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Bankitalia: è allarme per crescita nel 2005

L'avvertimento nel Bollettino Economico, che disegna un quadro preoccupato dell'«azienda Italia». Nel 2005 il prodotto interno lordo continuerà a mantenersi sotto la media europea, con un aumento compreso fra l'1,1% e l'1,3%, meno del 2,1% previsto dal governo • Riforma fiscale avvantaggia redditi elevati • Per i contratti è perdente una logica di ribasso salari • Serve una politica che aumenti competitività
ROMA - E' allarme crescita per l'economia italiana. Nel 2005 il prodotto interno lordo continuerà a mantenersi sotto la media europea, segnando un aumento compreso fra l'1,1% e l'1,3%, meno, dunque, del 2,1% previsto dal governo.
Un livello che mette in pericolo il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica. L'avvertimento giunge dalla Banca d'Italia che nel suo Bollettino Economico, pur apprezzando le misure di recente varate dal governo per rilanciare lo sviluppo, disegna un quadro preoccupato dell'azienda Italia.
Il Paese, insomma, cresce poco e appare frenato da fattori strutturali: «In Italia - dice il Bollettino - grava soprattutto l'indebolimento della capacità competitiva connesso con l'insufficiente sviluppo della produttività».
Basti pensare che nel 2004 l'erosione di competitività dei nostri prodotti ci ha fatto perdere ulteriori quote di mercato (dal 3,1 al 2,9% del commercio mondiale). Senza contare che la produzione industriale non dà segnali di ripresa e, dopo il flop di gennaio, dovrebbe risultare in stagnazione anche a febbraio.
E anche l'occupazione comincia a mostrare segnali di rallentamento della fase di crescita.
Unica nota positiva l'inflazione che dovrebbe continuare a mantenersi anche nel 2005 intorno al 2,0%.
Quanto ai conti pubblici, il Bollettino avverte che «il conseguimento degli obiettivi del governo (2,7% il deficit/pil stimato per il 2005) «è soggetto ad alcuni fattori di rischio». Primo fra tutti una crescita inferiore al previsto.
Ma via Nazionale non si sbilancia sulla necessità di un'eventuale manovra bis in corso d'anno.

«Ci sono possibili rischi - ammette il responsabile della Ricerca economica, Giancarlo Morcaldo - ma l'imposizione del tetto alla crescita della spesa può tenere e già abbiamo suggerito di definire meccanismi di applicazione rigorosa per correggere eventuali deviazioni».

A mettere a rischio i conti di finanza pubblica non c'è solo la crescita del Pil più bassa del previsto. «L'esclusione dell'Anas dalle Amministrazioni pubbliche, che comporta una riduzione dell'indebitamento netto valutata in 0,2 punti del Pil, richiede cambiamenti nelle modalità di finanziamento dell'ente». Altro fattore di pericolo sono le modifiche apportate alla manovra durante l'iter parlamentare che «potrebbero aver ridotto le potenzialità di gettito delle norme di revisione degli studi di settore». Inoltre, «andranno valutati i riflessi sul saldo del 2005 delle recenti revisioni operate dall'Istat». Così come sarà necessario che «l'azione di contenimento della spesa e le dismissioni immobiliari non incontrino difficoltà di attuazione». Senza contare che sui conti italiani grava la forte e costante riduzione dell'avanzo primario (quello al netto degli interessi sul debito) che alla fine del 2004 è sceso al 2,0%, ai livelli del 1992.

Tornando al Pil, via Nazionale avverte che la crescita alla fine del 2005 potrebbe risultare ancora più bassa della stima compresa fra l'1,1 e l'1,3 per cento fatta dai principali analisti privati: queste previsioni, infatti, «ipotizzano che la fase di incertezza in atto dalla seconda metà dello scorso anno venga rapidamente superata».
Il risultato che appare «più sconfortante» per gli studiosi della Banca d'Italia è l'ulteriore calo della quota delle esportazioni italiane sul mercato mondiale. Una flessione che risente di «una perdita di competitività di prezzo più accentuata che nelle altre economie; l'aumento delle vendite all'estero è stato circa la metà di quello del resto dell'area». La scarsa competitività dei prodotti italiani si accompagna, peraltro, a una perdita di produttività: il costo del lavoro per unità di prodotto continua ad aumentare nel nostro Paese a livelli superiori a quello dei principali partner (dal 1995 oltre il 20% contro il 12% della media europea).
Il Bollettino segnala, quindi, un aumento degli investimenti e una modesta crescita dei consumi (+1,0%), trainati dai beni durevoli con la sola importante eccezione delle auto. Infine l'occupazione, il cui «ritmo di crescita si è ridotto nel corso dell'anno, risentendo anche del progressivo esaurirsi degli effetti dell'aggiustamento della domanda di lavoro associato alle riforme avviate nel settore».

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