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Non solo lavavetri: è boom di imprenditori

Solo nel 2004, su 100 nuove imprese individuali iscritte alle Camere di Commercio, ben 16 erano costituite da immigrati. Che privilegiano settori come le costruzioni, il commercio e l'abbigliamento • Il debito soffoca i paesi poveri: un aumento del 133% nel 2004
ROMA - Non arrivano più in Italia solo come abusivi o lavavetri. Gli immigrati cambiano, così come il loro ruolo. E quelli che si mettono alla guida di una propria azienda aumentano di anno in anno. Solo nel 2004, su 100 nuove imprese individuali iscritte alla Camera di Commercio, ben 16 erano costituite da immigrati. Che privilegiano settori come le costruzioni, il commercio e l'abbigliamento.
E' quanto emerge dalla relazione annuale della Banca d'Italia, nella quale si precisa che nel 2004 il saldo fra le imprese iscritte alle Camere di Commercio e quelle cessate è risultato positivo per circa 90.000 unità. «Il flusso netto di nuove imprese si è riportato sui livelli del 2001, dopo una flessione a circa 70.000 unità nel 2002 e nel 2003. Rispetto al 2003 il numero delle imprese registrate a fine anno è aumentato dell'1,6% (1,3% nel 2003)», si legge nella relazione.
La natalità delle imprese è stata positiva in tutte le ripartizioni geografiche, con il Mezzogiorno a far da traino, con un tasso di natalità netta superiore a quello medio nazionale.
In particolare, nel settore manifatturiero il tasso di natalità netta è risultato negativo per 1,5 punti percentuali a causa della «pronunciata contrazione nel comparto tessile e dell'abbigliamento», settori nei quali «il valore aggiunto a prezzi costanti, dopo una fase di espansione pressochè continua dalla metà degli anni ottanta, risulta in contrazione dal 2001».
Nel comparto delle costruzioni, invece, il valore aggiunto è salito lo scorso anno del 2,7%, mentre nei servizi e nell'agricoltura la crescita è stata rispettivamente pari all'1,2% ed al 10,8%.

«E' inevitabile un aumento dei flussi di immigrati: sono necessarie politiche dirette a regolare gli ingressi da un lato, a favorire l'integrazione dall'altro», ha detto il Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, nelle considerazioni finali, nelle quali hanno trovato spazio anche il ruolo ricoperto dalle imprese made in Italy all'estero.

Le imprese italiane con rilevanti attività in altri Paesi sono 1.450, e di queste 390 sono ai vertici di imprese internazionali. L'espansione riguarda soprattutto i settori a tecnologia alta e medio alta. «L'attività è indirizzata verso Francia, Spagna e Stati Uniti. In Romania, in Polonia, in Croazia e nella Repubblica Ceca investono prevalentemente - ha riferito il Governatore - le aziende operanti nei settori e bassa tecnologia. Scarsa è la presenza all'estero delle imprese con produzioni classificabili a tecnologia medio-bassa, che costituiscono una quota rilevante del nostro settore manifatturiero».

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