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In sciopero i ricercatori: servono più risorse all'Università

Le proteste contro la riforma Moratti: dito puntato contro la precarietà dei 50mila docenti e ricercatori «senza prospettive di stabilità» e con un trattamento economico definito «umiliante»
ROMA - Giornata di sciopero di ricercatori e docenti universitari contro il disegno di legge Moratti che riforma lo stato giuridico della docenza. Il coordinamento delle sigle sindacali e dei movimenti che rappresentano la categoria ha anche programmato una manifestazione nazionale di protesta che si terrà certamente prima di Pasqua e molto probabilmente il 15 marzo.
Fermissimi i motivi della protesta e la tabella delle richieste: istituzione della terza fascia della docenza, quella dei ricercatori, ventimila nuovi posti di lavoro in questa fascia, netta distinzione tra reclutamento dei docenti e avanzamento come passaggio da una fascia all'altra e rinnovo immediato del Consiglio Universitario Nazionale.
Alla radice della protesta, comunque, un disegno di legge definito da docenti e ricercatori «non emendabile» e di cui si chiede il ritiro.

I ricercatori, nel corso di una conferenza stampa, hanno puntato il dito sulla principale piaga dell'università: il precariato che riguarda oltre 50mila docenti «senza prospettive di stabilità» e con un trattamento economico definito «umiliante». Per eliminare la piaga del precariato le organizzazioni dei docenti hanno chiesto che questa condizione non superi i sei anni compreso l'eventuale triennio di dottorato e che sia possibile al termine di questo periodo l'assunzione nel ruolo docente.

I ricercatori e i docenti chiedono quindi il bando immediato per almeno 20mila posti in ruolo per i giovani docenti, «smantellando la giungla di figure precarie». Un'altra richiesta unanimemente emersa dal mondo universitario riguarda il riconoscimento del ruolo effettivamente svolto dagli attuali ricercatori possibile solo, sostengono, «trasformando il ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore».

Altra questione posta è quella della «netta distinzione tra reclutamento e avanzamento nella carriera docente. Per evitare la cooptazione personale e mettere fine al mercato dei finti concorsi - hanno sostenuto all'unisono i rappresentanti di tutte le sigle sindacali della docenza - è necessario prevedere un concorso nazionale per il reclutamento prevalentemente nella terza fascia e un giudizio nazionale di idoneità non comparativo per passare da una fascia all'altra».

A questo proposito è stato durissimo l'attacco alla recentissima proposta avanzata dal relatore del ddl di riforma e che riguarda «giudizi di idoneità ad associato senza limitazione numerica», ma secondo una prassi 'una tantum' e non permanente di scorrimento da una fascia all'altra. I docenti chiedono quindi che il reclutamento per concorso riguardi solo chi è fuori dalla docenza.
L'istituzione della figura di «aggregato» per la ricerca, sostengono, significa «mettere ad esaurimento i ricercatori».

Perplessità nei riguardi della Conferenza dei rettori che «si sono fidati del governo e non avevano capito di avere a che fare con interlocutori irresponsabili e inaffidabili». Pioggia di critiche anche su un altro versante, quello del decreto che reca «disposizioni urgenti per l'università e la ricerca» in discussione al Senato e che dispone che in un triennio il 7% in più di risorse sia devoluto ad università e istituti superiori non statali, attinto però dal fondo per l'università pubblica.

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