del 24,8%).
L'APPARATO PRODUTTIVO E' SEMPRE PIU' FRAMMENTATO
L'aumento degli addetti e delle aziende si è, quindi, concentrato nelle classi minori. Per quelle più grandi (oltre 100 addetti), invece, vi sono state variazioni negative. «Il processo di restringimento della scala produttiva, risultato più accentuato nel Mezzogiorno, ha dunque comportato -si legge nello studio della Svimez- un aumento, anch'esso relativamente maggiore che nel resto del Paese, della frammentazione dell'apparato meridionale».
Inoltre, va notato che, in linea generale, sia nel Sudest (Abruzzo, Molise, Puglia) sia nel Sudovest (Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), i movimenti osservati nelle varie classi dimensionali, in termini di addetti e in riferimento alle aziende, non presentano scostamenti apprezzabili rispetto alle tendenze rilevate per l'intero Mezzogiorno. Tuttavia, nelle regioni del Sudovest, il numero delle aziende è aumentato dell'8,7% e gli addetti sono diminuiti del 4,6%, valori che nelle regioni adriatiche sono scesi al 5,7% e a -0,3%. Nel Sudest, infine, c'è stato un aumento di addetti e di imprese anche nella classe 100-199 dipendenti.

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