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Nel mondo 12 milioni di schiavi, la metà ragazzi e bambini

La stima in un rapporto dell' Ufficio Internazionale del Lavoro (Ilo) pubblicato oggi a Ginevra. «Un tale piaga sociale non dovrebbe esistere nel mondo moderno»
GINEVRA - Almeno 12,3 milioni di uomini, donne e bambini nel mondo sono vittime del lavoro forzato e circa la metà ha meno di 18 anni, stima un rapporto dell' Ufficio Internazionale del Lavoro (Ilo) pubblicato oggi a Ginevra. «Un tale piaga sociale non dovrebbe esistere nel mondo moderno», ha affermato il Direttore Generale dell'Ilo, Juan Somavia, presentando lo studio.
Secondo il rapporto - «l'analisi più completa mai realizzata» da un'organizzazione intergovernativa sul fenomeno e sulle sue cause - 2,5 milioni di persone sono costrette al lavoro forzato dallo Stato o da gruppi militari ribelli, ma la maggioranza dei moderni forzati (9,8 milioni) viene sfruttata nel settore privato. Di questi, circa 2,4 milioni di persone sono vittime della tratta di esseri umani, afferma l'Ilo, fornendo la prima stima mondiale dei profitti generati dallo sfruttamento del lavoro di donne, uomini e bambini vittime della tratta di esseri umani: un totale di 32 miliardi di dollari l'anno, equivalente ad una media di circa 13mila dollari l'anno per ogni vittima di tratta.

La percentuale dei lavoratori forzati nel mondo vittime della tratta varia da un luogo all'altro. Nei Paesi industrializzati, in quelli in transizione nonchè nel Medio Oriente e nell'Africa del Nord, la quota delle vittime della tratta arriva al 75% del totale. In Asia, America Latina e nell'Africa Sub-Sahariana, la percentuale delle persone coinvolte nella tratta rappresenta meno del 20% delle vittime totali. Ma in generale - afferma l'Ilo - il lavoro forzato è un problema mondiale che riguarda tutti i Paesi, tutte le regioni del mondo e tutti i tipi di economie. Secondo le stime - ma il fenomeno è difficile da misurare - la regione nella quale si trova il maggior numero di persone sottoposte al lavoro forzato è l'Asia, con 9,5 milioni. L'America Latina e i Caraibi contano complessivamente 1,3 milioni di persone sottoposte al lavoro forzato mentre l'Africa Sub-Sahariana ne conta 660.000, il Medio Oriente e l'Africa del Nord insieme ne totalizzano 260.000. Nei Paesi industrializzati le vittime sono 360.000 e 210.000 nei Paesi con economie in transizione.

I minori di 18 anni pagano il più alto tributo rappresentando complessivamente il 40-50 % delle vittime del lavoro forzato nel mondo. Lo sfruttamento di individui a scopo economico colpisce inoltre più donne e bambine (56%) che uomini e ragazzi (44%). Ma il divario è particolarmente enorme nel settore dello sfruttamento sessuale a scopo di lucro: il 98% dele vittime è costituito da donne e ragazzine, secondo le stime dell'Ilo.

Il rapporto mette in evidenza le forme emergenti di lavoro forzato che colpiscono i lavoratori migranti, in particolare i migranti irregolari nei Paesi di destinazione sia ricchi che poveri. Inoltre, vengono esaminate le condizioni del mercato del lavoro che favoriscono il lavoro forzato, come ad esempio la mancanza di controlli adeguati sulle agenzie di collocamento e sui sistemi di subappalto o le carenze nel sistema d'ispezione del lavoro. L'Ilo esamina poi le forti pressioni a favore di una deregolamentazione dei mercati del lavoro quale conseguenza di una strategia generale atta a ridurre i costi del lavoro a favore di un incremento della competitività.
Per Somavia, «il lavoro forzato è il rovescio della globalizzazione ed è un insulto ai diritti e alla dignità degli esseri umani». E' quindi fondamentale sradicarlo, ha affermato, lanciando un appello per «un'alleanza globale contro il lavoro forzato».

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