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L'economia pugliese è debole

E' la conclusione del rapporto sullo sviluppo provinciale e regionale tracciato oggi in occasione della terza edizione della Giornata dell'Economia. E' il terzo anno consecutivo
BARI - La crescita dell'economia pugliese è debole e la crescita è lenta perché il sistema industriale non riesce ad incidere sul territorio. E' la conclusione del rapporto sullo sviluppo provinciale e regionale tracciato oggi in occasione della terza edizione della Giornata dell'Economia.
Per il terzo anno consecutivo, infatti, la crescita non ha sortito effetti significativi sul sistema delle imprese e sul benessere di ampie fasce di popolazione. Uno dei fattori che limitano il potenziale di sviluppo dell'area è la non elevata incidenza delle attività industriale regionale che ha fatto registrare un risultato negativo in linea con il ciclo di stagnazione e recessione in atto da diverso tempo. Ad incidere sono ancora le difficoltà congiunturali che riguardano la maggior parte dei settori produttivi. Da questa situazione non sono estranee le piccole e medie imprese e le aziende di media dimensione che in passato avevano mostrato una maggiore capacità di tenuta sul mercato. Tra i settori industriali, comunque, i più penalizzati sono certamente il tessile-abbigliamento-calzature, a causa della sempre più insostenibile concorrenza cinese.
Abbastanza negativo è anche il dato relativo alle esportazioni provinciali che nel 2004 sono aumentate solo del 2,7% rispetto all'anno precedente, contro il +13,7% di quelle regionali ed il +6% di quelle italiane.
Tale situazione, quindi, si ripercuote sull'intera economia. Dall'analisi emerge, infatti, che nel 2004 la crescita è stata lenta e troppo debole, nonostante le aziende abbiano reagito ai segnali del declino strutturale e del modello di specializzazione. L'ampliamento continuo del tessuto produttivo e l'occupazione che ancora tiene, anche se non come negli ultimi anni, sono segnali della vitalità del sistema economico. L'area barese, in particolare, ha prodotto nel 2003 un valore aggiunto di oltre 23 miliardi di euro con un valore pro capite di 14.325 euro, che colloca la provincia all'82° posto nella classifica delle province italiane del reddito per abitante. In altri casi, invece, l'area barese è al primo posto tra le province pugliesi. Si tratta, comunque, di posizioni abbastanza arretrate e comuni al resto del Mezzogiorno.
Evidenti sono i riflessi sulla situazione del mercato del lavoro. In provincia di Bari il tasso di attività nel 2004 è stato pari al 54,9% (1,5 punti in più rispetto alla media regionale), così come quello occupazionale provinciale è molto inferiore rispetto a quello nazionale (46,8% contro 57,4%). Il tasso di disoccupazione raggiunge il 14,7% contro il 15,5% della regione e l'8% dell'Italia.
Anche il futuro non sembra essere promettente. Nel prossimo triennio 2005-2008, infatti, l'economia dovrebbe crescere poco in termini di valore aggiunto (solo l'1,5% annuo) anche se con un'intensità maggiore rispetto al triennio precedente (0,5%).
«Emerge - ha commentato Antonio Laforgia, Presidente della Camera di Commercio di Bari - una chiara spinta verso la ricerca di alleanze e cooperazione su obiettivi specifici (dalla gestione strategica delle filiere produttive alla valorizzazione congiunta dei beni culturali ed ambientali). Le camere di commercio sono istituzioni che hanno fatto proprio delle alleanze il metodo ed il contenuto della loro attività per lo sviluppo del territorio ed impegnate nella difesa e promozione degli interessi complessivi dell'impresa».

Pierluigi De Santis

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