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Contro Ogm le etichette utili solo per i biscotti

«L'etichettatura nel caso degli ogm è un po' una presa in giro, dobbiamo dirlo questo ai consumatori». A sollevare ancora una volta il caso sul transgenico nelle sue tante sfaccettature è il presidente di Nomisma, Paolo De Castro
Paolo De Castro ROMA - «L'etichettatura nel caso degli ogm è un po' una presa in giro, dobbiamo dirlo questo ai consumatori». A sollevare ancora una volta il caso sul transgenico nelle sue tante sfaccettature è il presidente di Nomisma, Paolo De Castro che, in un'intervista, ridimensiona fortemente l'efficacia di questo sistema per quanto riguarda i prodotti agroalimentare. E lo fa, questa volta, vestendo i panni di professore ordinario di medicina veterinaria all'Università di Bologna, oltre ad essere presidente della Fondazione Qualivita che ad Orvieto organizzerà il 3 e il 4 giugno prossimi il secondo Forum Europeo sulla Qualità Alimentare, un momento di raccordo tra operatori delle filiere, istituzioni e consumatori.

«Quando diciamo che il prodotto Ogm è etichettato per cui il consumatore può essere tranquillo di sapere quello che mangia, non è proprio così. Tutto dipende di cosa parliamo. Non esiste alcuna etichetta su carni, formaggi, latte che possa raccontare la storia dei mangimi utilizzati per l'alimentazione di vacche, maiali, polli e conigli».
Vale a dire? «L'animale è uno straordinario filtro biologico. In un prodotto zootecnico trasformato, non si potrà mai rintracciare la presenza eventuale di una molecola geneticamente modificata. La soia Ogm ad esempio, quando viene digerita nello stomaco dell'animale si scompone in aminoacidi semplici e non si saprà mai se era o non era transgenica, non esiste tecnica scientifica per poterne individuare l'origine. Quindi, se oggi l'alimentazione è a base di mais o soia Ogm o non Ogm, la sequenza non si troverà nel prodotto finito, ma solo nel mangime di partenza. Mi spiego meglio: la proteina vegetale è una composizione di sequenza di aminoacidi diversa da quelle di partenza; quando si scompone e si ricompone in proteina animale non ha più alcun un marcatore».

Eppure non mancano campagne pubblicitarie in cui si assicurano i consumatori che gli animali mangiano Ogm-free.
«Certamente, perchè nessuno può dimostrare il contrario. Non esisteranno mai formaggi, uova e carni Ogm; solo l'animale, ossia la razza, potrebbe essere modificato geneticamente, ma parliamo di fantascienza, un processo che assolutamente non esiste».

Eppure l'etichettatura è un baluardo per la sicurezza alimentare.
«Certamente, per questo abbiamo fatto una grande battaglia con gli Stati Uniti e andremo sicuramente avanti, ma bisogna capire dove serve apporla, tutto qui. Se parliamo di Ogm, e quindi di dare la possibilità di scelta al consumatore, il sistema è importante soltanto per una microfrazione dei consumi, i biscotti ad esempio, che possono essere fatti con prodotti transgenici, quelli che hanno la lecitina di soia».
Mettiamo per un momento da parte la scienza, lei da che parte sta sugli Ogm? «Se devo rispondere con il cuore rispondo come reagii quando, da ministro dell' Agricoltura, prima di Pecoraro Scanio, aprii la moratoria degli Ogm. Certo, vorrei un mondo non transgenico e senza nucleare, ma se poi il resto del mondo fa una scelta diversa... il discorso cambia. Prendiamo ad esempio l'energia nucleare: il mondo ha deciso di andare avanti su questa strada, per cui oggi l'Italia, che anni fa fece una scelta unilaterale, non di testa ma con il cuore, importa energia dalle 35 centrali nucleari francesi messe sui nostri confini; a questo punto siamo cornuti e mazziati perchè abbiamo gli stessi rischi dei francesi e in più paghiamo il doppio l'energia che importiamo».

Morale? «Non possiamo declinare la ragione dal desiderio e per gli Ogm è la stessa cosa. Se il mondo intero, Europa compresa, ha deciso e sta già andando verso questa direzione, dobbiamo ragionare e lavorare sulla coesistenza. Non possiamo non proseguire nella ricerca e nelle analisi come fanno gli altri paesi europei, altrimenti sono gli altri che fanno le scelte per noi. Senza andare negli Stati Uniti, in Europa, anche se vige il principio di precauzione, agli Ogm hanno aperto totalmente Spagna, Austria, e Francia che si appresta a farlo. Ma quando sai che la Cina ha 89 varietà biotech, l'India 65 e tutto il mondo ormai le produce, non è che noi possiamo mettere delle barriere alla frontiera».

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