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Patto territoriale nord-barese ofantino regia per lo sviluppo

BARI - Il Patto territoriale nord-barese-ofantino si fa in quattro, anzi in cinque. E' stata appena sottoscritta, infatti, la nascita di una quinta agenzia per l'innovazione nella pubblica amministrazione, che affianca le altre quattro che già operano in ambito turistico, per l'internazionalizzazione delle imprese, l'ambiente e l'inclusione sociale. Una presenza articolata per settori e sparsa sul territorio come per riuscire ad abbracciare tutti gli ambiti possibili e guidarli lungo una direttrice unica, che poi è l'anima stessa del patto: creare occupazione locale.

«Ogni agenzia ha una sua direzione in un differente comune coinvolto nella strategia del Patto - spiega Emmanuele D'Aluiso, direttore e coordinatore tecnico - questo per distribuire la territorialità, salvale la policentricità e coinvolgere parimenti tutti gli enti locali: a Trani ha sede l'agenzia per il turismo; a Corato quella per l'internazionalizzazione; a Trinitapoli l'ambientale; ad Andria l'agenzia che opera a favore dell'inclusione sociale; a Barletta l'ultima nata per sostenere l'innovazione tecnologica della pubblica amministrazione. Tutte insieme agiscono come vere e proprie agenzie per il lavoro in coordinamento con le finalità stesse del Patto territoriale».
Non è facile spiegare cosa fa praticamente chi lavora per il Patto: la struttura opera sul territorio applicando le direttive comunitarie, volte a semplificare le procedure amministrative ed imprenditoriali per creare nuove opportunità di lavoro ed impiego. Le sue strategie sono basate sulla concertazione degli interessi espressi dalle forze del territorio (enti locali, associazioni imprenditoriali, associazioni sindacali, associazioni culturali ed ambientali, organismi professionali, organismi finanziari, o altri) per realizzare progetti innovativi di sviluppo a forte valenza imprenditoriale ed ad elevato impatto occupazionale, il tutto attraverso una rete di relazioni che devono costantemente essere ricalibrate e fatte dialogare.

«Il Patto territoriale e tutte le agenzie specializzate che lo compongono sono 'creature del ministero dell'Economia'. - spiega il direttore D'Aluiso - Il Patto nasce ufficialmente nel 1997 nell'ambito di un'azione pilota dell'Unione europea nell'ambito di una nuova strategia per l'occupazione ed il sostegno di regioni o province particolari. In tutto sono 89 i patti territoriali per l'occupazione avviati a livello europeo e di questi 10 in Italia. Siamo tutti in rete con la 'regia' gestita dal Ministero, ci scambiamo buone prassi ed esperienze in modo da imparare gli uni dagli altri. Sostenere la crescita e lo sviluppo non è semplicissimo, ci vogliono strategie e programmazioni a lungo termine e solo insieme si può farcela».
La prima fase di vita del Patto territoriale nord-barese-ofantino si è chiusa nel 2001. Grazie a finanziamenti pubblici il Patto ha potuto distribuire fondi per il sostegno e l'avvio di nuove imprese ed attività sul territorio o curare l'innovazione di aziende già esistenti, seguendo le quattro direttici principali dettate dall'Unione Europea: sostegno dell'imprenditorialità, favorire l'occupabilità, adattare i sistemi produttivi ai nuovi processi Ict e garantire le pari opportunità, promovendo l'ingresso nel mondo del lavoro di particolari categorie svantaggiate.

Quattro pilastri che continuano a reggere ancora oggi le strategie del patto, ma in maniera differente: non più girando contributi pubblici, ma promovendo una crescita partecipata e di cui tutti gli attori sul territorio si fanno carico, anche finanziariamente.
«Il Patto è un vero e proprio promotore dello sviluppo locale - mette in risalto D'Aluiso - lo ha fatto gestendo i fondi comunitari, lo continua a fare oggi. Abbiamo dimostrato e continuiamo in questo solco, che tutte le parti sociali coinvolte, pubbliche e private, in un'ottica di cooperazione possono e devono collaborare se si vogliono ottenere risultati. I Patti che sono nati come soggetti territoriali di natura finanziaria e di gestione di fondi pubblici, sono oggi attori protagonisti insieme con gli enti pubblici e privati per promuovere il territorio e farlo crescere economicamente e in modo indipendente. Non si può crescere solo con il sostegno finanziario pubblico, c'è bisogno di camminare con le proprie gambe».
Ogni territorio ha tante ricchezze e tante difficoltà da superare, come in una grande orchestra il maestro sa armonizzare i vari strumenti e musicisti, così il Patto sa far dialogare e mette in relazione chi si occupa dei diversi settori, per arrivare tutti insieme ad uno sviluppo realmente sostenibile e coerente. Le strategie sono dettate dall'unione europea, l'applicazione è tutta locale.
Turismo, ambiente, piccole e medie imprese, fasce sociali più deboli, pubblica amministrazione, tutti devono essere protagonisti dello sviluppo e tutti devono assumersene le responsabilità: il Patto territoriale ne tira le fila, come in una cabina di regia.

Rita Schena

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