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Procedura Ue contro l'Italia per il deficit

Il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, a giugno aprirà una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia. Siniscalco: «Esclusa una manovra aggiuntiva» • Emendamento dl competitività: sgravi per i neo assunti nel Sud • Berlusconi da Ciampi, tra crisi di Governo e rimpasto
LUSSEMBURGO - La Commissione europea rompe gli indugi sul deficit italiano e dopo i numerosi allarmi passa alle vie di fatto. Il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, ha annunciato che «in ogni caso» a giugno aprirà una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia. Si tratta di un colpo di acceleratore visto che, il 4 aprile scorso nel presentare le sue Previsioni economiche di primavera, Almunia aveva detto di dovere «prendere misure», aggiungendo, però, di voler attendere la conclusione del dibattito tra Eurostat e ministero del Tesoro sulla questione delle cosiddette riclassificazioni di alcune poste dei conti pubblici italiani, un nodo che impedisce l'esatta definizione del disavanzo per il 2003 e il 2004.
L'Almunia visto oggi a Lussemburgo, tuttavia, ha sfoderato toni più decisi. Vi è «un chiaro rischio che il deficit del 2004 sia già sopra il valore di riferimento del 3% del Pil», ha argomentato, «e viste le previsioni della Commissione per il 2005 e il 2006» (deficit, rispettivamente, al 3,6% e al 4,6% del pil), la Commissione ha deciso di stendere una relazione a norma dell'articolo 104.3 del Patto di stabilità, primo atto della procedura per deficit eccessivo.
Il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, ha subito invitato a «non drammatizzare», sottolineando il fatto che la stesura della relazione sia prevista non per oggi ma per giugno. «Siamo nel futuro», ha detto ricordando, poi, che la decisione finale spetta comunque all'Ecofin. Nervi saldi, insomma, anche perchè a suo giudizio l'imputato numero uno del deterioramento dei conti ha un nome preciso: la bassa crescita.
«Quando un Paese non cresce, o cresce sotto il suo potenziale - ha osservato - è evidente che i conti non possono essere brillanti».
Il responsabile di via XX Settembre ha anche richiamato il contenzioso aperto con Eurostat, puntando il dito contro la decisione dell'ufficio statistico Ue di conteggiare i trasferimenti alle Ferrovie nel deficit che, solo per questo, cresce di 0,3 punti. Ma soprattutto Siniscalco ha escluso per il 2005 una manovra-bis (in base ai dati dei primi tre mesi dell'anno e con una congiuntura così debole non ne vedo le condizioni), garantendo comunque che terrà ferma la barra dei conti pubblici verso il «risanamento strutturale e il controllo del debito» ed evitando quindi per il 2006 «una finanziaria elettorale» perchè è una politica «che non paga».
Un punto su cui si è augurato di convincere tutto l'esecutivo anche se, ha aggiunto scherzando, «è il trionfo della speranza sull'esperienza». Soprattutto, ha garantito il ministro, «l'era della finanza creativa è finita. E' game over». Le una tantum verranno sostituite e resteranno solo come strumento per la riduzione del debito, «non come base del risanamento». La riduzione fiscale, infine, si farà perchè «stiamo discutendo del come e del quanto, non del se», ma sarà interamente coperta.

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