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L'Istat rivede ancora i conti 2003 e 2004

Il deficit del 2004, che inizialmente era stato calcolato al 3% e che ieri Eurostat aveva indicato al 3,1%, sale ora al 3,2%. Per il debito ora l'Istituto indica un 106,8% nel 2003, prima di planare al 106,6 dell'anno successivo
ROMA - La rincorsa delle revisioni statistiche fa fare al deficit e al debito pubblico italiano un altro salto. Il deficit del 2004, che inizialmente era stato calcolato al 3% e che ieri Eurostat aveva indicato al 3,1%, sale ora al 3,2%. I conti sono stati rivisti dall' Istat che ha aggiornato le proprie statistiche tenendo conto dei criteri di Eurostat. E tra le novità c'è anche il debito che per Eurostat passava dal 106,5 del 2003 al 106,6% del 2004, con uno stop al processo di riduzione, mentre ora l' Istat indica al 106,8% nel 2003, prima di planare al 106,6 dell' anno successivo.
La lunga telenovela delle revisioni dovrebbe comunque fermarsi. «Diamo così risposta conclusiva agli approfondimenti richiesti da Eurostat», dice l' istituto italiano. L' istituto europeo, che ieri aveva dato la propria stima provvisoria, aveva chiesto «di chiarire ed approfondire i valori di altre operazioni», come il divario tra indebitamento e fabbisogno, cioè i due valori che misurano il bilancio di competenza e il bilancio di cassa dello Stato. «Grazie alla disponibilità di nuove e più dettagliate informazioni che sono state assicurate dalla Ragioneria Generale dello Stato», l' Istat spiega che però le analisi sono stati completate». L' unica novità potrebbe arrivare solo dalla riclassificazione degli aumenti di capitale delle ferrovie - l' Istat ha chiesto la creazione di una task force - ma l' eventuale modifica migliorerebbe i conti di 0,23 punti dell' indebitamento 2004. IL DEFICIT: Sono stati rivisti i valori degli ultimi quattro anni, e per tre l' Italia è risultata essere sopra la soglia del 3%. In particolare il deficit pubblico del 2001, del 2003 e del 2004 è stato pari al 3,2% del Pil. Solo nel 2002 si è fermato al 2,7%. Per il 2004 l' Istat ha rivisto la precedente stima, che si fermava sulla soglia del 3%. Le nuove regole hanno comportato una revisione di ulteriori due decimi dovuti in gran parte alla riclassificazione dei versamenti delle banche concessionarie (1.149 milioni di euro), ai trasferimenti alle imprese (882 milioni di euro) ai crediti di imposta diversi dai bonus sud e occupazione (562 euro) e al rimborso alle famiglie che hanno acquistato immobili pubblici (182 euro).
I nuovi calcoli hanno inoltre portato al 2,1 e all' 1,8%, nel 2003 e nel 2004, anche l' avanzo primario: è un indicatore importante perchè indica il saldo dei conti pubblici al netto delle spese per gli interessi sul debito. Più è alto il valore e meglio è. IL DEBITO: La nuova curva delineata, a differenza di Eurostat, mostra una costante riduzione del debito italiano anche se i valori sono tutti lievitati, e non di poco. Il debito passa dal 111,3% del 2000 al 110,9 del 2001, e al 108,3% del 2002. L' Istat ha poi rivisto in modo maggiore il debito del 2003, che è stato portato al 106,8% del pil contro il 106,5% calcolato da Eurostat. Questo fa si che il debito del 2004 al 106,6 segna un trend decrescente rispetto al passato anche se rappresenta una revisione di 8 decimi di punto rispetto alle precedenti calcoli che attestavano il debito italiano al 105,8%.
- MENO GAP TRA DEFICIT E FABBISOGNO: Il divario fabbisogno-deficit, da sempre considerato una delle anomalie dei conti pubblici degli ultimi anni, si è ridotto e stabilizzato in base alle nuove stime dell' Istat. «La revisione dell' indebitamento netto ha comportato una riduzione del divario con il fabbisogno di cassa elaborato dal ministero dell' Economia». A conti fatti «la differenza complessiva tra l' indebitamento (o deficit) e fabbisogno è stata mediante nell' ultimo quadriennio pari allo 0,7% del pil, in notevole diminuzione rispetto alle valutazioni precedenti». Il fabbisogno e il deficit misurano rispettivamente i conti di cassa e quelli di competenza del bilancio pubblico.
- CALA PRESSIONE FISCO: Il peso del fisco è stato, nel 2003 e nel 2004, più basso di quanto inizialmente stimato. La pressione fiscale, cioè il peso di tasse e contributi in rapporto al Pil, è stato pari al 42,6% nel 2003 (due decimi in meno rispetto alla precedente stima) e al 41,7% nel 2004 (in calo di un decimo).

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