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«Natuzzi non delocalizzi»

Nell'incontro al Ministero del Lavoro, per arrivare all'utilizzo della Cassa integrazione straordinaria per 1320 persone, i sindacati hanno chiesto precisi impegni
ROMA - «La Natuzzi deve assumersi degli impegni precisi». Questa la condizione che hanno posto i sindacati di categoria FeNeal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, nel corso dell'incontro al Ministero del Lavoro, per arrivare all'utilizzo della Cigs, Cassa integrazione straordinaria, per i 1.320 lavoratori, ritenuti dall'azienda in esubero.
«L'Azienda - sostengono in una nota i sindacati - si deve impegnare al mantenimento dei siti produttivi in Italia e quindi a non delocalizzare lavorazioni oggi fatte nel nostro Paese presso gli stabilimenti di proprietà in Brasile Cina, Romania. Si deve impegnare a fare investimenti negli stabilimenti esistenti in Italia, certi e verificabili su nuovi prodotti, innovazione e ricerca ed, infine, per quanto riguarda l'utilizzo della Cassa integrazione, non considerarla l'unica risposta alla crisi».
Nell'incontro al Ministero, l'azienda ha ufficialmente comunicato il calo degli utili e del fatturato, dichiarando che lo stesso dal 2002 al 2004 si è ridotto del 6,4% e che nel 1° trimestre 2005 si registra una contrazione congiunturale del 30% sull'analogo periodo 2004.
Il quadro economico in Italia, sostiene la Natuzzi, ha perso competitività nei confronti dei paesi partners europei e nel 2004 e nel 2005 la congiuntura si è aggravata per effetto della svalutazione del dollaro nei confronti dell'euro. Inoltre, l'incremento del prezzo del petrolio ha determinato una forbice del potere d'acquisto dei consumatori, con delle conseguenti ricadute negative sulla domanda.
Per tutti questi motivi, la Società, pur dichiarando la propria intenzione di continuare la produzione del marchio Natuzzi negli stabilimenti Italiani, intende ridurre i costi e incrementare la produttività, chiedendo la Cigs per «riorganizzazione complessa» per ben 1.320 lavoratori, considerati in esubero.
Le Federazioni Nazionali che, unitamente alle Confederazioni, avevano previsto e denunciato da tempo la crisi di molti settori produttivi ed in particolare dei comparti manifatturieri come il Mobile/Arredamento, hanno dichiarato che il rilancio del sistema industriale nel distretto Murgiano dell'imbottito non può essere realizzato con i tagli occupazionali, ma attraverso concrete politiche industriali a sostegno di uno sviluppo equilibrato del settore e dell'area sistema.
FeNeal, Filca e Fillea, hanno ribadito che una competizione sui costi sarebbe certamente perdente nei confronti dei paesi emergenti (in particolare Cina, Brasile, Romania) , provocando ulteriori delocalizzazioni produttive; così come nemmeno è possibile immaginare un futuro del Mobile/Arredamento ridotto ad un mero presidio produttivo di nicchia, del tutto insufficiente a garantire uno sviluppo equilibrato del settore ed una tenuta occupazionale.
Le Federazioni Nazionali hanno convenuto, pertanto, di iniziare un confronto stringente sia per la vertenza con la Natuzzi che per la necessità di articolare precise risposte riferiti all'intera Area sistema. Per quanto concerne la vertenza, i sindacati hanno concordato una data di incontro con l'azienda per il 3 giugno 2005 a Bari, preceduta il giorno 30 maggio 2005 da una riunione sindacale finalizzata a concordare le risposte da dare all'azienda stessa.
Tuttavia il confronto di merito dovrà iniziare a fronte di alcune condizioni preliminari, dicono i sindacati: 1) la Natuzzi si deve impegnare concretamente al mantenimento della produzione del marchio principale presso gli stabilimenti italiani, allocando le lavorazioni presso gli stabilimenti di proprietà in Brasile , Cina e Romania solo del marchio «promozionale» Italsofa; 2) l'azienda deve quindi continuare gli investimenti sia per il marketing del marchio Natuzzi che per la «ricerca e sviluppo»; 3) La Cigs non può essere l'unica risposta alla crisi, nè può rappresentare una discriminazione di fatto rispetto alla gestione degli esuberi dichiarati; 4) Innovate relazioni sindacali, più volte rivendicate, devono consentire di gestire effettivamente i progetti riorganizzativi ed i parametri con i quali misurare e premiare incrementi di produttività e qualità aziendale, garantendo la partecipazione ed il consenso dei lavoratori.
Nel frattempo, verranno convocate le Assemblee dei lavoratori per una opportuna informazione e per coinvolgere maggiormente le maestranze nel sostegno di questo difficile confronto.
Per quanto concerne, infine, le iniziative e le strategie da mettere in campo in merito dell'intera area sistema , le Federazioni Nazionali, oltre all'incontro già calendarizzato per il giorno 30 maggio, hanno chiesto alle Confederazioni Cgil Cisl e Uil di convocare urgentemente una riunione per concordare le proposte, le richieste e le varie iniziative in risposta alla crisi che ha colpito duramente il territorio Murgiano ed il settore (si contano già centinaia di licenziamenti, soprattutto nelle piccole imprese e nei «conti lavorazione»).
«Unitamente alle Confederazioni - concludono i sindacati di categoria - vogliamo riattivare il Tavolo istituzionale di confronto che era già stato collocato presso la Presidenza del Consiglio, utilizzando la Task Force guidata dall'On. Borghini. Si tratta di riprendere le proposte già ampiamente discusse dalle parti e rimaste purtroppo lettera morta».

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