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Lavoro - Italiani tra i più pigri, stakanovisti in Usa

Rispetto i colleghi europei i lavoratori italiani hanno le bustepaga più leggere. Almeno 40 le orelavorative negli Stati Uniti, 38 in Europa, ma la tendenza è all'aumento
ROMA - Lavorano decisamente meno degli statunitensi, ma più di tedeschi, francesi, olandesi e danesi. Ed a risentirne nel confronto con i loro omologhi di oltreoceano è sicuramente la busta paga, decisamente più leggera. I lavoratori full-time italiani trascorrono circa 1.672 ore l'anno seduti dietro la propria scrivania, in media - secondo il rapporto 2005 del CesIfo - 38 ore la settimana. Ma gli europei non devono farsi una colpa del loro lavorare meno: sono gli standard contrattuali a stabilirlo. Solo la Germania si sta progressivamente adattando ai canoni a stelle strisce aumentando l'orario di lavoro per far fronte alla crescente concorrenza internazionale ed alla minaccia di delocalizzazione.

Gli stakanovisti a livello mondiale sono gli americani con 1.904 ore lavorate ogni anno per dipendente, per un ammontare di circa 40 ore la settimana. I giapponesi, invece, trascorrono dietro la scrivania circa 100 ore in meno degli statunitensi (1.803 ore l'anno per lavoratore), mentre a livello europeo i più attaccati al posto di lavoro sono gli abitanti dei nuovi paesi membri a fronte della spiccata pigrizia dei più anziani: Italia, Francia, Germania occidentale e Regno Unito figurano infatti alle ultime posizioni della classifica CesIfo con meno di 1.700 ore lavorate ogni anno.

Ma se queste sono le ore di lavoro stabilite a livello contrattuale, c'è però da dire che sono in molti a lavorare decisamente di più. In Italia, infatti, i dipendenti rimangono in media inchiodati al proprio posto circa 38,5 ore alla settimana, cioè mezzora in più rispetto a quanto stabilito dalla normativa vigente. Ben più pesante il differenziale nel Regno Unito: se da contratto le ore settimanali sono 37,2, gli inglesi tendono a spendere in ufficio circa 43,3 ore la settimana, quindi circa 6,1 ore in più del previsto.

Il rapporto CesIfo mette però in evidenza come anche l'Europa si stia progressivamente adeguando a nuovi ritmi lavorativi, imposti per lo più dalla pressante concorrenza internazionale. E' il caso della Germania, che sta facendo da apripista: molte aziende tedesche alle prese con profonde crisi, come Opel e DaimlerChrysler, hanno raggiunto un accordo con i sindacati per portare l'orario di lavoro a 40 ore settimanali mantenendo immutati gli stipendi.

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