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Le Borse premiano il divorzio Fiat-Gm

I due miliardi di dollari messi sul piatto dal colosso di Detroit fanno schizzare il titolo Fiat a Piazza Affari. Moderatamente soddisfatte le grandi agenzie di rating internazionali
Le Borse premiano il divorzio Fiat-Gm
MILANO - Piace il divorzio tra Fiat e General Motors. Giunta dopo quasi cinque anni di alti e bassi, la separazione tra le due produttrici di auto conquista gli investitori - sia italiani che americani - e le grandi agenzie di rating internazionali apparse moderatamente soddisfatte per una rottura che cancella, con un colpo di spugna, l'ipotesi di una lunga e costosa querelle giudiziaria nelle aule del Tribunale di New York.
TRA ITALIA E USA, BORSE APPREZZANO FINE RAPPORTO CON GM. I due miliardi di dollari messi sul piatto dal colosso di Detroit per sciogliere l'alleanza tra i due gruppi e cancellare l'opzione "put" detenuta dal Lingotto hanno scaldato sin dalle prime ore della mattinata gli affezionati di Piazza Affari, capaci di spingere il titolo Fiat - in preapertura - in rialzo dell'8,75% a 6,45 euro prima di debuttare con un +7% a 6,35 euro.
Numeri brillanti - stabilizzatisi a un +4,90% a 6,22 euro sul finire di seduta - archiviati tra scambi estremamente sostenuti. A fine corsa - che ha visto il titolo Ifil avanzare del 3,52% a 3,55 euro e Ifi del 3,95% a 11,42 euro - sono stati 104 milioni i pezzi passati di mano, pari al 13% del capitale, in una giornata da segnare con il circoletto rosso anche Oltreoceano. Sul New York Stock Exchange, le azioni di General Motors hanno registrato - intorno al passaggio di metà seduta - un rialzo dell'1,24% a 37,60 dollari, sostenuto dalla chiusura del rapporto del gigante del Michigan con la casa torinese.
AGENZIE CONFERMANO RATING, VIGILI SUL FUTURO. E se gli investitori - tanto quelli affacciati sull'Atlantico quanto quelli affacciati sul Mediterraneo - non hanno mancato di apprezzare l'operato dei vertici delle due aziende, le agenzie di rating internazionali - Standard&Poor's, Moody's e Fitch - hanno espresso il loro giudizio sostanzialmente positivo confermando i propri rating relativi a Gm e al Lingotto atteso, però, a migliorare sul fronte Auto dopo le difficoltà mostrate nel corso degli ultimi anni.
La rottura tra Fiat e Gm - viene fatto rimbalzare da S&P - non ha per ora un impatto diretto sul rating di Fiat la quale, grazie all'incasso dei due miliardi di dollari scuciti da Detroit (cui l'agenzia ha confermato il rating "BBB-/Stable/A-3") accoglie una «notevole e benvenuta iniezione di liquidità», utile per fare fronte ai problemi di cassa del gruppo.
Un gruzzolo importante che - osserva S&P - non dovrà fare riposare l'azienda torinese sugli allori: Fiat, viene puntualizzato dagli esperti a stelle e strisce resta alle prese con la sistemazione dell'Auto che ha generato forti perdite negli ultimi quattro anni e per la quale il pareggio è atteso non prima del 2006.
Sulla falsariga di Standard&Poor's anche Fitch, la quale ha deciso di confermare il suo giudizio su Fiat mantenendo a quota "BB-" il rating "senior unsecured" sul Lingotto e a quota "B" il rating a breve termine lasciando, però, un "outlook" negativo. Per Fiat - viene spiegato dagli analisti «non c'è una immediata carenza di liquidità. Il nuovo accordo sosterrà la liquidità del gruppo e ciò rimuove una incertezza considerevole per entrambi i produttori di auto».
Malgrado la bontà dell'accordo l'agenzia statunitense non cancella le proprie preoccupazioni riguardo la casa torinese. «I timori continuano ad essere centrati sulle modeste prospettive di utile del gruppo e sulla produzione debole di "cash flow"» oltre che sulle iniziative per riorganizzare Fiat Auto.
Quanto a Moody's, l'agenzia si limita a confermare il rating su General Motors (Baa2 sul debito a lungo termine) modificando invece l'outlook che passa da stabile a negativo
ANCHE MORGAN STANLEY PROMUOVE INTESA. Oltre alle case di rating, un giudizio favorevole al divorzio tra Fiat e Gm arriva dalla banca d'affari Morgan Stanley secondo la quale «un accordo veloce è meglio di una battaglia in tribunale e i proventi per Fiat sono leggermente più alti di quanto aspettato». A giudizio dell'istituto americano il «risultato è poco lontano da quello necessario per compensare gli investitori Fiat dei rischi di rimanere in un asset che brucia cassa».

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