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Sei italiani su 10 ora risparmiano anche sul cibo

Allarmante indagine di Censis e Confcommercio sull'andamento dei consumi dopo gli ultimi due anni. Il 96,3% della popolazione teme per il futuro spinte inflazionistiche • Il confronto con Francia, Spagna, Inghilterra e Germania
Alberto Sordi (film Un americano a Roma) ROMA - Gli italiani restano pessimisti sul futuro: solo il 7,9% prevede un aumento della capacità di spesa e in cima alla lista ormai restano soprattutto gli acquisti necessari, dai medicinali alla scuola. Il carovita, dai prezzi di largo consumo alle tariffe, preoccupa oltre il 96% degli italiani e 6 su 10 hanno addirittura cambiato abitudini alimentari per risparmiare. E se la paura dell'inflazione è comune anche ad altri Pesi d'Europa, in Italia la «prudenza» dei consumatori sembra più accentuata che altrove. Ma non si rinuncia nel Belpaese a stare bene a cercare quel «vivere altrimenti», che spinge a comprare prodotti naturali e di qualità e a ricercare finanche piatti etnici. E' quanto emerge da una ricerca Censis-Confcommercio su «Scenari, simboli e luoghi del consumo: Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania a confronto», anticipata in parte oggi ma che sarà diffusa integralmente al Forum di Cernobbio il 18 marzo.

- PAURA PREZZI, CAMBIANO ABITUDINI ALIMENTARI. La quasi totalità degli italiani, il 96,3%, teme per il futuro spinte inflazionistiche. Non si placa dunque la preoccupazione per una crescita sostenuta dei prezzi, «paura comune nei diversi Paesi europei». Il carovita spinge al risparmio e «gli effetti di questo fenomeno assumono caratteri più dirompenti che altrove": in Italia - rileva l'indagine - «ben il 61,7% delle persone intervistate ha dichiarato di avere negli ultimi anni modificato le proprie spese alimentari al fine di risparmiare».
A preoccupare è l'aumento non solo dei prezzi ma anche il caro-tariffe, dalle utenze domestiche ai trasporti pubblici.

- SOL0 7,9% ITALIANI VEDE AUMENTO REDDITO CONTRO 50% FRANCESI. Gli italiani non vedono nel breve termine la possibilità di aumentare la loro capacità di spesa. Solo il 7,9% degli italiani prevede infatti un incremento dei propri redditi nel corso del 2005, a differenza del 50% dei francesi e del 51,8% dei tedeschi. In Italia prevale la «prudenza» (come rilevano gli analisti dell'inchiesta Censis-Confcommercio), e anche in altri Paesi europei, come Regno Unito e Spagna, che sembrano mostrare un più contenuta possibilità di crescita rispetto a Francia e Germania, comunque «le performances appaiono migliori di ciò che si riscontra in Italia».

- ITALIANI PREVEDONO PIU'SPESE, MA SOLO PER NECESSITA'. Il 37,2% degli italiani prevede di incrementare le proprie spese nel corso del 2005. Si tratta della percentuale più elevata in Europa dopo quella della Francia (44,8%), ma i maggiori esborsi previsti dagli italiani riguardano «le spese incomprimibili», come quelle per medicine o scuola. Il 30% degli intervistati in Italia prevede di incrementare nel 2005 le proprie spese per medicinali e cure mediche, «la percentuale più elevata» tra i Paesi europei coinvolti nell'indagine sui consumi. Elevata anche la percentuale di italiani che prevede di aumentare le spese per istruzione (25%). «Viceversa - evidenzia l'indagine - in Italia meno persone prevedono di incrementare le spese per il benessere personale, per il tempo libero e la cultura e per i viaggi, rispetto a ciò che si riscontra in Spagna, Germania, Francia e Inghilterra».

- MA NON SI RINUNCIA A VIVER BENE. Le difficoltà economiche non impediscono però agli italiani di coltivare «il desiderio di vivere altrimenti», di perseguire «stili di vita improntati al salutismo e all'idea del benessere». Si spiega così il fatto che il 43% degli intervistati acquista frutta da agricoltura biologica, il 41% compra prodotti eno-gastronomici tipici e di qualità, il 31% ricorre a prodotti cosmetici naturali. Non manca poi un 21% che ama e mangia cibi etnici.

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