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Siniscalco: «no» a manovra bis

Il ministro del Tesoro ha illustrato le misure economiche all'Ecofin informale di primavera, portando a casa un primo cauto via libera del presidente di turno del Consiglio europeo, Jean-Claude Juncker
LUSSEMBURGO - Il governo è già al lavoro per preparare il pacchetto di misure destinate a fare fronte alla recessione ed a riportare il deficit di bilancio all'interno dei parametri di Maastricht.
Il ministro del Tesoro, Domenico Siniscalco, le ha illustrate ai partner europei, riuniti a Lussemburgo per l'Ecofin informale di primavera, portando a casa un primo cauto via libera del presidente di turno del Consiglio europeo, Jean-Claude Juncker. Il tutto con le più ampie assicurazioni, come spiega lui stesso in una conferenza stampa al termine della riunione, che «ogni misura sarà presa all'interno del Patto di stabilità», che non sarà fatto «nulla di finanziariamente incompatibile», che non ci sarà «alcuna manovra bis, anche perchè - ha detto - nessuno la chiede. «E sarei un cattivo economista - sono le sue parole - se la facessi».
Quando parla di manovra, il ministro cerca di fugare alcuni ricordi del passato quando le misure erano destinate per lo più ad aumentare le entrate attraverso nuove tasse. Al tempo stesso, quella che tutti ormai definiscono una recessione, impone la massima cautela al fine di evitare un ulteriore peggioramento della congiuntura economica, con due trimestri successivi di diminuzione del Pil, come già è avvenuto in Portogallo o in Olanda.
Ma soprattutto Siniscalco parte dalla premessa di voler restare nel quadro del Patto di stabilità, anche se la sua versione riveduta di recente gli consentirà, con ogni probabilità, di applicare delle attenuanti per arrivare fino al 3,5% e tempi più lunghi per il rientro dal deficit eccessivo. Siniscalco ha citato oggi la stampa internazionale che guarda al caso Italia come «un primo test per vedere se funziona il Patto di stabilità rinnovato».
Siniscalco arriva a dire che «la situazione italiana è percepita come un problema per l'Europa», una Europa pronta «a cooperare perchè chi resta indietro va aiutato». Un'Europa attenta alle divergenze tra le economie degli Stati membri che saranno oggetto di un apposito studio. Secondo l'analisi di Siniscalco, in realtà di Europe ce ne sono tre: la prima fatta di quei Paesi che hanno già realizzato le riforme e quindi crescono, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo; la seconda di chi ha puntato sulle esportazioni, a cominciare dalla Germania; infine, la terza, con quei Paesi come l'Italia che hanno una domanda interna sostenuta e un export debole.
Secondo il ministro, la recessione italiana non rappresenta «una frenata», al contrario, ha radici strutturali che vengono da lontano. E a chi gli chiede se non ci siano anche delle colpe da ricercare nella politica del governo, Siniscalco ricorda che in passato le una tantum sono state utilizzate «come un ponte» di fronte ad una «recessione che nel 2001 sembrava temporanea». Da quando è ministro, lui «ha cercato il più possibile una impostazione strutturale della Finanziaria, sostenendo il gettito con studi di settore che sono il contrario dei condoni. E così continuerà per il futuro».

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