Martedì 25 Giugno 2019 | 01:38

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Mafia - Le mani sulle imprese

Un giro d'affari da 71 miliardi l'anno. Tra le regioni più colpite Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. La crisi indebolisce le aziende, ma ingrassa la criminalità
Mafia - Le mani sulle imprese
ROMA - La crisi economia indebolisce le imprese ma ingrassa la criminalità organizzata: presi alla gola da calo dei consumi, tasse, tariffe locali e costi di gestione gli imprenditori in difficoltà arrivano a pagare fino al 150% annuo di interessi sui prestiti contro il 120% dell'anno scorso.
Il giro d'affari complessivo di usura, racket, furti, rapine, truffe, contrabbando, abusivismo e cybercrime supera i 71 miliardi di euro e colpisce non solo commercio, ristorazione e servizi, ma anche l'agricoltura, la pesca, la gestione dei rifiuti e i lavori pubblici.
E' un panorama nero quello contenuto nell' VIII Rapporto Sos Impresa «Le mani della criminalità sulle imprese», presenti il presidente nazionale di Confesercenti Marco Venturi, il sottosegretario del ministero degli Interni Alfredo Mantovano, il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante, il presidente di Sos Impresa Lino Busà e il presidente onorario Fai Tano Grasso, oltre a imprenditori che hanno testimoniato di essere stati vittime di minacce ed estorsioni.

* LE ESTORSIONI - Ogni attività economico-imprenditoriale - si legge nel rapporto - viene avvicinata dai signori del pizzo con il volto della collusione, piuttosto che con quello spietato dela minaccia; insomma la richiesta del pizzo è diventata soft ma non per questo è meno opprimente e generalizzata: anzi, con l'avvento dell'euro c'è stato un aumento del denaro richiesto e i soldi versati nelle casse della criminalità si aggirano sui 6 mld di euro.
Il pizzo è un fenomeno diffuso nelle grandi città metropolitane del sud: in Sicilia sono colpiti l'80% dei negozi di Catania e Palermo; lo pagano il 70% delle imprese di Reggio Calabria, il 50% di quelle di Napoli, del nord barese e del foggiano con punte che toccano la quasi totalità delle attività commerciali, della ristorazione e dell'edilizia. In queste zone - stando al rapporto - a non pagare il pizzo sono le imprese già di proprietà dei mafiosi. Si è giunti al punto che gli ambulanti abusivi di un mercato di Napoli hanno scioperato contro l'aumento della tangente salita a 100 euro la settimana per ciascuna bancarella a fronte dei 20 euro pagati fino a dicembre
* LA GEOGRAFIA DELLE DENUNCE - Il fenomeno dell'estorsione è radicato in quattro regioni: Puglia, Campania, Calabria e Sicilia che da sole superano il 54% dei procedimenti aperti. In altre regioni come Lombardia e Piemonte si segnala un trend in crescita. Tra i procedimenti aperti nel corso dell'ultimo triennio riguardanti l'andamento delle denunce, emerge un trend di crescita importante nella città di Napoli. Di segno diverso e negativo il numero delle denunce provenienti dalla Sicilia.
* LA TASSA DELLA MAFIA, I BOSS IN GONNELLA, I 'PICCIRIDDI' D'ONORE - Tra le curiosità segnalate dal rapporto anche il fatto che non mancano casi in cui sono gli imprenditori, in procinto di aprire una nuova attività, a cercare il 'mafiosò per mettersi in regola, magari concordando la modalità di riscossione del pizzo. Il rapporto segnala anche come ci sia stato, in questi ultimi anni, un ricambio generazionale in gran parte determinato dall'arresto dei capi storici che ha comportato da un lato la promozione a capo di molte donne dei boss finiti in galera e dall'altro un forte abbassamento dell'età media degli estorsori, fino al coinvolgimento di minorenni. I numeri della criminalità minorile registrano un continuo aumento soprattutto in Sicilia. I giovani estorsori risultano anche più pericolosi degli adulti: non perseguono una 'carriera criminalè costruita con pazienza e capacità di mediazione e vogliono tutto e subito, minacciando le vittime e perpetrando violenze.
* L'USURA - Dal 2000 ad oggi sono state 357.000 le attività commerciali che hanno chiuso i battenti e di queste un 30% deve la chiusura ad un forte indebitamento e all'usura. Quattro i settori del dettaglio in cui il rischio usura ha toccato l'allarme rosso: alimentari, calzature, fiori e mobili. Cresce anche il numero dei commercianti in attività coinvolti in rapporti usurari, oggi stimati in 150 mila per oltre 450 mila posizioni debitorie, di cui almeno 50 mila con associazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all'usura. Tra le regioni italiane, il Lazio è la più esposta a rischio usura. L'usuraio è in prevalenza uomo (92%) maturo, d'età compresa tra i 41 e i 53 anni, nato nell'Italia meridionale (66%). Ufficialmente è imprenditore, ma data l'età molti sono i pensionati; tutti dichiarano un reddito basso e un 5% è addirittura nullafacente. Vittime e carnefici frequentano gli stessi ambienti economici e sociali e hanno in comune età, regioni di provenienza e attività. I tassi di interesse sono ulteriormente lievitati negli ultimi anni e al nord toccano il 20% mensile. Spesso la vittima intrattiene 2-3 rapporti usurai contemporaneamente.
* LEGGE CIRIELLI - Un paragrafo del rapporto è dedicato alla proposta di legge comunemente nota come ex-Cirielli o salva-Previti con la quale l'impunità sarebbe garantita.
* CRIMINALITA' SU STRADA - Nel 2004 i furti sono cresciuti superando 1.352.000 con un incremento rispetto al 2003 di 30 mila. Gran parte di questi si sono svolti negli appartamenti e nei negozi, con 90 mila furti all'anno. Ogni giorno più di 360 negozi sono visitati da malviventi con un danno medio di circa 7mila euro pro-capite. E' pari a 1,6 mld il valore delle merci e del denaro sottratto agli imprenditori ogni anno. Tra il 2002 e il 2003 le truffe sono passate da 54mila a 187 mila. Il fatturato del contrabbando oscilla tra i 600 milioni e 1,5 mld di euro. In Italia 12 milioni di cd e 1 di musicassette dei 35 milioni venduti nel 2004 provenivano dal mercato nero, il 90% è prodotto in Campania. A livello mondiale la merce contraffatta rappresenta il 36% del mercato; nella sola Europa il giro d'affari è di 4,5 mld di euro l'anno e in Italia 55 mln.

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