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Cambio al vertice dell'Antitrust

Dopo sette anni, Giuseppe Tesauro (nominato alla presidenza dell'Autorità per la concorrenza e il mercato come successore di Giuliano Amato) viene sostituito da Antonio Catricalà
ROMA - «Sono contento e spaventato». Così, il 16 dicembre del 1997, Giuseppe Tesauro reagì alla notizia della nomina alla presidenza dell'Antitrust come successore di Giuliano Amato. Da allora sono passati sette anni, durante i quali il giurista napoletano ha lavorato senza tregua per combattere monopoli e cartelli, in un'Italia che proprio in quel periodo cominciava ad assaporare le gioie e i dolori delle liberalizzazioni. Battaglia che non ha risparmiato nessun settore, dalle tlc all'energia, dalle assicurazioni alla benzina, dalle sigarette alle banche, dai trasporti alla televisione: con molte vittorie e anche qualche sconfitta. Quei sette anni, adesso, sono finiti. Alla guida dell'Autorità per la concorrenza e il mercato arriva Antonio Catricalà, fino a oggi segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri, che si troverà fra le mani dossier importanti, dalla telefonia mobile al latte in polvere.
L'era Tesauro cominciò formalmente il primo gennaio del 1998. Il giurista dalla chioma bianchissima e dal sorriso sotto i baffi arrivava da Lussemburgo, dove ricopriva la carica di avvocato generale presso la Corte di Giustizia europea. Nato a Napoli nel 1942, e della squadra partenopea di calcio accesissimo tifoso, il futuro garante della concorrenza aveva trascorso gran parte della propria carriera tra le aule universitarie, da Napoli a Catania, da Messina fino alla Sapienza di Roma.
Nonostante i trascorsi accademici, però, non ha svolto il suo delicato compito solo come un teorico della libera concorrenza. Ogni atto dell'Antitrust da lui guidata è stato invece un concreto e chiarissimo attacco a monopoli e cartelli, a collusioni e pubblicità ingannevoli, con multe salatissime per sradicare comportamenti anti-concorrenziali che andavano a scapito non solo delle altre imprese, ma soprattutto dei cittadini.
Ecco quindi le prese di posizione nei settori dalla nascente liberalizzazione. Le reti, soprattutto, che secondo Tesauro dovrebbero essere separate dalle società: discorso che vale per le tlc come per l'elettricità, per il gas come per i trasporti. Mercati in merito ai quali la sentinella della concorrenza ha più volte tuonato contro le posizioni dominanti da parte degli ex monopoli, in qualche caso multati pesantemente.
E la scure di Tesauro si è abbattuta anche sulle assicurazioni, con la maximulta da 700 miliardi di vecchie lire comminata alle compagnie per intese restrittive della concorrenza nel settore Rc auto. Quella della stessa entità nei confronti delle compagnie petrolifere per intese sui prezzi della benzina, invece, venne annullata dal Consiglio di Stato. Ma l'elenco di interventi è lungo e continua con le case farmaceutiche, le società di revisione contabile, le Ferrovie, i produttori di latte artificiale, le imprese di ascensori, l'Alitalia, le aziende del tabacco. Senza contare le prese di posizione nei confronti delle concentrazioni, con i via libera condizionati espressi in tante occasioni, da Autostrade-Benetton a Seat-Tmc, da Tele+-Stream a Sai-Fondiaria, fino all'operazione Eti-Bat.
Ma nella sua febbrile attività l'Antitrust guidata da Tesauro non ha perso di vista settori di minore rilevanza economica, ma che hanno comunque un peso nella vita dei cittadini, talvolta con delibere curiose: dagli innumerevoli stop alle pubblicità ingannevoli all'accesso agli ordini professionali, dalla possibilità per i medici di farsi pubblicità fino alla dichiarazione di illegittimità dell'esclusiva accordata ai Comuni per il trasporto delle salme e quindi di quella sorta di "tassa sul morto" percepita dagli stessi Comuni per la concessione ai privati del trasporto. Una decisione in merito alla quale il napoletanissimo Tesauro non avrà probabilmente mancato di fare i debiti scongiuri.

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