Mercoledì 29 Gennaio 2020 | 18:06

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Istat: il made in Italy è in crisi

Dall'olio all'abbigliamento, dai tessuti alle scarpe, dai mobili ai gioielli, il quadro è allarmante. A febbraio, fatturati in flessione fino a -32,5% per la maglieria; -4,2% per le scarpe e -3,5% nel settore del mobile.
• Tessile - Ipi: urge innovare
ROMA - Dall'olio all'abbigliamento, dai tessuti alle scarpe, dai mobili ai gioielli. Che il Made in Italy sia in crisi è una certezza acquisita, ma gli andamenti specifici delle varie industrie consegnano un quadro più allarmante della situazione, da cui emerge che i settori di punta dell'ingegno e della capacità italiani registrano flessioni in molti casi anche a due cifre.
Guardando alla scomposizione degli ultimi dati sul fatturato dell'industria italiana diffusi recentemente dall'Istat e relativi al mese di febbraio 2005 si nota come a pesare sul calo annuo dello 0,2% (in realtà anche più sostanzioso, se si pensa che si tratta di un dato in valore e che quindi ingloba anche l'aumento dei prezzi alla produzione del 4,7%) siano in particolare, come noto, il tessile e i mezzi di trasporto. Ma per capire come sono andate esattamente le cose occorre andare più nello specifico.
Si scopre così che l'industria tessile e dell'abbigliamento, crollata come noto dell'8,1%, nasconde in sè situazioni di vero e proprio allarme. A cominciare dalla fabbricazione dei tessuti a maglia (in sostanza la materia prima per la fabbricazione di tanta moda italiana), che nel giro di un anno hanno visto il fatturato crollare del 32,5%. Non vanno molto meglio le cose per gli articoli in maglieria (praticamente golf e cardigan), scesi del 21,6%. In generale, l'industria tessile è arretrata del 10,8% (con il confezionamento di articoli tessili, escluso il vestiario, in calo dell'8,3%), mentre quella dell'abbigliamento (che comprende anche le pellicce), è scesa del 6,2%: in particolare, il confezionamento di vestiario in tessuto e gli accessori calano del 6,5%. In difficoltà sono anche le scarpe, il cui fatturato totale è sceso del 4,2% da tra febbraio 2004 e lo stesso mese di quest'anno.
Sul fronte moda, tuttavia, le cose vanno invece molto meglio per la pelletteria: il confezionamento di vestiario in pelle è cresciuto del 22,9%. E molto positivo è anche l'andamento della voce fabbricazione di articoli da viaggio, borse, marocchineria e selleria, che registra una impennata del 25,3%.
Ma il Made in Italy non è solo abbigliamento. Basti pensare ai mobili, altro settore d'eccellenza di molte regioni del Paese, che nel mese di febbraio hanno visto il fatturato totale scendere del 3,5%. O alle mille prelibatezze alimentari di cui la Penisola è produttrice. L'industria alimentare, delle bevande e del tabacco, in generale, ha registrato un calo del fatturato dell'1,1%: in difficoltà appare in particolare la fabbricazione di oli e grassi vegetali e animali (e quindi anche dell'italianissimo olio extravergine d'oliva), in caduta del 12,2%. Ma male va anche la lavorazione del pesce (-5%), quella dell'ortofrutta (-8,4%) e perfino la fabbricazione di prodotti per l'alimentazione degli animali (-4,5%). Stabile, invece, risulta la lavorazione di prodotti a base di carne.
In flessione di qualche punto, infine, appaiono anche altri settori più di nicchia, ma nei quali l'Italia si è sempre distinta. La voce gioielleria e oreficeria, per esempio, che a febbraio ha registrato un calo del fatturato del 5,5% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. O anche quella della fabbricazione di piastrelle, altro comparto d'eccellenza, caduta dell'1,9%. Mentre la fabbricazione di apparecchi di uso domestico (in sostanza, gli elettrodomestici) cala dell'1,8%. Non si salva, infine, neanche l'industria delle armi e munizioni, dove l'Italia vanta una tradizione centenaria: il ribasso, in questo caso, è del 7,4%.

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